Garfield : 30 years of laughs & lasagna (Jim Davis)

The life & times of a fat, furry legend!

Consiglio per i miei amici: mai farmi stazionare più di 10 minuti nei pressi (o peggio ancora: dentro) una libreria. Infatti mi sono bastati 10 minuti dentro la libreria Feltrinelli International di Firenze per tornare fuori con 4 libri, fra cui quello del titolo di questo post.

Garfield: è un gatto che amo, ma che avrei paura a tenere in casa, se non altro per la lotta che scaturirebbe fra me e lui per accaparrarsi l’ultima porzione di lasagne.

“30 anni di risate e lasagne” (più o meno è questa la traduzione del titolo) è una raccolta in lingua originale (inglese) che copre i 30 anni delle strip del peloso ammasso di lardo arancione. Il libro è diviso in 4 sezioni: le 3 decadi (1978-1988, 1988-1998, 1998-2008) e le 30 strip favorite dall’autore Jim Davis. Ogni sezione contiene anche alcune spiegazioni sulla personalità dei personaggi, su come sono nate alcune idee, sullo stile del fumetto. Per esempio si scopre che un “cane” speciale ha aiutato Garfield ad assumere la posizione eretta: Charles Shultz, l’autore di Snoopy, è stato il primo a disegnare Garfield su due piedi e c’è una strip dove Garfield, guardandosi allo specchio, vede Snoopy al posto della sua immagine riflessa (dichiarando infine che “sarà uno di quei lunedì…”).

Bella raccolta, davvero. Mi aspettavo solo che fosse più corposa, cioè ci fossero più strip. Non che siano poche (facendo un conto approssimativo dovrebbero essere oltre 500), solo mi aspettavo qualcosa in più.

A chi piace Garfield – ma anche a chi piacciono i fumetti in genere – consiglio questo libro. E consiglio proprio la versione originale perché, secondo me, le battute rendono di più. Sì, potrebbe esserci qualche problema con lo slang americano, ma secondo me nelle traduzioni si perdono alcuni spunti ironici. Parte delle vignette della seconda decade, per esempio, le avevo già lette in italiano: rileggerle in lingua originale mi ha dato qualcosa di più. E considerate che io non sono bravissimo in inglese, quindi se sono riuscito, io, a leggere e capire le strip, siete in grado anche tutti voi di farlo.

L’avversario (Tom Clancy con Martin Greenberg)

Storia di spionaggio industriale, arricchita con tentativo di colpo di stato, per la serie “Giochi di potere”.

Ebbene sì, mi sono lasciato ancora una volta attrarre da Tom Clancy, anche se il libro non è scritto, come altri, direttamente da lui ma solo in collaborazione con lui. Detto fra noi: mi sa che questo tizio si stia trasformando in un “marchio”, al di là della persona reale che è.

Ricordo a chi non consoce l’autore che la serie di libri che lo ha portato al successo è quella dei romanzi incentrati sulla figura di Jack Ryan, agente CIA che organizza la defezione dell’ “ottobre rosso” (da cui il film con Sean Connery nei panni del comandante del sommergibile russo) e che diventa, alla fine, presidente degli Stati Uniti (da questi libri sono stati tratti altri due film, ma ricordo il titolo solo dell’ultimo: al vertice della tensione).

La trama è pressoché uguale ad altri suoi libri: c’è qualcuno che tenta di fare qualcosa di cattivo (a volte ci riesce, in questo libro, invece, fallisce) e qualcun’altro che lo scopre e blocca l’azione cattiva, oppure ne limita le conseguenze.

Quello che mi è sempre piaciuto dei libri di Clancy è il ritmo narrativo: molto incalzante tanto che mi costringe a concludere la lettura nell’arco di pochi giorni (nonostante la storia sia sempre simile).

