Contro tutti (Tom Clancy con Peter Telep)

Riuscirà l’eroe a sventare un nuovo 11 settembre in USA?

Vi dirò: ero dubbioso se comprare o meno questo romanzo: mi aspettavo una delusione come altri (vedete un po’ i vari post su Clancy fatti un questo blog). Ebbene, proprio deluso non sono ma neppure contento come quando leggevo i primi romanzi dell’autore.

Prima un po’ di trama (anche se è molto semplice) poi vi dirò cosa mi è piaciuto e cosa no.

Agente CIA in Pakistan viene richiamato in patria per seguire una operazione di smantellamento di un cartello di droga. Viene creata una task force interforze (CIA, DEA e altre agenzie), alcuni agenti si infiltrano nella polizia messicana e nei cartelli rivali, e tutti insieme cercano di scoprire chi è a capo del più grosso cartello, fino a scoprire che la persona ricercata è uno dei personaggi più ricchi ed influenti del Messico, filantropo e grande affarista. Nel frattempo un gruppo di terroristi sfrutta un tunnel, scavato dai corrieri della droga fra Messico ed USA, per introdursi negli Stati Uniti e cercare di compiere un attentato simile, per numero di vittime e clamore mediatico, a quello dell’11 settembre. Come finirà? Non ve lo dico, ma chi legge Clancy (specie i suoi ultimi lavori) sa che l’autore preferisce un certo realismo al lieto fine.

Primo fattore che mi è piaciuto: la storia ha recuperato una parte della complessità e dell’intensità conosciute nei primi romanzi di Clancy. Ma la complessità – in questo romanzo – risulta anche un punto a sfavore. Come accennavo sopra, il realismo preferito da Clancy lo porta a costruire storie dove si intrecciano le vicende di più personaggi, le storie di vari gruppi. In altri thriller o gialli, solitamente, si predilige una struttura semplice (pochi personaggi importanti e ben descritti, personaggi di contorno appena accennati, storia che ha un filo ben preciso e logico): negli ultimi romanzi di Clancy, invece, è come se si fondessero più storie. Le tre principali, in questo libro, riguardano la vita dell’agente CIA (con alcuni flash back sul suo addestramento e sui compagni persi sul campo), l’ingresso negli USA del gruppo di terroristi, la lotta fra i cartelli della droga per il predominio sul mercato. E queste storie si intrecciano dando vita ad una ambientazione iperrealistica (non so se è il termine che descrive meglio quello che voglio dire: quello che accade nel romanzo potrebbe davvero accadere nella realtà, solo che nel romanzo accade tutto… troppo insieme e troppo intensamente).

Uno degli aspetti che ho apprezzato poco è stato, invece, il numero di morti. Sì, lo so, in una spy story con terroristi e signori della droga i morti ci stanno eccome… ma qui ce ne sono veramente troppi, ed alcuni gratuiti. Torna il dubbio espresso in precedenti post: Clancy sembra esser cambiato dopo l’11 settembre, nei suoi testi c’è maggior sete di vendetta, e la violenza verso i nemici (attentatori locali o stranieri che siano) non solo è giustificata ma quasi acclamata, fino a soluzioni estreme, dove l’eroe dispensa una giustizia personale.

Altro “difetto” di questo libro è proprio il personaggio dell’eroe, altalenante fra rimorsi del passato che non è riuscito a metabolizzare (rimorsi oltretutto ingiustificati) e violenza nel presente; è un personaggio (e non è il solo) per cui la vita ha valore solo se è quella degli “amici”. Attenzione, non voglio fare la morale, ma Moore (il personaggio principale) non si fa scrupoli ad uccidere chi ritiene un nemico (il capo del cartello della droga) perché, semplicemente, non sarebbe stato possibile processarlo – uccisione, oltretutto, avallata da colleghi e superiori senza battito di ciglia.

Non mi piace un eroe di questo tipo. Forse io sono di vecchio stampo, o un idealista, ma preferisco quando il farabutto viene catturato e processato. Ovviamente ognuno può vederla in modo diverso, quindi considerate queste mie riflessioni solo come un’aggiunta personale e non riguardanti trama e stile del libro.

