Inheritance (Christoper Paolini)

E la nave avanzò, veleggiando serena sul fiume illuminato dalla luna, verso le ignote pianure oltreconfine” (capitolo finale)

Finalmente siamo arrivati alla fine: dopo una lunga attesa siamo riusciti a sapere cosa succede ad Eragon, Arya ed il loro nemico Galbatorix. La saga dell’eredità si è conclusa: doveva essere una trilogia ma si è trasformata in una tetralogia in corso d’opera, quando hanno spezzato l’ultimo capitolo in due volumi.

Così, per ricordarvi le varie tappe, ecco i post relativi ai tre libri che hanno preceduto quest’ultimo: Eragon ed Eldest (un unico post per i primi due capitoli della saga) e Brising (terzo capitolo)

Veniamo al libro in questione: devo dire che si continua a percepire la crescita dello scrittore Paolini. Il primo capitolo (Eragon), autoprodotto, era bello ma strutturato in modo molto semplice, con personaggi sgrossati ma non raffinati, dal secondo capitolo si inizia a vedere la mano di una redazione, i personaggi prendono più corpo e la storia diventa più complessa; il terzo capitolo, come ho raccontato nel post, è più una preparazione a questo quarto (a proposito: avevo previsto in quel post che il libro si avvicinasse alle 1000 pagine: ci sono andato abbastanza vicino perché sono più di 800): si scoprono molte cose ma si rimanda tutto al finale.

Eccoci, quindi, al quarto libro. Non vi racconterò quasi niente, perché vi rovinerei la lettura. Però posso dirvi che Galbatorix viene sconfitto (non fate storie: lo sapevate già, sennò che storia sarebbe stata? Ma non vi ho detto come viene sconfitto… E: sarà imprigionato? Oppure ucciso? Riuscirà a fuggire? Oppure si pentirà dei suoi mali e si convertirà?). Posso anche dirvi che Eragon dovrà affrontare un viaggio fino alla vecchia capitale del Cavalieri, Dorú Areaba sull’isola di Vroengard. Lì dovrà aprire la “volta delle anime”, dove troverà un aiuto inaspettato… cosa sarà mai? E quali poteri darà ad Eragon? Posso infine dirvi che ci saranno tante novità sul mondo dei draghi tanto che… bè, lo scoprirete nel finale 🙂

Ora, se devo essere sincero, anche a rischio di anticipare qualcosa, mi aspettavo che lo scontro con Galbatorix fosse più epico: non che il combattimento non sia affascinante, con molte forze che si contrappongono (non dico di che tipo sennò vi rovino davvero il finale), ma… è come se uno aspettasse i fuochi d’artificio per tutto l’anno e, quando esplodono rimane deluso sia per la poca originalità sia per la scarsa durata. Se si pensa che  questo libro lo attendevamo da 3 anni (Brising, il precedente, è uscito in Italia nel novembre 2008, se ricordo bene) si capisce che l’aspettativa si era gonfiata a dismisura.

In realtà tutta la figura di Galbatorix è un po’ contorta: se da certi lati rappresenta il male in persona (anche quando è convinto ed argomenta in modo ineccepibile le sue motivazioni) da altri sembra un ragazzetto dispettoso. Quando cattura… no, non posso dirvi chi… comunque quando cattura questa persona e la sottopone a tortura per farla giurare fedeltà a lui, sembra che si diverta a fare giochini da luna park, come darle la sensazione di cadere nel vuoto (conosco ragazzi che si sarebbero divertiti da morire con torture come questa). Insomma, mi sembra che l’autore, in alcuni passaggi, abbia dato la precedenza alla fretta piuttosto che alla creatività e alla consistenza del personaggio. Mi aspettavo, in altre parole, che Galbatorix (vista tutta l’intelligenza, l’arte di manipolare la magia e la potenza per farlo) architettasse sistemi più profondi, basati sulla psicologia del personaggio, per torturarlo, e non trucchetti da baraccone.

Ma questo non significa che la storia sia brutta o perda consistenza, anzi: fra i 4 è forse il capitolo più strutturato e completo (anche se lascia in sospeso alcune questioni, tipo il debito verso l’albero di Menoa e la figura di Angela l’erborista). La storia in alcuni punti procede in parallelo, segno che i personaggi hanno davvero acquisito quella indipendenza che si era intravista nei precedenti libri. Alcuni personaggi sono tratteggiati addirittura molto meglio. Si vede che c’è stato un gran lavoro dietro (soprattutto su alcuni personaggi e le loro relazioni) e capisco i tre anni di lavoro.

Però, se permettete, il finale era un po’ scontato, nel filone dei finali epici americani (penso soprattutto alla trilogia di Matrix o a V per Vendetta – ma… chissà, forse vi sto un po’ sviando…), dove l’eroe… ehm, meglio non dirlo, senno rovino tutto. Ed è un finale che richiama (se non addirittura omaggia) “Il signore degli anelli” di Tolkien: la situazione è praticamente la stessa, cioè una barca guidata da Elfi, e da altri personaggi della storia, che naviga verso una terra lontana, da dove non tornerà indietro. Solo lo scopo del viaggio sarà leggermente diverso.

Un ultima nota: all’inizio del libro, in appena 7 pagine, c’è il “riassunto delle puntate precedenti”, fatto in modo molto sintetico (ricapitolare circa 1500 pagine in 7 non è male, vero?) ma sufficientemente preciso per riprendere la storia da questo libro. O meglio: per iniziare a leggerlo da qui… No, non sto consigliando di saltare gli altri tre libri, ma sto solo dicendo che, se proprio non li avete, riuscite a capire la trama base da quel riassunto, ma non capirete tutti i personaggi. A me quel riassunto è servito per riprendere il filo, perché dopo 3 anni non ricordavo quasi nulla.

Bè, mi rimane solo da augurare buona lettura a tutti.

Ops, quasi dimenticavo che si avvicina Natale. Se volete la tetralogia è un bel regalo per un ragazzo che ama leggere e a cui piacciono i fantasy a base di cavalieri e draghi (no, nessun vampiro in questo romanzo, al massimo qualche gatto mannaro o elfo-lupo).

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