Il barone rampante (Italo Calvino)

Una favola per bambini che diventa una metafora per adulti

Semplice e dolce, ma anche profonda, questa storia inizia come una favola per bambini ma si trasforma, con l’avanzare dell’età del protagonista, in una metafora per adulti, in un richiamo alle scelte forti e alla coerenza nel mantenere queste scelte.

Chi narra le vicende del Barone Cosimo Piovasco di Rondò è suo fratello minore, Biagio. Siamo a Ombrosa, una vallata ricca di alberi che si stende dalle alpi liguri al mare. La vicenda inizia il 15 giugno 1767 (Biagio ricorda esattamente quel giorno) e procede per vari anni (circa 60) fino all’uscita di scena di Cosimo (e che uscita di scena!).

Anche in questo caso non mi dilungo sulla trama: il link iniziale (che riporto anche qui) rimanda a Wikipedia, dove – oltre al riassunto della storia – potete approfondire altri dettagli. Io mi limito a fare un breve riassunto.

Tutto inizia il giorno in cui Cosimo si rifiuta di mangiare, a pranzo coi genitori, il fratello Biagio e la sorella Battista, uno dei disgustosi piatti preparati da quest’ultima. Scopriamo che si tratta di una famiglia di nobili, un po’ in decadimento, ma sempre nobili. Cosimo decide, per ribellione alle ingiunzioni del padre, di uscire di casa e – poco dopo – di salire su un albero promettendo di non scendere più. E da quel giorno inizia la vita di Cosimo sugli alberi: si organizza (anche grazie al fratello), conosce nuove persone (Viola, la bambina dei vicini; la banda di ragazzi che rubacchiano i raccolti dagli alberi, i contadini…), si costruisce, praticamente, una vita arborea, arrivando a sfruttare un punto di vista completamente diverso da quello comune.

Non racconto, come dicevo sopra, tutte le vicissitudini grazie alle quali, piano piano, il ragazzo si fa ben volere dal vicinato e diventa, in seguito, sempre più famoso anche a livello internazionale. I paesani inizialmente lo credono un po’ pazzerello, poi però iniziano a fidarsi di lui che li organizza contro i pericoli di incendio (in una torrida estate) o li aiuta in altri problemi. C’è da dire – quasi dimenticavo – che la vallata dove vive è talmente coperta di alberi (da questo il nome) che Cosimo può praticamente spostarsi in lungo e largo senza mai mettere i piedi per terra.

E’ difficile spiegare tutto il processo evolutivo di Cosimo: inizia a interessarsi nuovamente alle cose e a studiare. Divora libri, scrive ai filosofi, impara anche un po’ le lingue. Ed ormai grande vive i grandi eventi europei (la rivoluzione francese, le vittorie e le sconfitte di Napoleone). Finché, ormai vecchio, decide di uscire di scena in volo… no: non vi dico come, dovete scoprirlo da soli!

Come accennavo all’inizio è un messaggio profondo raccontato come una fiaba, una storia che ti spinge a crescere insieme a Cosimo. Ripensandoci ora anche il tono del racconto varia leggermente dai primi capitoli (più fiabeschi) agli ultimi (più riflessivi). I temi trattati sono tanti: la natura (Biagio che a più riprese si lamenta per la valle ormai spoglia di alberi), la coerenza (Cosimo che non torna indietro sulla decisione di vivere sugli alberi, nemmeno nel momento estremo), l’unione (Cosimo – solitario – che insegna ai paesani che l’unione fa la forza contro i pericoli), l’apertura mentale (Cosimo ex-nobile che guida i rivoltosi del paese sulla scia della rivoluzione francese), e potrei andare avanti ancora ed ancora.

Però – come accennavo sopra – se i primi capitoli sono raccontati quasi come fiaba (adatti ai bambini di 8-10 anni) gli ultimi diventano pane per denti più maturi, più adatti a ragazzi di 12-14 anni. La storia, di per sé, non ne perde: può essere letta da piccoli e grandi, ma i “grandi” possono ottenere maggiori stimoli e spunti di riflessione, specie sul finale.

L’opera fa parte della “trilogia araldica” (gli altri titoli: “il visconte dimezzato” e “il cavaliere inesistente”). Credo proprio che mi leggerò anche gli altri due libri. Sapevo che Calvino era un grande scrittore, ma pensavo che questa trilogia fosse composta da storie per ragazzi: interessanti, ben scritte, ma non molto stimolanti. Ho fatto, praticamente, lo stesso errore di valutazione fatto con Marcovaldo [wikipedia | mio post]: pensavo fosse una storia leggera, anche se ben scritta, divertente ma pensata solo per ragazzi. Ed invece, sia in quella (anzi: in quelle 20 storie) sia in questa ho trovato qualcosa che mi ha smosso.

Mi ero affezionato sia al Barone sia a Marcovaldo. Ma non come si può fare ad un personaggio romanzesco (come, ad esempio, Jack Ryan) o dei fumetti (Paperino). Cosimo – così come successe per Marcovaldo – mi “mancano” come persone che potevano darmi qualcosa in più della simpatia delle loro storie, qualcosa di più profondo di una risata…

Sì, il Barone rampante è un romanzo che – almeno un po’ – spinge a pensare. No, non esageriamo, non è neppure un trattato di filosofia o un romanzo di formazione. I personaggi, però, hanno quel non so che che te li fa sembrare vivi e vicini nonostante la storia rasenti l’assurdità. Diciamo che un po’ risveglia il ragazzo che è in te, e ti fa ricordare i progetti ed i sogni che, col crescere, hai riposto nei cassetti per svariati motivi; uno dei quali, però, potrebbe essere che non ci hai mai creduto veramente.

E’ vero che Cosimo è un personaggio di fantasia, ma alla fine ti viene da dire: “lui ha realizzato quello che voleva fare”. Certo: si è “bruciato” con la fiamma del suo idealismo, e le sue aspettative si sono infrante sugli scogli della disillusione, ma è rimasto coerente e fedele – fino all’ultimo – alle sue idee.

Ricapitolando: un libro per ragazzi ma che può (anzi: deve) essere letto anche dai grandi. L’edizione Oscar Mondadori che ho trovato in un supermercato viene 9,50 euro (appena più di 8 euro con lo sconto): è la meglio curata fra tutti i libri “economici” che finora ho raccattato in varie catene di distribuzione. E secondo me è indispensabile averla nella propria libreria. E si legge bene anche sotto l’ombrellone.

Buona lettura.

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