Il club delle ricette segrete (Andrea Israel e Nancy Garfinkel)

Un legame di amicizia fra momenti dolci e amari, sciocchi e saporiti, come le ricette che legano le due protagoniste.

Devo dire che questo libro mi ha incuriosito: la prima volta che l’ho visto su uno scaffale (come sempre, del supermercato), però, ho desistito (usando come scusa il fatto che ho troppi libro sul comodino in attesa di lettura). Ma alla terza volta che l’ho visto mi sono detto: è l’ora di comprarlo.

La cucina mi è sempre piaciuta (bè, come potrete vedere ogni tanto pubblico qualche ricetta in questo blog), ed il legame letteratura – cucina mi ha sempre incuriosito.

Veniamo quindi al libro: non sono pentito di averlo comprato, ma neppure esaltato. Il libro è scritto bene, in forma epistolare per due parti su tre, e racconta una storia di amicizia con i suoi alti e bassi, fino ad un presunto “tradimento” da parte di una amica verso l’altra, ed il conseguente riavvicinamento molti anni dopo.

Val e Lilly sono due amiche che si conoscono fin da ragazze. Il padre di Lilly cura la madre di Val che soffre di una forma acuta di agorafobia e non ne vuol sapere di uscire di casa. Siamo nell’America di fine anni 60 -inizio anni 70. Val e Lilly fondano un “club” delle ricette segrete: mantengono viva la loro amicizia scrivendosi a vicenda e allegando quasi ad ogni lettera una ricetta. Una volta cresciute, però, il legame si rompe a causa di incomprensioni. Una riguarda il padre di Lilly, molto più presente con Val che con la figlia stessa.

Quando la madre di Val muore (nel 2000) Val ritrova il padre di Lilly al funerale e ricomincia a contattare la sua amica, ma le cose non si chiariscono. Quando, alla fine, muore anche il padre di Lilly verrà a galla un “segreto” (che non vi svelo, ma si intuisce già a metà libro) che riaprirà antiche ferite fra le due amiche, ma che alla fine le riavvicinerà in modo indissolubile.

La storia è semplice, e forse per questo molto più realistica di tanti altri romanzi. La componente “simpatica” – secondo me – è la faccenda delle ricette, che assumono, agli occhi delle ragazze, un sistema per condividere anche sentimenti, rinnovati impegni di amicizia e richieste di perdono.

Se devo dirla tutta, mi sembra un romanzo più adatto ad un pubblico femminile che maschile. Anche se, ripeto, l’ho trovato carino. Ma non emozionante come altri romanzi (e chi mi segue sa che non leggo solo spy story e romanzi di avventura – basta dare un’occhiata al blog…). E’ comunque una storia che si legge bene, che brami di finire per sapere come si risolverà la situazione, ma non è una di quelle storie che – almeno per quanto mi riguarda – ti tiene sveglio la notte facendoti dire “dai, un altro capitolo e poi smetto…” (finché non ti accorgi di averne letti altri 10 di capitoli).

Potrebbe essere un regalo di Natale carino per persone appassionate di cucina e di storie di amicizia. Attenzione però: le ricette sono tutte di stampo “americano”, cioè un po’ lontane dalla cultura italiana. Mi sembrano tutte fattibili, ma usano ingredienti – a volte – da noi meno conosciuti.

Se vi capita l’occasione, magari di una edizione economica (o su una bancherella dell’usato), vale la pena leggerlo.

Buona lettura.

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