Tre atti e due tempi (Giorgio Faletti)

“La partita è cominciata” (capitolo 12)

Mi trovo sugli scaffali questo romanzo di Faletti, senza aver trovato nessun annuncio web o di stampa o altro e i chiedo: “sarà un suo vecchio lavoro pubblicato adesso sull’onda del successo?”. I precedenti romanzi – almeno da quello che ricordo – furono ampiamente pubblicizzati e non trovare altrettanta foga pubblicitaria per questo mi aveva insospettito.

Anche la copertina e la dimensione del libro mi avevano fatto pensare a qualcosa sotto tono: più piccolo, con una copertina quasi anonima (una intensa luce che “sfonda” una porta aperta in una stanza scura) ed il nome di Faletti non in caratteri cubitali. Vabbè: 10 euro (sconto Mediaworld): poteva valere comunque la pena di comprarlo.

E ne è valsa la pena. Anche se mi è rimasta l’impressione di un leggero sotto tono (forse dovuto all’ambientazione) è un romanzo che mi è piaciuto tanto da finirlo in 3 giorni (e attenzione: l’ho letto solo nei momenti di relax, non durante le varie attività lavorative o meno che fossero). Un romanzo che scorre e che ti tiene in sospeso, con la voglia di andare avanti, fino all’ultimo capitolo.

L’ambientazione, come dicevo, mi è sembrata sotto tono, sarà perché si svolge in una (quasi) anonima provincia del nord, chiama in causa una squadra di calcio di serie B ed il protagonista è il solito eroe maledetto delle storie che solitamente, nel suo stile noir, ci racconta Faletti. Stile noir da me molto apprezzato, quello di Giorgio. Mi piace come scrive, la sua capacità di creare immagini evocative e modi di dire.

Ma torniamo alla trama: Silvano “Silvan” Masoero fa il magazziniere di una squadra di calcio di serie B. Sono ormai 33 anni che svolge quel compito ed ha visto la squadra sempre con alterne fortune, ma mai andare troppo oltre la metà della classifica (né verso il basso né verso l’alto). Ma quest’anno la cosa è diversa: siamo a fine del campionato e la sua squadra si gioca la partita che potrebbe portarla nella massima serie o condannarla a rimanere ancora in B.

Nella squadra gioca anche  suo figlio, il Grinta – come lo hanno soprannominato squadra e tifosi. Il Grinta per la sua forza nel trascinare la squadra verso il successo. Una bella promessa del calcio e una bella gioia per il padre, un “riscatto” dopo una vita non propriamente facile a causa di un errore che, seppur pagato, torna a rinfacciarti le tue azioni anche a distanza di anni.

Ma la partita è in pericolo: ci sono persone che vorrebbero pilotarla, e Silvan è costretto a prendere una decisione pesante e rischiosa. Riuscirà a salvare la sua squadra? E cosa (o chi) torna dal suo passato a rinnovare una vecchia ferita che ormai si credeva rimarginata?

Faletti riprende le ultime vicende del calcio e le sposta in una provincia che da sonnecchiosa si risveglia per sostenere la propria squadra, per quel momento di gloria che il team può portare. Ma in quella provincia che, seppur chiacchierona ed impicciona, rimane abbastanza pulita si trovano loschi figuri, nascosti dalla sicurezza che una cosa simile dovrebbe succedere solo in grandi ambienti e a grandi squadre.

Avrete capito che qualcuno cerca di comprare la partita, ma non aspettatevi di sapere altro da me, altrimenti è inutile che leggiate il libro.

Ritorniamo alla sensazione di “sotto tono”: rispetto ad un “Io sono Dio”, o al mitico “Io uccido” il romanzo è effettivamente sotto tono. Ma non nel contenuto quanto nella narrazione. Cioè: la storia è bella e anche abbastanza originale, ma la narrazione è più leggera. Ma più adatta all’ambientazione di provincia. Nella narrazione ci sono alcuni punti meno attraenti: il capitolo finale, per esempio, è molto più veloce dei precedenti (a proposito: 15 capitoli raccontano un intervallo di tempo di circa 3-4 ore (con vari flashback sulla vita passata e sulle vicende del personaggio principale). Ma, come detto sopra, secondo me è una questione di adattamento all’ambiente, una cosa voluta, insomma. Anche perché l’ultimo capitolo è, effettivamente, un po’ scontato (si capisce dalla storia dove si va a finire) e serve solo per dare una (buona) chiusura al romanzo, con un piccolo colpo di scena (che non vi rivelerò).

Ah, dimenticavo, tutta la vicenda si regge, in pratica, sulla gestione un po’ surreale di un evento. Se leggerete il libro capirete di cosa parlo, ma ora mi limito a dire che trovo improbabile che l’allenatore in seconda si accontenti di SMS (e non si insospettisca) invece di sentire il suo mister a voce… Ma non dico di più. 

Consiglio di Natale: se avete amici a cui piacciono romanzi gialli / noir questo potrebbe essere un regalo carino e non troppo costoso.

Buona lettura. 

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