Ecco, tornando alla trama devo dire che è intensa, anche se in alcuni punti un po’ dispersiva. La storia è “spalmata” su oltre 700 pagine ma si fa leggere abbastanza bene. Alcune volte io mi sono “inceppato” per le cause descritte sopra (le trame parallele che in alcuni punti si intrecciano). E lo stile è semplice e scorrevole, perfettamente adatto ad una storia come questa. Non è, secondo me, lo stile del “vecchio” Clancy ma un po’ ci si avvicina: una delle caratteristiche dei romanzi con protagonista Jack Ryan (il primo Clancy) era la scansione del tempo, e l’autore sapeva gestirlo bene, sincronizzando gli eventi alla perfezione. In questo romanzo sui tempi siamo un po’ più morbidi.

Un ultima cosa: come sta succedendo in molti romanzi il testo sembra essere abbastanza “gonfiato”. Un solo esempio: nei capitoli finali, quando gli attentatori stanno per agire, l’autore ci racconta una parte di vita dei personaggi coinvolti. Ora, qualche dettaglio va bene, ma in alcuni casi metà capitolo è usato per raccontare le vicende e la storia personale di un personaggio che interagisce con la trama solo per 5-10 secondi. Per dirla in breve: se si dovesse trasformare il romanzo in film (e il coautore Peter Telep è anche sceneggiatore e queste cose dovrebbe saperle) queste sarebbero parti tagliate perché non è possibile rappresentarle (a meno di non appesantire incredibilmente il film). Non voglio essere cattivo, ma probabilmente con 500 pagine (200 in meno) il libro sarebbe stato forse più apprezzabile. Credo (ma è una mia idea personale che non saprei come verificare) che uno spessore maggiore (più pagine) serva a giustificare un prezzo più alto. Il libro costa 19,90 euro (io l’ho trovato a quasi 17 euro – sconto 15% del supermercato). Sinceramente non sono pochi e consiglio di attendere una versione economica.

Certo, per un appassionato di questi romanzi, e per un fan di Clancy, il prezzo potrebbe andare bene. Chi, invece, vorrebbe avvicinarsi a questo autore forse preferirebbe spendere un po’ meno. Proprio a loro, comunque, consiglio di partire coi vecchi romanzi il cui personaggio è Jack Ryan. Consiglio a chi non ama la lettura, a tal proposito, di vedersi questi film, tutti tratti da romanzi di Clancy e secondo me molto vicini allo stile dello scrittore (nota: in due di essi Jack Ryan è interpretato da Harrison Ford): “Caccia a ottobre rosso”, “Giochi di potere”, “Sotto il segno del pericolo” e “Al vertice della tensione” (quest’ultimo, però, in alcuni pezzi si allontana molto dalla trama originale).

Non mi resta che augurarvi buona lettura e – visto che ormai mancano solo 4 giorni al Natale 2011 – Buone e, soprattutto, Serene Feste a tutti (e che l’augurio di serenità vi raggiunga anche se leggete il post nel bel mezzo del caldo estivo).

Tre atti e due tempi (Giorgio Faletti)

“La partita è cominciata” (capitolo 12)

Mi trovo sugli scaffali questo romanzo di Faletti, senza aver trovato nessun annuncio web o di stampa o altro e i chiedo: “sarà un suo vecchio lavoro pubblicato adesso sull’onda del successo?”. I precedenti romanzi – almeno da quello che ricordo – furono ampiamente pubblicizzati e non trovare altrettanta foga pubblicitaria per questo mi aveva insospettito.

Anche la copertina e la dimensione del libro mi avevano fatto pensare a qualcosa sotto tono: più piccolo, con una copertina quasi anonima (una intensa luce che “sfonda” una porta aperta in una stanza scura) ed il nome di Faletti non in caratteri cubitali. Vabbè: 10 euro (sconto Mediaworld): poteva valere comunque la pena di comprarlo.