Non sto a farla lunga: vi racconto in breve l’ambientazione e, se vi piace la fantapolitica e le storie alla James Bond allora questo libro fa per voi…

La storia è ambientata in estremo oriente (Singapore, Malesia e mar della Cina) nell’anno 2010: l’agente Max Blackburn, responsabile della sicurezza per la stazione operativa della UpLink di quella zona, scopre i dettagli di una operazione illegale di grossa portata, finanziata dall’eterno rivale del suo capo. Per questa scoperta muore, ma riesce a salvare la ragazza che lo ha aiutato. La UpLink è in un momento di crisi: c’è qualcuno che tenta di scalarla e Gordian, il proprietario e fondatore, deve prendere decisioni forti per salvarla. E’ sempre il suo avversario, Cane, che cerca di scalzarlo e lo fa per prendere possesso di informazioni molto particolari: le chiavi di cifratura di alcuni sistemi di sicurezza militari, che permetterebbeo ad una associazione di malavitosi di attuare un piano rivoluzionario che prevede la cattura dei maggiori esponenti politici americani ed asiatici. Come sempre, fra colpi di scena e azioni mozzafiato, il bene trionfa, gli eroi salvano il mondo (e vengono vendicati) e tutto torna alla normalità.

Un ultima nota: Tom Clancy produce molte serie di libri, sempre incentrate su fantapolitica e spionaggio. Oltre a questa (“Giochi di potere”) è abbastanza famosa la serie “Splinter Cell”, da cui vengono ricavati gli omonimi videogiochi. Volevo solo far notare una differenza: la serie Splinter Cell è praticamente la sceneggiatura del videogioco, mentre la serie “Giochi di Potere” è scritta più in forma di romanzo. In Splinter Cell, praticamente, ci si immedesima con l’agente segreto e quasi tutte le azioni vengono descritte in prima persona. In Giochi di Potere la struttura è diversa: la storia viene narrata da entrambi le parti in gioco, ci sono più personaggi e più punti di vista.

Ribadisco: a chi piace il genere consiglio il libro – anche se non lo candiderei per un premio letterario. Quello che voglio dire è che il libro è scritto bene, in buon italiano, chiaro; ma non potrà mai essere confrontato con opere di Mann, Tolkien, Dick, Joyce o qualsiasi altro grande autore.

La Montagna Incantata (Mann): finito (o quasi)

Così stava coricato, e così, in piena estate – l’epoca del suo arrivo – si compì, senza che egli ci pensasse, un’altra volta l’anno, il settimo.

Mann – La Montagna incantata – Cap VII – Il colpo di tuono

E così sono arrivato (finalmente) a fine. O quasi. Prima di scrivere il post definitivo, infatti, voglio leggere anche l’apendice che ho trovato in questa edizione. Si tratta di una lezione che Mann stesso ha tenuto a Princeton per un corso di letteratura.

E, leggendo gli ultimi capitoli, ho ripensato alle ultime impressioni. Ho trovato la “Montagna” un libro molto particolare. Il protagonista oscilla fra la figura dell’eroe e dell’antieroe. Segue un cammino di iniziazione (molto simbolico il numero 7: 7 anni di Castorp nel sanatorio, 7 le tavole a cui si è seduto per i pasti; 2 episodi di “morte e resurrezione” e accesso ad un livello ci conoscenza più alto). Ma questo cammino di iniziazione non sfocia in nient’altro che una sempre più forte apatia e svogliatezza per la vita.

Insomma, il libro mi ha lasciato senzasioni diverse. Se per certi versi mi sono affezionato ad Hans Castorp, per altri non condivido (ed anzi mi fa quasi rabbia) il suo comportamento in determinati momenti. Ho ammirato il cugino Joachim, ma non ho condiviso tutte le sue scelte. Ho apprezzato le discussioni fra l’umanista-framassone Settembrini ed il quasi-gesuita Naphta, anche se alcune mi sono rimaste ostiche.

