Il re dei giochi (Marco Malvaldi)

Nuovo caso per la banda del “Bar Lume”, e stavolta i vecchietti fanno faville!

Ed eccoci al terzo caso di “omicidio” (ma stavolta è veramente così?) risolto da Massimo con l’ausilio dei vecchietti che frequentano il suo bar (precedenti post: 1 e 2). O meglio: stavolta proprio i vecchietti avranno un ruolo predominante nelle indagini (anche se solo Massimo, alla fine, capirà cosa è veramente successo).

Più intricato degli altri 2 romanzi, ma comunque semplice e scorrevole, questo terzo lavoro di Malvaldi, secondo me, ha il suo punto di forza proprio nella storia che si dipana in modo diverso rispetto ai precedenti gialli. Rimane un giallo: c’è un mistero da risolvere, contornato da intrighi politici, tradimenti e quant’altro di “meglio” si possa chiedere alla natura umana; ma non è incatenato ad una sequenza logica di fatti. Cioè: Massimo usa sempre la logica per arrivare alle conclusioni, ma stavolta ci sono elementi diversi che possono portare a soluzioni logicamente plausibili ma non corrette (e, devo ammettere, anche io ci ero quasi cascato).

Provo a spiegarmi senza intaccare troppo la trama. Se bene o male in quasi tutti i gialli c’è un motivo particolare perché una persona viene uccisa (soldi, vendetta, follia), in questo l’approccio è diverso. Non solo: le persone morte sono due, ma siamo sicuri che entrambe siano state uccise? Oppure ci sono eventi “naturali” – non dipendenti dalle cause indicate sopra – legati a queste morti? Ed infine (questo lo posso dire): tutto fa pensare ad un complotto politico… ma è veramente così? O ci sono dietro altre ragioni?

Spero di avervi istillato i dubbi necessari a far scattare la voglia di leggere il libro. Certo: il prezzo rimane un po’ altino (13 euro), ma come detto in precedenza la qualità è notevole. Sia la qualità del racconto che la cura dell’edizione: non ho trovato, in questi ultimi tre libri di Malvaldi (tutti di Sellerio editore) neppure un errore o una svista – cosa che, purtroppo, mi è capitata spesso in altri libri più economici.

Ecco, un’altra nota… stavolta il linguaggio colorito e pungente dei vecchietti mi è entrato in secondo piano rispetto alla storia. Cosa intendo? Che, se nei primi due romanzi con gli stessi protagonisti, una parte “fondamentale” erano i commenti da toscanacci dei quattro vecchietti (i romanzi, secondo me, si reggevano al 50% sulla storia e al 50% su come era scritta), in questo la storia prende un po’ più piede (60%) ed i dialoghi dei vecchietti (seppure indispensabili alla storia) hanno un peso minore. Eppure anche in questo caso di battute memorabili ce ne sono (vi giuro che la battuta di Pilade verso l’Arredatore Numero Uno a pagina 23 mi ha fatto ridere per un paio d’ore… non riuscivo a togliermela dalla mente).

Insomma, per certi versi questa terza opera mi è piaciuta più delle precedenti. Non che rinneghi gli altri due romanzi, ma questa l’ho sentita più… profonda: non so se è la parola giusta ma è quella che in questo momento riesce ad esprimere meglio l’idea. C’è un tocco di personalità, di umanità che la rende particolare rispetto ai racconti precedenti, ed inoltre sembra che alcuni personaggi siano maturati rispetto a prima (Massimo stesso, per esempio). Non maturati come un ragazzo che diventa adulto, ma in senso letterario: personaggi meglio definiti, più umani. Se si confronta il Massimo del primo romanzo con quello attuale si scopre che all’inizio era semplicemente una burbera macchina logica, mentre adesso ci apre un po’ più della sua vita e si vede – almeno un po’ – l’aspetto più umano. Diventa più simpatico. Per dirla alla Disney: prima era troppo “Topolino” delle origini (troppo perfetto), adesso si nota una minima contaminazione col “Paperino” odierno (più umano).

Vabbè, al di là delle speculazioni “psicologiche” sui personaggi (che rimangono una mia idea – probabilmente ognuno di voi troverà aspetti diversi nella personalità di Massimo) questo rimane un romanzo godibile, un buon giallo con un finale non immediato, ma comunque abbastanza leggero da esser portato sotto l’ombrellone.

Quindi non mi rimane altro che augurarvi: buona lettura!

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