I pirati dell’oceano rosso (Scott Lynch)

Continuano le avventure dell’astuto Locke Lamora e del fidato amico Jean Tannen

Il fatto che io aspetti con ansia il prossimo capitolo della saga penso renda abbastanza l’idea di quanto mi è piaciuta la seconda puntata delle avventure dei bastardi galantuomini (leggi il post sul “precedente” libro).

Purtroppo mi toccherà aspettare molto: secondo Amazon.com dovranno uscire 2 libri di Scott Lynch fra maggio e luglio 2010. Ovviamente in inglese. Si tratta di un prequel (“The Bastards and the Knives: The Gentleman Bastard”), previsto per il primo maggio 2010, e del presunto terzo capitolo (“The Republic of Thieves”), in arrivo il 6 luglio 2010.

Oltre al gusto di leggere una nuova avventura dei Bastardi Galantuomini la mia attesa è dovuta alle vicende del libro appena concluso: i nostri due amici (Locke e Jean), avvelenati dall’Arconte di Tal Verrar, riescono a ottenere solo una dose di antidoto. Chi la berrà? Jean è pronto a sacrificarsi per Locke, ma anche Locke ama l’amico ed è pronto a perdere la propria vita per Jean. Nell’ultimo capitolo si sa chi beve l’antidoto (no: non ve lo dico, dovete leggere il libro) ma mi aspetto (all’inizio del nuovo libro) una qualche soluzione che salvi la vita anche a chi si è sacrificato.

Riassunto (molto stringato) della puntata precedente: Locke e Jean sono due amici per la pelle. Nella città di Camorr (dove sono nati) avevano formato il gruppo dei Bastardi Galantomini, ladri e truffatori (ma mai violenti), insieme agli amici Cimice, Calo e Galdo, tutti sotto il comando di Padre Catena. Purtroppo qualcuno cerca di incastrare Locke in un gioco molto pericoloso: Catena era morto da tempo, e ora l’astuto Lamora è costretto a dire addio anche a Cimice, Calo e Galdo. Lui e Jean si salvano, seppur per un pelo, e riescono a ribaltare la situazione fino ad offrire al Disonesto Tutore (divinità protettrice dei ladri e di cui Locke è sacerdote) una offerta di morte molto sostanziosa per gli amici (per maggiori dettagli vedi il post su “Gli inganni di Locke Lamora”).

Sono passati oltre 2 anni dalle vicende narrate nel precedente libro. Locke e Jean si sono spostati a Tal Verrar, grandissima città costruita anch’essa sull’acqua e centro culturale e finanziario del mondo fantastico dove si muovono i protagonisti. L’idea è quella di colpire il più ricco (e più potente) signore di tale città, padrone della casa da gioco di Peccapicco, e per fare ciò hanno studiato e realizzato un piano molto particolare.

Dopo quasi 2 anni di lavoro i tempi sono maturi per mettere in pratica la parte finale del piano e cogliere i frutti della fatica. Ma, come nel precedente libro, si verifica un imprevisto – scatenato, se dobbiamo dirla tutta, dalla vendetta dei Maghi umiliati dai nostri eroi nel precedente libro – che scombina tutti i piani.

L’Arconte di Tal Verrar, capo militare della città, ingaggia Locke e Jean per i suoi scopi. Per essere sicuro che loro gli siano sottomessi li avvelena con un veleno latente costringendo i due amici a presentarsi a lui ogni 2 mesi. Fornirà loro, a tale scadenza, un antidoto che ritarderà di altrettanto tempo l’entrata in funzione del veleno.

L’arconte vuol far imbarcare (nel senso fisico del termine) Locke e Jean in una impresa assurda. Chiede loro di diventare pirati (nonostante loro dichiarino la più completa ignoranza delle cose di mare). All’Arconte servono razzie e furfanterie piratesche nei pressi della città, così da spingere la popolazione (e soprattutto i priori: la potenza economica della città) a chiedere il suo intervento. L’Arconte potrà così rinforzare le sue legioni e rinsaldare il potere che piano piano – grazie ad un periodo di relativa pace – stava perdendo.

