Garfield : Survival of the fattest – his 40th book

Serie di strip del gatto più cicciottoso del mondo…

Forse amo Garfield perché sono un po’ come lui. E forse ho comprato questa raccolta di strip anche per autogiustificarmi (e, un po’, per autocelebrarmi). Sì perché in almeno due caratteristiche sono simile a questo grosso grasso pigro gatto americano – e tali caratteristiche non sono né il pelo arancione né la coda.

La raccolta (92 pagine) contiene strip domenicali e infrasettimanali – sembra tutte più o meno dello stesso periodo – a prevalenza culinaria.

Che dire: penso che questo gatto sia conosciuto da tutti, quindi non mi dilungo nel raccontarvi le vignette (anche se dopo farò un paragone con altri fumetti americani). Il libro l’ho acquistato da Amazon insieme ad altra roba… diciamo che è stato un “riempitivo” o – se preferite – uno “sfizio” che mi sono tolto.

Una cosa carina: in apertura ed in chiusura della raccolta ci sono due pagine di strip – se ho capito bene – inedite. Sembrano schizzi (tratto molto veloce ed un po’ impreciso) di vignette in divenire.

Ho anticipato, sopra, di voler fare un confronto. Premetto, però, di non essere un esperto e quindi quello che comunicherò saranno soltanto mie impressioni e non giudizi definitivi. Premetto anche che, nonostante queste impressioni, continuerò ad amare questo gatto.

Questa raccolta di Garfield l’ho comprata, come dicevo prima, da Amazon.com. L’ordine consisteva, principalmente, di quattro volumi della raccolta completa dei Peanuts e non avevo previsto di acquistare altri comics… Però appena ho visto il titolo di questo libro mi ha subito catturato.

Il confronto accennato sopra mi è venuto spontaneo farlo con altri due fumetti americani. Il primo è “Peanuts”: Linus, Snoopy, Charlie Brown e compagnia, che adoro. Ed il secondo è “Calvin & Hobbes”, che amo alla follia: un ragazzo di 6 anni ed il suo compagno, un tigre di pezza ma che per lui (e per noi lettori) è vivo e vero.

Bill Watterson, autore di Calvin & Hobbes, ha sempre rifiutato il merchandising. Non si trovano adesivi, quaderni, zaini, peluche, ombrelli, tazze ecc. ecc. con le effigi e le forme dei suoi personaggi. Completamente all’opposto è Jim Davis (l’autore di Garfield). Non dico che questo sia male, ma mi sembra che ciò possa comportare l’obbligo per l’autore a produrre in modo forsennato strip su strip.

Mi è venuta questa riflessione quando ho trovato 6 strip di Garfield praticamente tutte uguali: il gatto schiacciato da un grosso cane che si manifesta nei modi più disparati. Strip carine, ma dopo la seconda vengono un po’ a noia. Potevano essere “distanziate”.

Anche Shultz ha fatto strip simili nei suoi Peanuts: per esempio Charlie Brown che cerca di far volare l’aquilone. Ma non sono una dietro l’altra. Anzi: distanziate l’una dall’altra diventano un tratto caratteristico del personaggio. Lo stesso si può dire per Bill Watterson quando disegna Calvin e Hobbes che scendono dalla collina col carretto: non sono consecutive e, anzi, sono un tratto caratteristico. Quando i personaggi corrono sul carretto sappiamo che stanno facendo una riflessione filosofica.

Certo: la comicità di Jim Davis è molto diversa da quella di Shultz e di Watterson. Il primo sfrutta una comicità che spesso va nell’assurdo, molto diretta. Mentre gli altri due sono un po’ più filosofi: le loro vignette solitamente lasciano un retrogusto amaro. Cosa che non accade con Garfield: le sue strip assomigliano molto spesso alle vecchie comiche (pensate a Jon, il padrone del gatto, e a tutte le disavventure che gli capitano).

Mettiamola così: quando ho voglia di puro relax (con qualche goccia di assurdità) Garfield è la scelta azzeccata. Quando ho voglia di qualcosa di più corposo mi concedo qualche vignetta coi “bambini”, che spesso ragionano da adulti, di Shultz e Watterson.

Buona lettura e buone risate a tutti.

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