E ne è valsa la pena. Anche se mi è rimasta l’impressione di un leggero sotto tono (forse dovuto all’ambientazione) è un romanzo che mi è piaciuto tanto da finirlo in 3 giorni (e attenzione: l’ho letto solo nei momenti di relax, non durante le varie attività lavorative o meno che fossero). Un romanzo che scorre e che ti tiene in sospeso, con la voglia di andare avanti, fino all’ultimo capitolo.

L’ambientazione, come dicevo, mi è sembrata sotto tono, sarà perché si svolge in una (quasi) anonima provincia del nord, chiama in causa una squadra di calcio di serie B ed il protagonista è il solito eroe maledetto delle storie che solitamente, nel suo stile noir, ci racconta Faletti. Stile noir da me molto apprezzato, quello di Giorgio. Mi piace come scrive, la sua capacità di creare immagini evocative e modi di dire.

Ma torniamo alla trama: Silvano “Silvan” Masoero fa il magazziniere di una squadra di calcio di serie B. Sono ormai 33 anni che svolge quel compito ed ha visto la squadra sempre con alterne fortune, ma mai andare troppo oltre la metà della classifica (né verso il basso né verso l’alto). Ma quest’anno la cosa è diversa: siamo a fine del campionato e la sua squadra si gioca la partita che potrebbe portarla nella massima serie o condannarla a rimanere ancora in B.

Nella squadra gioca anche  suo figlio, il Grinta – come lo hanno soprannominato squadra e tifosi. Il Grinta per la sua forza nel trascinare la squadra verso il successo. Una bella promessa del calcio e una bella gioia per il padre, un “riscatto” dopo una vita non propriamente facile a causa di un errore che, seppur pagato, torna a rinfacciarti le tue azioni anche a distanza di anni.

Ma la partita è in pericolo: ci sono persone che vorrebbero pilotarla, e Silvan è costretto a prendere una decisione pesante e rischiosa. Riuscirà a salvare la sua squadra? E cosa (o chi) torna dal suo passato a rinnovare una vecchia ferita che ormai si credeva rimarginata?

Faletti riprende le ultime vicende del calcio e le sposta in una provincia che da sonnecchiosa si risveglia per sostenere la propria squadra, per quel momento di gloria che il team può portare. Ma in quella provincia che, seppur chiacchierona ed impicciona, rimane abbastanza pulita si trovano loschi figuri, nascosti dalla sicurezza che una cosa simile dovrebbe succedere solo in grandi ambienti e a grandi squadre.

Avrete capito che qualcuno cerca di comprare la partita, ma non aspettatevi di sapere altro da me, altrimenti è inutile che leggiate il libro.

Ritorniamo alla sensazione di “sotto tono”: rispetto ad un “Io sono Dio”, o al mitico “Io uccido” il romanzo è effettivamente sotto tono. Ma non nel contenuto quanto nella narrazione. Cioè: la storia è bella e anche abbastanza originale, ma la narrazione è più leggera. Ma più adatta all’ambientazione di provincia. Nella narrazione ci sono alcuni punti meno attraenti: il capitolo finale, per esempio, è molto più veloce dei precedenti (a proposito: 15 capitoli raccontano un intervallo di tempo di circa 3-4 ore (con vari flashback sulla vita passata e sulle vicende del personaggio principale). Ma, come detto sopra, secondo me è una questione di adattamento all’ambiente, una cosa voluta, insomma. Anche perché l’ultimo capitolo è, effettivamente, un po’ scontato (si capisce dalla storia dove si va a finire) e serve solo per dare una (buona) chiusura al romanzo, con un piccolo colpo di scena (che non vi rivelerò).

Ah, dimenticavo, tutta la vicenda si regge, in pratica, sulla gestione un po’ surreale di un evento. Se leggerete il libro capirete di cosa parlo, ma ora mi limito a dire che trovo improbabile che l’allenatore in seconda si accontenti di SMS (e non si insospettisca) invece di sentire il suo mister a voce… Ma non dico di più. 

Consiglio di Natale: se avete amici a cui piacciono romanzi gialli / noir questo potrebbe essere un regalo carino e non troppo costoso.

Buona lettura.