Martin Eden (Jack London)

Storia di un giovane che si mette a studiare per scoprire la vita ma che non ne rimane soddisfatto…

Iniziamo subito col dire che ho avuto dubbi se mantenere ancora questo blog. Jack London fa dire a Martin Eden “Sì, le persone che non sanno scrivere scrivono troppo sulle persone che scrivono” (capitolo 32).

E’ forse uno sfogo dell’autore stesso sui vari recensori e opinionisti che non hanno abbastanza spunto per scrivere qualcosa di successo e si “divertono” a stroncare gli altri (almeno è quello che ho capito dal romanzo).

Insomma: io non so scrivere – me la cavicchio (non scrivo troppe castronerie) ma non sarò mai in grado di scrivere come Jack London o Hemingway o Joyce o i tanti altri autori con cui ho arricchito la mia biblioteca. Mi domandavo, quindi, se fosse opportuno continuare a scrivere. Ho risposto di sì giustificandomi col fatto che le mie non sono recensioni vere e proprie ma piuttosto un tentativo di coltivare una passione per i libri.

Ma andiamo al libro.

Un giovane, Martin Eden, appena maggiorenne, vive facendo svariati lavori. Quello che lui preferisce è il marinaio: gli permette di viaggiare per il mondo e di mettersi da parte piccoli gruzzoli che gli consentono di stare qualche settimana sulla terra ferma quando finisce un viaggio.

Una sera è invitato a cena da una famiglia borghese: ha salvato Arthur da una rissa e lui – d’accordo coi genitori, il fratello e la sorella – per ringraziarlo lo invita in casa sua. E’ in quella casa che Martin conosce Ruth, sorella di Arthur, e se ne innamora: per la sua bellezza ma anche per la sua cultura. Si rende conto della differenza di stato sociale, ma è anche consapevole della personale intelligenza e sagacia e decide di fare un salto di livello.

Martin ama i libri, ma finora aveva letto cose a caso. Decide quindi di mettersi di impegno per arrivare ad essere visto con occhi diversi dalla famiglia di Ruth, per essere visto da pari. Per fare ciò si mette a studiare: ha un po’ di soldi da parte guadagnati con l’ultimo viaggio e si concede qualche settimana per iniziare la sua “evoluzione”. E chiede a Ruth un aiuto, per avere la scusa di continuare a vederla.

Anche Ruth sente una certa attrazione verso Martin. All’inizio non la capisce (è più un’attrazione fisica). Anzi: sembra non volersene accorgere proprio a causa delle differenze di classe sociale. Ma alla fine cede: a forza di frequentare Martin riconosce che è attratta da lui.

Nonostante fasi alterne di fortuna (poca) e sfortuna (molta), Martin decide di cimentarsi anche nella scrittura. Studiando ha scoperto i sistemi usati dagli altri: smonta le tecniche usate da autori famosi e cerca di sfondare con i suoi scritti. Ma, appunto, non ha fortuna. Escluso piccole pubblicazioni le riviste rifiutano i suoi racconti. Martin si abbassa anche a fare “lavoro di cucina”, cioè scrivere qualcosa di livello inferiore, pur di ricevere un po’ di soldi per andare avanti.

Purtroppo le cose non vanno bene: Martin si deve cimentare in altri lavori mentre continua a frequentare Ruth e a studiare e scrivere. Si trova a fare il lavandaio, è costretto ad impegnare alcuni dei suoi beni, ma non demorde: è convinto che il successo sia sempre più vicino.

Ma le cose ancora non cambiano. Il periodo è brutto per Martin: Ruth e la sua famiglia vorrebbero che lui trovasse un lavoro “serio”. Ma siccome Martin si ostina a scrivere (e si ritrova ad essere descritto come agitatore di folle) Ruth lo abbandona. Anche la famiglia di Martin (le due sorelle coi loro mariti) cercano di fargli capire che sarebbe opportuno lui trovasse un lavoro fisso. C’è solo un amico – poeta e scrittore – che continua a supportarlo, ma alla fine muore e Martin rimane solo, indebitato, senza la possibilità di andare avanti.

E’ a quel momento che arriva un primo assegno per un opera che Martin aveva spedito ad una rivista. E da quel momento i soldi cominciano letteralmente a piovere nelle tasche di Martin, tanto che si ritrova ad essere, nel giro di poche settimane, una persona di notevole successo, che i borghesi si litigano per avere a cena. Anche i genitori di Ruth cambiano completamente approccio verso di lui e cercano di far ricongiungere i due ex-innamorati. A Ruth piacerebbe, ma Martin si è ormai disilluso e non prova più amore per Ruth.

