Le affinità elettive (Goethe)

Alla fine io stesso sarei ai tuoi occhi la calce che, attirata dal capitano come da acido solforico, è sottratta alla tua piacevole compagnia ed è trasformata in gesso refrattario” (parte prima, capitolo quarto)

Il concetto di “affinità elettive”, in questo romanzo di Goethe, parte proprio da un esempio “minerale”: Edward ed il suo amico, il Capitano, insieme a Charlotte (moglie di Edward) parlano proprio di chimica  nel quarto capitolo ed il Capitano spiega loro come ci siano sostanze che, in certe condizioni, si separino da altre sostanze a cui sono unite e si congiungano ad altre sostanze ancora a cui danno una certa “preferenza”.

Il paragone, naturalmente, è con il mondo umano e Edward vede, in una maliziosa seppur serena battuta della moglie, un rimprovero perché passa troppo tempo col capitano e sempre meno con lei (da qui la battuta riportata in testa al post). Malauguratamente il paragone si rivelerà più vero di quanto ognuno speri, fino ad un tragico finale.

Ma andiamo con ordine. Siamo nel nord Europa ed Edward e Charlotte si sono uniti in matrimonio dopo la morte dei precedenti coniugi. Fra i due c’era sempre stato una certa attrazione, ma i casi della vita (e le unioni dettate da convenienze) li avevano separati. Ritrovatisi ormai entrambi vedovi (ma ancora giovani) decidono di sposarsi e si trasferiscono in una mega villa con mega parco nei pressi di un piccolo villaggio, col desiderio di sfuggire, almeno in parte, a quella vita mondana che è richiesta ai nobili.

La situazione si complica quando sono chiamate due persone a corte da loro. Il primo è il “Capitano” (che poi diventerà maggiore, ma del quale mai si saprà il nome): è amico di Edward e momentaneamente è in crisi perché “disoccupato”. Sente di sprecare i propri giorni in cose inutili e si sta lasciando un po’ andare. Edward convince Charlotte a farlo venire a casa loro per un periodo, in modo che – occupandosi anche della sistemazione della casa e del parco – possa riprendere un po’ di vivacità.

La seconda è “Ottilie”, una ragazza orfana di genitori di cui Charlotte si prende cura (Ottilie era figlia della migliore amica di Charlotte). Al collegio non ha buoni risultati e, anzi, sembra sempre più isolata. Su indicazioni del direttore del collegio Charlotte ed Edward si risolvono a farla stare un po’ da loro così da aiutarla anche a migliorare la sua istruzione. Ottilie è una bella fanciulla, che ha circa l’età di Lucienne, la figlia di Charlotte (avuta dal primo matrimonio). Nonostante Goethe non la descriva mai fisicamente (parla al massimo degli occhi della ragazza) ci fa intuire che è veramente una splendida ragazza, un volto angelico ed una presenza che infonde pace a chi le è vicino.

Cosa succede? Beh, è facile da immaginarsi. Mentre fra Charlotte ed il Capitano si risveglia una certa tensione affettiva (si erano conosciuti in precedenza), quella di Edward per Ottilie diventa una ossessione: lui inizia ad amarla sempre più e lei contraccambia il suo amore. Ma non fatevi idee strane: trattandosi di un romanzo dell’800 tutto si limita a sguardi, parole, bigliettini. C’è una unica scena di “sesso” (se così la si può chiamare): quella fra Edward e Charlotte in cui viene concepito il figlio della coppia. E qui Goethe si diverte a darci qualcosa di soprannaturale: le sembianze del piccolo, quando nasce, sono in parte del capitano (si sospetta che Charlotte pensasse al Capitano durante quell’ora di amore) mentre gli occhi sono quelli di Ottilie (quelli in cui si è perso Edward). Insomma, è come se Goethe volesse dire che mentre facevano lecitamente all’amore i coniugi pensassero, invece, all’illecito amante.

Non sto a dilungarmi sulla trama: si potrebbe ridurla in poche righe (rottura della serenità familiare, separazione, tensione amorosa fra Edward e Ottilie, tentativo di rimettere le cose a posto, semifollia di Edward, tragico finale…). Però perderebbe di poesia e di quella sostanza inserita da Goethe.

Vi confesso che non è un romanzo leggero, soprattutto per la dialettica e le riflessioni dei personaggi. C’è una corposità ed una intellettualità particolari nel romanzo. Lo spessore dei personaggi è portato ai massimi livelli: Charlotte la donna forte e pratica, che pensa alla stabilità del matrimonio anche se innamorata di un altro; Edward volubile, che rasenta la follia per la sua passione; il Capitano persona ferma e fedele, Ottilie giovane, che sperimenta per la prima volta l’amore. Tutto, ovviamente, in un contesto molto platonico e spirituale.

Goethe non manca di aggiungere anche un pizzico di mistero al romanzo. In un primo momento col figlio (come accennato sopra) di Edward e Charlotte, in un secondo momento nel finale, dove Ottilie compie un prodigio (ma non posso rivelarvi troppo).

Se devo essere sincero mi attendevo qualcosa di più. Forse, però, è l’aspettativa da “grande classico” ad avermi tradito. Il romanzo è bello e, nonostante il linguaggio aulico si riesce a leggerlo discretamente bene e a seguire bene le vicende (certo, ai giorni nostri tutto si sarebbe concluso in pochi giorni invece dei 2 anni del romanzo). C’è anche una certa tensione, una voglia di scoprire se i due innamorati (Edward ed Ottilie) potranno mai unirsi (anche se sappiamo bene che la cosa era illecita). I personaggi affascinano: Charlotte è una donna che ti prende (o almeno a me piace): intelligente, sicura, riesce a rimanere calma nei momenti difficili, anche se alla fine chiude forse un po’ troppo dolore dentro di sé e, per la pace di vivere, acconsente a qualcosa che non le piace. Charlotte, se ci si pensa bene, è la donna che “costruisce” (costruisce sentieri nel parco – anche se dopo lo farà il capitano, costruisce il futuro delle persone prendendosene cura, ha costruito e vuol far rimanere salda l’unione familiare  anche se alla fine cede per non veder stare così male persone a cui vuole bene). E’ una donna che si sacrifica, che rimane “calma” alla morte di suo figlio per consolare le persone che si disperano.

Sì, mi aspettavo qualcosa di più particolare (ma a pensarci bene non so neppure io cosa), ma il romanzo mi è piaciuto e ve lo consiglio. Io l’ho trovato in edizione economica (solito scaffale di supermercato): per 4,90 euro il libro contiene “le affinità elettive” ed “i dolori del giovane werther” (edizione economica di Newton & Compton).

Buona lettura.

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