Storie dello spazio profondo (Bonvi & Guccini)

Un mix di storie spaziali che anticipano mode e tendenze


Come dicevo un paio di settimane fa (Altre storie dello spazio profondo) stavo aspettando il primo volume della serie Rizzoli Lizard dedicata ai mostri sacri del fumetto… o almeno a Bonvi e alle sue collaborazioni con altri mostri sacri (in “altre storie…” con Cavazzano, in questo libro con Guccini).

Finalmente è arrivato, e l’ho letto tutto d’un fiato. Ed anche il semplice “Guccini Dixit”, “Bonvi Respondit”, in cui si presentano (e un po’ si becchettano) a vicenda è uno spasso.

Le storie sono 7 (Galassia che vai, Bonifica spaziale, Vivere ricchi e felici, Meglio soli che male accompagnati, Legione dello spazio, Pugni, pupe e robots, Chi cerca trova) e sono seguite, in appendice, da alcune tavole “alternative” disegnate apposta per quelle storie, ma che hanno lasciato il posto alle tavole ufficiali.

Partiamo subito col dire che Guccini doveva occuparsi della sceneggiatura e Bonvi del disegno ma, come raccontano entrambi (con toni diversi), Guccini  fu preso da follia d’amore e lasciò tutto per trasferirsi a Brooklyn, e toccò a Bonvi “sobbarcarsi” il completamento dell’opera.

Da notare che le storie sono nate nel ’69-’70 e in esse si trova – come personaggio principale (alter ego di Bonvi) – un faccendiere spaziale che io trovo essere copia sputata di Ian (Han in originale) Solo di Guerre stellari… sì, il personaggio interpretato da Harrison Ford. Uhm, a pensarci bene forse il personaggio del fumetto è un po’ più cinico di Ian Solo.

Ok: direte che sono coincidenze, che lo stereotipo dell’avventuriero spaziale, bello e maledetto, è sempre quello e che sia Bonvi che gli sceneggiatori di Guerre stellari ci hanno pescato a piene mani. Può esser vero, ma – se leggerete queste storie – vi ritroverete tante cose che sono state riprese in altre opere di fantascienza. No, non credo che ci sia plagio o copia, ma semplicemente gli artisti si scambiavano idee e qualcuno ha preso in prestito da altri, oppure ha fatto omaggi ad altri artisti includendo una immagine o uno spezzone ricavato dalla loro opera.

Sicuramente la coppia ha saputo anticipare i tempi: se alcuni film di fantascienza, a vederli oggi, sanno di ridicolo (mentre altri sono ancora belli da vedere), queste storie sembrano essere ancora molto attuali, si reggono ancora bene in piedi e si fanno leggere con molta allegria e con un filo di stupore.

Dimenticavo quasi di dirvi che il protagonista del fumetto, faccendiere spaziale che cerca sempre di sbarcare il lunario e che sputtana subito i pochi soldi che riesce a raggranellare – alter ego di Bonvi, a suo proprio dire – ha un co-protagonista di tutto rispetto: un robot programmato per truffare gli umani, cinico quanto il protagonista, affarista nato, che cerca sempre di sfruttare i pochi soldi raggranellati per parti di ricambio personali. E chi altri è questo robot se non l’alter ego di Guccini?

Ora, c’è da ammettere una cosa: in “Altre storie dello spazio profondo” si respira una fantascienza più vicina ai giorni nostri, con viaggi di conquista e misteri particolari (storie più vicine, a titolo di esempio, a Martin Mystere), quelle di questo primo volume sono più legate alla persona tanto che oserei paragonarle allo stile di Phil K. Dick in cui lo spazio diventa la cassa di risonanza di desideri e paure dei protagonisti. Basta pensare che, in Bonifica Spaziale, i mostri sono la materializzazione delle paure più recondite dell’uomo. Ma non c’è da aver paura, sono mostri ben educati, come “Giuseppe, lo stritolatore blu”, che ti da, in modo gentile e ben educato, un preavviso di due ore prima di stritolarti, condirti con ketchup stravecchio e mangiarti. E che viene battuto con una semplice pistola ad acqua.

Insomma, letture divertenti, con un filo di assurdo (che ad un certo punto richiama anche la saga della Guida galattica per autostoppisti, soprattutto nella storia “Chi cerca trova”), che possono far sbellicare dalle risate. Lettura sicuramente da portare in vacanza e da condividere. Possibilmente insieme alle “altre storie…”.

Buona lettura.

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