Il signore di Barcellona (José Lloréns)

“L’unico bene che un uomo deve difendere anche a costo di morire, è il suo onore”

Maggio 1052: un giovanotto cresciuto nelle campagne della catalogna è alle porte di Barcellona aspettando il suo turno per entrare, in coda con una lunga fila di contadini, signorotti e persone in cerca di opportunità. Un amico lo attende al di là delle porte, un compagno di armi di suo padre, esecutore testamentario di quest’ultimo. Quando si incontreranno la vita di questo giovane uomo subirà una trasformazione, che porterà a trasformare anche il volto di una antica Barcellona.

Lloréns ha costruito un romanzo storico ben fatto. Le vicende del giovane (Martí Barbany) narrate in questo libro ricalcano, con alcune licenze artistiche, quelle di “Ricard Guillem, cavaliere studiato dal cattedratico José Enriquez Ruiz-Domènec” – come dice l’autore stesso in una nota a conclusione del libro.

Io, purtroppo, non ho le conoscenze storiche per confermare o contestare quello che Lloréns scrive, quindi mi fido del risvolto di copertina dove si dice che l’autore è un appassionato storico e si è documentato per 4 anni per ricostruire le vicende e la Barcellona presentati nel libro.

Posso però garantirvi che è un libro che appassiona, che scorre bene nonostante le sue quasi 700 pagine: i capitoli sono brevi (dalle 4 alle 10 pagine, escluso rare eccezioni) ed ogni volta che ne concludi uno ti vien voglia di proseguire con quello successivo “…tanto è corto, poi smetto”… e ti ritrovi alle 2 di notte che ancora non hai smesso.

Certo, alcune imperfezioni ci sono: una parte le indica l’autore in nota (ci racconta, cioè, che storicamente un certo evento è accaduto 4 o 5 anni dopo rispetto a quanto raccontato nel libro, ma che lui lo ha voluto inserire lì per rendere il romanzo più… romanzesco). In alcuni punti ti sembra che le cose non quadrino (un conteggio su un certo riscatto, una cosa prima detta in un modo e poi in un altro), ma sono piccolezze e non rovinano la lettura.

La storia la accenno minimamente – maggiori info le trovate qui e qui – la complessità delle relazioni e delle vicende porterebbe, nel fare un riassunto dettagliato, a riscrivere mezzo libro, quindi preferisco essere molto breve.

Martí Barbany è un giovane che ha vissuto con la madre (ed ha subito l’assenza del padre) nella campagna della contea barcellonese. Alla maggiore età si reca in Barcellona da un amico di suo padre che gli consegna il testamento di quest’ultimo, morto poco tempo prima, e, con questo, un piccolo tesoro. Conosce la verità su suo padre: la sua assenza era dovuta ad un obbligo contrato dai suoi antenati e a cui non poteva tirarsi indietro.

Martí decide di impiegare quella piccola ricchezza per diventare un cittadino di Barcellona, status importante: i cittadini, infatti, avevano maggiori diritti rispetto ai semplici sudditi, e potevano intervenire nel governo della città (ho semplificato un po’…).

Inizia una attività commerciale e, con fiuto e passione, riesce ad arricchirsi sempre più e a diventare un florido commerciante. Per organizzare la sua attività gira buona parte del mediterraneo, arrivando a concludere accordi di commercio nei maggiori porti.

Insieme alla vicenda finanziaria si sviluppa l’amore di Martí per Laia, figliastra del consigliere del conte. Tutte le attività di commercio in Barcellona dovevano passare attraverso le autorizzazioni del consigliere e, purtroppo, erano soggette a quelle che oggi chiameremmo tangenti. La cattiveria e l’avidità di questo personaggio rovineranno la vita alla figliastra Laia che, nel frattempo, inizia a corrispondere all’amore di Martí. Il patrigno non vede di buon occhio questo amore, quindi fa di tutto per stroncarlo. Ma non tanto per la preoccupazione (più o meno infondata) di padre, quanto piuttosto per un desiderio lussurioso verso la figliastra.

Le vicende si sviluppano mentre sono signori di Barcellona il conte Ramon Berenguer e la sua concubina Almodis de la Marca. Fra conflitti di potere, lobby, preveggenze di strani personaggi, bolle papali di scomunica poi ritirate, la vita di corte è un continuo inghippo dove vince il più forte. Le vicende di Martí si intrecciano, ad un certo punto, con quelle dei signori ed il giovane gode dell’amicizia di Almodis, che – anche se non può aiutarlo direttamente – nutre stima e simpatia per il commerciante (ed antipatia per il patrigno di Laia e consigliere del conte suo consorte).