Eppure – si domanda Martin – il lavoro che gli ha dato il successo è stato tutto rifiutato per mesi o anni. Da quando arriva al successo tutti fanno a corsa per pubblicare sui scritti. E tutto il materiale che in passato era stato rifiutato da decine di riviste adesso diventa di colpo oro colato. Tutti lo vogliono, tutti sono pronti a pagare cifre enormi per averlo. E Martin entra in una depressione totale: perché prima i suoi scritti venivano rifiutati ed ora sono osannati? Eppure lui non ha fatto nessuna modifica: è tutto lavoro composto settimane e mesi prima, inviato decine di volte e decine di volte rifiutato.

E qui ancora si intravede lo sfogo di London sul sistema editoriale dell’epoca. Il racconto (da quanto dicono le note) è autobiografico. Non tutto quello che accade a Martin è accaduto anche a Lonon, ma sicuramente l’autore ha trovato le stesse difficoltà di Martin coi suoi primi lavori. E da li forse nasce quello sfogo, che ho riportato nel primo paragrafo, verso i recensori o chiunque scriva di libri.

La storia di Martin si conclude in modo tragico: ormai stanco della vita decide di partire per una crociera e raggiungere i mari del sud, dove – su un’isoletta – ricordava una valle verdeggiante. L’idea era quella di costruire una casa in quella valle, lontano da tutti (ma con la possibilità di invitare pochi amici veri). Ma non ci arriverà mai…

Buona lettura.

Evasori : chi come quanto : L’inchiesta sull’evasione fiscale (Roberto Ippolito)

Un resoconto sull’Italia che evade le tasse.

Questo libro l’ho letto a pezzi: prima un capitolo, poi una pausa (magari un altro libro), poi l’ho ripreso… e finalmente l’ho finito. E vi confesso che limiterò il post a poche righe perché non credo ci sia molto da dire sul contenuto.

Attenzione, quanto detto sopra non significa che non abbia ritenuto il libro interessante, ma piuttosto che il libro è pieno di fatti risaputi. Ogni capitolo riprende, infatti, storie più o meno conosciute (articoli di giornale, statistiche, inchieste della Guardia di Finanza o di trasmissioni televisive). I dati, insomma, sono tutti pubblici: l’autore ha il merito di averli riorganizzati e presentati in forma più semplice.

Perché mi ha interessato questo libro (e perché l’ho comprato)? Non ricordo in quale trasmissione – ormai 3-4 mesi fa – vidi l’autore che parlava del libro. Mi colpì una sua affermazione, che non ricordo a memoria, ma suonava più o meno così: “ho scritto il libro perché la gente si arrabbi”. Insomma: l’intenzione di Ippolito era quella di far crescere l’indignazione per il fenomeno tutto italiano dell’evasione fiscale.

Purtroppo, però, noi italiani siamo un po’ controversi in questo. Spesso sbraitiamo indignati verso gli evasori, ma molti non si lasciano scappare qualche occasione per pagare meno tasse. Causa di questo fenomeno, secondo alcune argomentazioni del libro, è anche l’alta tassazione italiana, che invoglia a evadere. Altri esperti, in altri punti del libro, dicono (ovviamente) che se tutti pagassero le tasse l’imposizione fiscale sarebbe più bassa. Il classico cane che si morde la coda, dico io.

Sono consolanti, comunque, alcuni dati raccolti nel libro, che dimostrano che la Guardia di Finanza non sta con le mani in mano. Vengono riportati alcuni episodi degli anni recenti (2006-2008) di “recupero” di tasse a personaggi famosi. E viene ripreso anche l’episodio del 2008 relativo alla pubblicazione dei dati fiscali dei contribuenti, dati fiscali tolti dalla consultazione pubblica dopo un intervento del garante della privacy. Ed anche in questo caso Ippolito riporta – secondo me giustamente – due pareri: uno a favore ed uno contrario alla pubblicazione.

Insomma, un libro sul filone de “la casta”, che può far riflettere, che farà sicuramente arrabbiare qualcuno ma che, a quanto sembra, non ha fatto scalpore.

Per conto mio, purtroppo lo stile del libro rientra fra quelli che non mi piacciono molto (anche “la casta”, se ricordate il mio post, non mi è piaciuto granché). Però – come detto all’inizio – non lo ritengo privo di interesse. Se volete leggerlo, sicuramente non vi dispiacerà. Però preparatevi ad affrontare tanti numeri e a riempirvi al testa con migliaia e milioni di euro. E sconsiglio la lettura a chi soffre di ulcera gastrica: il libro può far aumentare la vostra acidità… A parte gli scherzi: è un libro che richiama alla memoria situazioni note e meno note, e che fa una fotografia dell’Italia fiscale. Ogni capitolo riporta in fondo le note per verificare i dati riportati. E’ un’inchiesta ben strutturata, raccontata con un po’ di ironia, un po’ di sarcasmo ed un po’ di leggerezza. Leggerla non fa male, ma non aggiunge novità sostanziali alla situazione da tutti, bene o male, conosciuta.

Buona lettura.