Next e altri racconti – Philip K. Dick

6 racconti per 6 film

Non tutti sanno che molti film a tema fantascientifico degli ultimi anni sono tratti da romanzi o racconti di Dick. Dal “giovane” Minority Report (film del 2002 per la regia di Spielberg e Tom Cruise come protagonista) al “fanciullo” Next (2007, con Nicolas Cage) al “vecchio” Blade Runner… Confesso che fino a poco tempo fa neppure io sapevo che alcuni film che mi hanno appassionato erano tratti da suoi racconti.

Avrete capito, dagli altri libri che ho letto, che Dick è un autore che mi piace (anche se mi mette un po’ di angoscia), sicché ho approfittato subito del libro “Next ed altri racconti” che “Fanucci Editore” ha pubblicato. Sì: sembra che questo editore detenga i diritti di pubblicazione, per l’Italia, di Dick, perché tutti i libri finora acquistati di questo autore sono pubblicati da loro.

Diciamo subito che la copertina del libro riprende (quasi integralmente) il cartellone del film e, ad un osservatore distratto, potrebbe sembrare che il libro contenga solo quel racconto (la frase “e altri racconti” non è scritta molto grande). E questo può trarre in inganno per due motivi: Next è un racconto di circa 40 pagine, quindi troppo corto per diventare un film. Ed il film (da quello che ho capito leggendo la trama e vedendo alcuni trailer) è abbastanza diverso dal racconto. Insomma gli sceneggiatori si sono semplicemente ispirati, ma non hanno trasposto in versione cinematografica le vicende del ragazzo dorato (il protagonista di Next).

E questo, d’altronde, è successo un po’ con tutti i racconti: ho visto tre dei sei film tratti da queste storie e tutti, molto o poco, sono stati modificati.

Scusate: ancora non vi ho detto quali sono i sei racconti e quali film sono stati tratti. Fra parentesi metto il titolo del film ed un link a wikipedia (o altra fonte) per saperne di più.

Elementi comuni dei sei racconti sono l’ambientazione nel futuro (più o meno remoto), la guerra fra le nazioni, o fra terrestri ed extraterrestri – in qualche caso la guerra civile. In tutti i casi il protagonista è più o meno oppresso, si trova al centro di una macchinazione o di un complotto (in “Impostore” è il protagonista stesso la macchinazione, ma se ne accorge solo alla fine) o comunque viene “sfruttato” da altro per raggiungere un certo scopo.

Come accennavo prima, altro punto in comune di tutti i racconti è che il finale – e a volte la storia intera – sono stravolti rispetto al film (almeno dei 3 film che ho visto completamente). Per farvi un esempio: Rapporto di minoranza (il racconto) ha un senso completamente diverso da Minority Report (il film). Mentre nel film il protagonista deve sfuggire ad una cospirazione e dimostrare la sua innocenza, nel racconto il protagonista conviene che quanto predetto dai precog è la cosa giusta da fare e agisce in tal senso, dando corpo alla precognizione (no, non vi dico fisicamente cosa fa, sennò che gusto ci sarebbe a leggerlo?). Non solo: mentre nel film trionfa il libero arbitrio dell’uomo, nel libro trionfa la compattezza dell’istituzione, dove il sacrificio di uno per salvare l’istituzione o il gruppo a cui appartiene è visto come gesto nobile e dovuto. Un ultima differenza fra racconto e film: i precog nel film sono persone normali con questo dono in più. Nel libro sono degli “idioti”, nel senso che la facoltà precog ha preso il sopravvento e non hanno, praticamente, altre facoltà. E sono, inoltre, deformi, idrocefali, trattati quasi come vegetali.

Ma non pensate che tutte queste discrepanze fra racconto e film diano noia. Io personalmente li prendo come 2 prodotti diversi, con alcuni punti di contatto fra loro, ma che non sono interdipendenti.

Personalmente mi ha sorpreso “Impostore”: degli altri – conoscendo lo stile letterario di Dick – mi aspettavo già un po’ il finale. Ma in questo racconto il finale che immaginavo tardava ad arrivare e mi stavo quasi convincendo che Dick avesse scelto un lieto fine, o almeno un finale diverso. Purtroppo, e per fortuna, no. “Purtroppo” perché il finale distrugge il genere umano (spesso Dick la da vinta agli extraterrestri). “Per fortuna” perché, altrimenti, avrei dubitato si trattasse di un romanzo di Dick.

Se volete concedervi qualche lettura sotto l’ombrellone il libro fa per voi. Però attenti, perché – come dicevo all’inizio – i racconti di Dick tendono ad avere un “retrogusto” un po’ amaro, fanno emergere una vena di angoscia. Forse questa serie di racconti è quella più leggera, che lascia meno amaro in bocca, e se volete iniziare con questo autore forse dovete partire proprio con questa raccolta di racconti. Però credo che, comunque, ognuno si porrà delle domande su cosa è giusto e cosa no dopo aver letto Rapporto di minoranza. Oppure ci si chiederà quanto sia reale, nel nostro mondo, il rapporto fra potere economico e governo descritto in “I labirinti della memoria”.

Insomma, può essere una buona distrazione contro il caldo estivo, ma sicuramente non è uno di quei libri – come quasi tutti quelli di Dick – che vi lascerà di umore scherzoso.

Buona lettura.

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