Ad un cero punto la vicenda prende una piega tragica e gli scontri fra Martí ed il consigliere del conte / patrigno di Laia si fanno sempre più forti. Ma nessuno può attaccare il consigliere perché la sua posizione è potente. Martí non si perde d’animo e, nonostante i bastoni fra le ruote, riesce a proseguire nel suo commercio anche scavalcando il nemico. Finché una terribile verità viene a galla e allora Martí si vede costretto ad una Litis Honoris per ristabilire la verità, accusando di disonore e menzogna il consigliere (che non poteva essere denunciato in quanto godeva di quella che oggi chiameremmo immunità parlamentare).

Nei tre giorni in cui si svolge la litis ci sono scontri verbali e tentativi del consigliere di zittire Martí anche con la violenza. Ma, come si addice ad un buon romanzo, il bene trionfa ed il lieto fine non manca.

Nel riassunto mancano moltissimi dettagli (è una cosa voluta sennò, come dicevo, avrei dovuto scrivere molte più righe…). Spero ciò vi abbia lasciato abbastanza curiosità per leggerlo. Certo, il prezzo non è dei più bassi (al supermercato, con lo sconto, l’ho pagato 17 euro) ma confido che uscirà anche una versione economica.

Forse qualche appassionato di storia storcerà un po’ la bocca in qualche punto: l’autore stesso ci indica, attraverso note nel testo e con una nota generale in fondo, quando si è preso delle “licenze poetiche”, ma nel complesso mi sembra molto verosimile (però, ribadisco, io non sono uno storico e giudico male questo aspetto).

Sicuramente ha tutti gli ingredienti del romanzo: intrighi, inganni, tradimenti, fortuna, amore corrisposto, amore lussurioso, amore segreto, spionaggio.

Lo stile di scrittura è molto semplice e diretto: non ci sono grossi giri di parole né termini particolarmente difficili (se si escludono alcuni termini specifici). Si legge facilmente, insomma. Certo, qualche passaggio più difficile lo si trova, ma in generale scorre bene.

Se devo trovare qualcosa che non va, forse penso alle descrizioni: degli abiti, delle abitazioni, della città. L’autore è più propenso a fare una lista di cosa una persona indossa, o delle stanze di una abitazione, e scrive tutto in modo un po’ freddo. Altri scrittori, insomma, ti fanno immergere in quello che descrivono, a Lloréns risulta un po’ più difficile. Ma questo non guasta la lettura.

E’ un libro, alla fine, che consiglio di leggere. Io ho avuto la fortuna di visitare Barcellona, ma la sfortuna di farlo prima di leggere il libro. Ho apprezzato quella città, ma il libro me ne ha fatta scoprire un’altra. Mi piacerebbe tornare a visitare la capitale catalana, perché penso di poter vedere il centro storico con nuovi occhi.

Buona lettura.

3 thoughts on “Il signore di Barcellona (José Lloréns)

  1. Anonimo ha detto:

    Sono stato più volte a Barcellona e mi ha sempre incantato, Certo tornandoci dopo aver letto un libro che ti fa sognare e rivivere i tempi del medioevo è sicuramente molto stimolante.
    Io ho appensa finito di leggere Il signore di Barcellona, in precedenza avevo letto di Ildefonso Falcones, la cattedrale del mare che pure mi è piaciuto molto e mi ha stimolato a tornare a Barcellona con altro spirito.
    Devo ringraziare Il dott Llorens per il suo libro. Non è facile intrecciare con tanta maestria storia e romanzo. Lui lo ha fatto in modo mirabile ed ora sto cercando altri libri dello stesso autore per rimanere immerso nella stessa magia di quel periodo
    Giovanni Vitali Rosati

  2. ha detto:

    l'ho appena finito di leggere, mi trovo d'accordo con te: c'è qualche pecca qua e là, ma nel complesso ti tiene incollato alla pagina

  3. Guiducci Lorenzo ha detto:

    Anch'io sono appassionato di romanzi storici…..bellissimo “La cattedrale del mare”, ancor meglio questo….mi mancano 180 pagine e mi dispiace finirlo…..ne trovero' un altro anche un po meno bello?
    Sono completamente d'accordo sui commenti, grazie.

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