Meglio un uomo oggi (Geppi Cucciari)

… ma fino a oggi tutte e tre abbiamo sempre incontrato uomini ancora troppo figli per diventare padri” (dal primo capitolo).

Nell’attuale panorama comico (che purtroppo non riesco a frequentare, da spettatore, molto) Geppi Cucciari è uno dei personaggi che preferisco. Umorismo pacato (ma al tempo stesso graffiante), maliziosa (ma mai volgare), ironica (ed anche molto autoironica). E’ una persona che, mentre ti fa ridere, ti fa anche riflettere. Insomma, dalla prima volta che l’ho sentita (mi sembra a Zelig) mi è rimasta simpatica.

Solitamente sono scettico verso prodotti editoriali o filmografici dei comici: gli elementi tipici di uno show televisivo come Zelig hanno tempi e dinamiche completamente deversi da un libro od un film. E spesso chi propone ad un comico di fare un film punta più a cavalcare l’onda del successo che a ritagliare, insieme al comico, la parte adatta. Risultato: il film (o il libro) sono un panettone delle battute più classiche, con intermezzi paradossali. Per fare un esempio: adoro Panariello, ma non riesco a guardare i film in cui lui ripropone in un’accozzaglia poco sensata tutti i suoi personaggi.

Con il libro della Cucciari ho voluto “rischiare”, sia per la simpatia che provo verso lei, sia per – lo ammetto – valutare la possibilità di trasformare il libro (magari uno nuovo e non quello da me letto) in un regalo di Natale.

E devo dire che ho fatto bene a rischiare. Lo stile narrativo (che si avvicina molto a quello dei suoi monologhi), la freschezza e la semplicità del racconto, l’(auto)ironia sono ben miscelate per costruire un romanzo leggero ma non insipido, semplice ma non stupido.

La storia – che mi sembra fortemente autobiografica – è semplice: alla soglia dei 35 anni lei (Geppi) si vede con lui da qualche mese. E’ però un amore-trolley: lui è sempre all’estero per lavoro: si incontrano in modo fugace nei fine settimana nella località dove lui si trova. O al massimo si concedono pochi giorni sempre all’estero fra una tappa e l’altra dei viaggi di lavoro di lui. Ma nonostante tutti gli aerei in gioco la storia sembra non decollare (anche se l’intenzione di qualcosa di serio c’è da entrambe le parti).

Ma come in tutte le fiabe entra in mezzo la strega cattiva, nella forma di una avvenente ventenne collega di lui e che, per imparare il mestiere, lo segue spesso nei suoi viaggi di lavoro. Si scopre che la tipa articola un subdolo piano per far fallire la storia amorosa fra i due e prendere così il posto di lei nel cuore di lui. Ma come in tutte le fiabe c’è il lieto fine. E qui mi fermo per non rovinarvi la lettura.

Come accennato in partenza il romanzo sembra molto autobiografico. Certo: alcuni personaggi saranno stati inventati, altri saranno stati ispirati da casi reali ed un po’ amplificati, ma tutto è molto realistico. E’ come se Geppi ci avesse regalato un pezzo della sua vita, dei suoi sentimenti, delle sue crisi isteriche e dei suoi attimi di felicità.

Una cosa che mi ha colpito è stato lo stile narrativo, semplice ma non scontato, ricco di riferimenti culturali (alcuni moderni, altri generazionali, altri “classici”). Già nei monologhi (ripeto: purtroppo pochi) ascoltati in TV avevo sospettato una istruzione classica (per intenderci: greco, latino, ecc. ecc). Sono andato vedere su Wikipedia: la Cucciari è laureata in Giurisprudenza.

Ma insieme ai riferimenti classici ne usa molti altri “moderni” (riferimenti a programmi TV di moda) o “generazionali” (gruppi musicali, mode, film) a me molto comprensibili grazie al fatto di essere suo coetaneo (bè, rubando un solo anno).

Stavo riflettendo anche sul personaggio: non è il classico stereotipo “sardo”. Quando parla si nota l’accento del dialetto isolano, ma diventa più un pregio che una pesantezza. Poi ha la risposta pronta tipica delle donne pratiche (donne che esistono a tutte le latitudini, non solo in Sardegna). Sembra abbastanza orgogliosa (almeno stando al libro), e questo è un tratto caratteristico dei meravigliosi abitanti dell’altrettanto meravigliosa isola. Ma sa anche capire (sempre stando al libro) quando è l’ora di mettere l’orgoglio sotto i piedi. Considerazioni che mi portano a pensare che Geppi sia più sarda di altri comici che interpretano lo stereotipo sardo.

Sì, credo proprio che un paio di copie del libro verranno regalate a due cugine che – spero – apprezzeranno molto. Potrei consigliare alle donne che leggono questo post, soprattutto quelle della nostra generazione (nate fra il ‘70 ed il ‘78), non solo di leggere questo libro ma di regalarlo a qualche maschietto a cui tengono, per far loro capire come vive certe situazioni una donna. Sì perché Geppi, e per questo la ringrazio, raccontandosi mi ha fatto capire (anche se in parte ne ero già consapevole) che l’universo femminile è molto più complesso di quello maschile. E lo ha fatto con la solita ironia.

Vi saluto con un link ad alcune “battute” di Geppi su Wikiquote, un “ramo” di Wikipedia in cui vengono raccolte frasi celebri di personaggi celebri.

Buona lettura.

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