Capodanno in giallo (AA. VV.)

Anche nel 2012 Sellerio prova a replicare il successo di “Un Natale in giallo” (pubblicato nel Natale 2011 ma letto, da me, poche settimane fa) con questo libro che raccoglie sei racconti di altrettanti giallisti della scuderia dell’editore.

Ci sono nomi classici come Camilleri (con Montalbano e gli immancabili arancini), nomi che avevo incontrato nel precedente libro (Recami con la casa di ringhiera e Costa con l’investigatore palermitano), autori che adoro (sì, chi mi conosce ha già indovinato: Malvaldi) e autori che ho conosciuto per la prima volta in questa occasione.

Anche in questo caso proverò a fare un riepilogo breve dei racconti: poche righe per ogni racconto con una valutazione personale del racconto e dell’autore, nella speranza di attizzare un po’ di curiosità e farvi arrivare a qualcuno di questi editori.

Camilleri ed il suo Montalbano sono ormai una garanzia: in questo racconto (“Una cena speciale”) è alle prese con un latitante che importuna una ragazza del luogo, il tutto alla vigilia di capodanno, con Livia che sembra non riuscire a giungere in tempo, e quindi con un piatto di arancini che sembrano già pronti lì per lui… Ma, quando tutto sembra incastrarsi alla perfezione, ecco chei suoi programmi si sconvolgono, con Livia che lo sorprende riuscendo ad arrivare per il cenone, e il latitante come vicino di tavolo al ristorante. Un racconto un po’ semplice dove non si apprezza, secondo me, completamente la complessità di altri romanzi di Montalbano. E’ come una foto che ti fa conoscere alcuni caratteri ma ti lascia abbastanza spazio per immaginarti (e conoscere) tante altre cose e dello stile di scrittura di Camilleri, e dei personaggi, e delle vicende che vivono.

Recami ci porta a vivere un “Capodanno nella casa di ringhiera”, con i suoi inquilini strani, le storie di vita che si intrecciano, la curiosità di alcuni ed il comportamento curioso di altri. Il tutto condito da propositi vari per il nuovo anno: il Consonni in particolare vorrebbe liberarsi di tutti i vecchi fascicoli su cui ha investigato e che, in passato, gli hanno portato qualche problema. Ma Angela lo trova per terra svenuto, con una macchia di sangue sul petto: che qualcuno abbia tentato di ucciderlo? Si scatenano una serie di fraintendimenti e avvenimenti tragicomici che fanno sorridere il lettore. Le vicende della casa di ringhiera rimangono per me – seppure con alcuni spunti di simpatia – vicende nebbiose, che non mi intrigano tanto. Non fraintendetemi: mi piace come Recami scrive, mi sta diventando simpatico il Consonni, ma non riesco ad appassionarmi a pieno. Penso sia questione di gusti personali…

Antonio Manzini ci fa conoscere “L’accattone” che, in una Roma di fine anno, scopre un uomo assassinato. Incaricato delle indagini è il vice questore Rocco Schiavone: sembra un caso di gelosia in un contesto di poveracci che hanno problemi a sbarcare il lunario. Ma la realtà è un’altra e il vice questore non tarderà a scoprirla facendo uso delle sue doti intuitive. Per i miei gusti è più avvincente della casa di ringhiera, ed il personaggio del vice questore – da quello che si intuisce – è un classico eroe dannato, che fa bene il suo lavoro ma che verrà perseguitato continuamente da un errore del passato. In parole povere, non mi dispiace. Che sia in arrivo, sul mio comodino, un romanzo intero dell’autore?

Esmahan Aykol ci porta, invece, nella magica Istanbul per un “Rubacuori a Capodanno”. La protagonista Kati, insieme a Fofo e Pelin, hanno “perso” un’altra amica, Lale. Kati e Lale avevano programmato di fare un giro per Istanbul durante la notte di capodanno (cosa sconsigliata da Fofo e Pelin), ma ad un certo punto, quando l’ora dell’incontro è ormai alle porte, Lale non si trova più. Si scatena allora una ricerca per le vie già intasate di Istanbul (che, con la neve che sta iniziando a cadere, diventa ancora più caotica). Ma forse Lale ha semplicemente avuto una occasione che non si è lasciata perdere… Carino lo stile, molto dialogato, ma poco affine ai miei gusti. Confesso che, per capire bene l’autrice, dovrei leggermi un romanzo intero e non un racconto dove, forse, Esmahan non è riuscita ad esprimere il meglio.

Gian Mauro Costa ci racconta ancora una avventura del detective-elettrotecnico Enzo Baiamonte, che vivrà “Il Capodanno di Atlante”. Durante la festa di capodanno, in compagnia della sarta di cui è innamorato, scorge fra gli altri invitati una bruna molto sexy che lo fissa con insistenza. Chi sarà mai quella donna che sembra interessata a lui? Si scoprirà che l’ha conosciuta a causa del suo vecchio lavoro (“detective” di infedeltà coniugali) e si sentirà in dovere di darle una mano. Inizierà così una corsa contro il tempo (per non deludere la fidanzata e brindare con lei a mezzanotte) per trovare la soluzione ad un inghippo “internazionale” (per scherzare col titolo di un vecchio film). Già conosciuto l’autore nella precedente raccolta, riconosco che ha uno stile carino, un po’ noir con qualche vena comica. Insomma, lo apprezzo e, chissà: in futuro potrei acquistare qualche suo romanzo.

E arriviamo, infine, al mio “amato” Malvaldi, che con “Il Capodanno del Cinghiale” mi ha fatto morire dal ridere. Sì, c’è anche il giallo (un omicidio), a cui Massimo (il nostro barrista) assiste durante una goliardata della Loggia del Cinghiale di cui fa parte, ma a risolvere il caso ci pensa, brillanemente, l’ispettore di polizia incaricato. Quello che mi ha fatto schiantare dalle risate è la parte iniziale del racconto. Che, a veder bene, non è niente di particolare, ma è la testimonianza di Massimo all’ispettore che è un capolavoro di comicità, e la Loggia del Cinghiale (che esiste davvero!) è un capolavoro di goliardia degno di Amici Miei. Merita: il racconto merita molto! Buon divertimento.

E buona lettura a tutti.

P.S.: Signor Sellerio… ma il prossimo anno cosa farà, capodanno con la Befana? Comunque, per me, qualsiasi cosa va bene!

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