Non sto a raccontare tutta la parte centrale del libro, in cui i due si istruiscono, prendono il mare, conoscono i pirati veri e ne diventano amici (fino a condividere con loro le motivazioni di quella loro impresa). Dirò solo che Jean vive una intensa storia di amore con una “piratessa” che, durante una battaglia, decide di sacrificarsi per salvare la nave e tutti gli altri. Questo scatena una rabbia ed una sete di vendetta, in Jean, che si sfogherà in una nuova offerta di morte per il Disonesto Tutore, solo che stavolta non sarà un’offerta in oro ma in carne viva.

Insomma, avete capito che alla fine i nostri eroi riescono a sfangarla alla meglio. Locke riesce a rigirare gli inghippi dell’Arconte contro di lui fino a destituirlo (aiutato dai Priori). Anche il colpo a Peccapicco riesce, o almeno Locke crede finché… no, anche questo non posso dirvelo, vi rovinerei la sorpresa. Ma non si può dire “e vissero felici e contenti” a causa del veleno ancora latente in Locke e Jean e dell’unica dose di antidoto disponibile. Chi si sarà sacrificato facendo bere l’antidoto all’altro?

Veniamo alle valutazioni. Avete notato un certo entusiasmo verso il libro: è vero, è un bel libro, ma secondo me uno scalino sotto al precedente.

La storia è bella, ma forse ci sono 2 o 3 punti in cui la logica è leggermente forzata. Per esempio: perché l’Arconte aspetta proprio l’ultimo momento per rimproverare a Locke assassinii compiuti in segreto da Merrain, quando era logico rimproverarli alla prima occasione? E perché Locke, tanto furbo e attento, che calcola fino agli ultimi dettagli un colpo prima di metterlo in pratica, non si accorge che una certa cosa (non posso dirvi cosa) è falsa? E infine: chi è veramente Merrain, il braccio destro dell’Arconte che, abbiamo capito, fa il doppio gioco servendo anche altri padroni (e chi sono questi padroni)?

Ripeto: la storia regge bene, ma ci sono alcuni punti che rimangono in sospeso, o alcuni comportamenti che, basandosi sulla personalità del personaggio, ci si aspetterebbe diversi da quanto scritto.

Ci sono anche un paio di errori. Uno riguarda Jean: a Peccapicco lo conoscono come “Jerome de Ferra”, eppure in un punto (penultimo incontro col padrone di quel luogo) viene chiamato “Valora”, cioè con il cognome assunto da pirata. E questo non significa che è stato scoperto: sembra essere semplicemente un errore di scambio di nome.

C’è, addirittura, un intero episodio (un capitolo) che poteva essere omesso: quando Locke e Jean si esercitano con le funi (mentre stanno preparando il colpo a Peccapicco). Incontrano una persona ma questa non la si sente più nominare. O tornerà nel prossimo libro, oppure non si capisce perché raccontare questa vicenda che non aggiunge niente alla storia. Scott Lynch avrebbe potuto accorciare (togliendo questo episodio e facendo altri piccoli tagli in qua e là) il romanzo di circa 60 pagine. Essendo oltre 700 poteva non dispiacere un piccolo alleggerimento.

E poi secondo me, forse per la foga di completare l’opera, nei capitoli oltre la metà del libro c’è qualche pasticcetto temporale o logico – niente che rovini il racconto, ma si nota come una leggera forzatura.

Avete capito, comunque, che nonostante questi piccoli inconvenienti ritengo che valga la pena leggere il libro. Se volete provarci, però, vi consiglio di iniziare con “Gli inganni di Locke Lamora”, il primo libro della serie. Potete partire anche dal secondo (ogni riferimento alla precedente puntata è comunque comprensibile) ma già che ci siamo meglio partire dal primo capitolo…

Trattandosi di fantasy verrebbe da pensare che sia adatto anche ai bambini. Sinceramente non lo consiglio a ragazzi di meno di 14-15 anni. Non lo dico solo per la violenza (c’è un bel numero di morti, anche se le uccisioni non vengono descritte in modo trucido) o per il buon vocabolario di parolacce, quanto per la struttura del racconto che è più adatta ad adolescenti, giovani o adulti piuttosto che a ragazzi e bambini.

Buona lettura a tutti.

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