Vi prometto che durante le vacanze di Natale scriverò il post definitivo su questo libro. Per ora vi auguro Buon Natale.

Ce la posso fare…

Ormai ci sono: mancano poco più di 100 pagine alla conclusione della mia personale “scalata” de “la montagna incantata” di Mann. Cercherò di completare l’impresa entro Natale, compresa l’appendice (una lezione tenuta da Mann, sulla sua opera, presso l’università di Princeton).

Un elemento portante dell’opera, di cui ho avuto conferma piena e soddisfacente negli ultimi capitoli letti, è che si tratta di un cammino di iniziazione, di crescita. L’eroe (Hans Castorp) diventa “adulto” nel suo soggiorno in quel sanatorio.

Ma non voglio raccontarvi niente adesso: se tutto va bene entro 2 settimane scriverò il post definitivo su questo libro che mi ha impegnato per… molto tempo (eh sì, non so se ho perso il conto o se, come il protagonista, non mi rendo più ben conto del suo scorrere).

Se pensate a questo libro come regalo di Natale, posso confermarvi che può essere azzeccatissimo per una persona di buona cultura, intelligente, e con la voglia di crescere insieme al protagonista (attenzione: questo non significa che siano le mie caratteristiche… io infatti ho trovato qualche difficoltà a seguire alcuni passaggi). E magari una persona che abbia anche sufficiente tempo da dedicare alle oltre 1200 pagine del libro…

A presto!

Brisingr (Christopher Paolini)

E la trilogia diventa tetralogia…

Eh sì, chi si aspettava, con questo libro, l’ultimo capitolo della saga dell’eredità, dovrà aspettare fino al prossimo libro (salvo ulteriori sorprese). A cosa questa estensione? Nella pagina dei ringraziamenti lo stesso Christopher spiega che a causa della complessità della storia è stato necessario aggiungere un libro…

Ma com’è questa parte della storia? A livello stilistico e letterario segue la tradizione del secondo libro e probabilmente anche in questa stesura ci sono (mia ipotesi) più mani che hanno aiutato l’autore a dipanare la storia. Non voglio sminuire l’opera e la fantasia di Paolini, ma fra il primo libro (Eragon) e i seguenti due (Eldest e Brisingr) si nota una netta differenza: il primo (scritto da solo) è più semplice e lineare, dal secondo (e soprattutto con Brisingr) la storia assume complessità, i personaggi assumono maggior spessore e indipendenza… Se volete sapere qualcosa di più sui precedenti due libri vi rimando al mio precedente post, e al mondo creato sul web (il sito della trilogia tetralogia)

Il riassunto del libro? Sarebbe un po’ complesso e rischierei di rivelare troppo rovinando la lettura. Per darvi un’idea, però, posso dirvi che le truppe dei varden si stanno piano piano avvicinando alla reggia di Galbatorix: devono conquistare la città di Feinster (e là si concluderà il libro). Nel frattempo Eragon aiuta il fratello Roran a liberare la fidanzata Kathrina, partecipa all’incoronazione del nuovo re dei nani, torna in Ellesmera (la foresta degli Elfi) per continuare l’addestramento (e scoprirà molte cose sul suo conto) e “troverà” Brisingr (non vi dico chi/cosa è, sennò addio sorpresa).

Insomma, fra i tre è il libro con più colpi di scena (si scoprirà, per esempio, chi è il vero padre di Eragon, così come si capirà da dove deriva tutta la potenza di Galbatorix). E’, però, un libro che prepara allo scontro finale: in queste pagine si nota una crescita di Eragon, una consapevolezza sempre maggiore di cosa è e quale sia la sua missione. Non vi aspettate, insomma, eventi risolutivi su (quasi) nessun fronte; si nota, anzi, un certo equilibrio e – vi confesso – la mia paura è che il prossimo libro (a cui forse si demandano troppe cose) vada oltre le 1000 pagine o sia ulteriormente spezzato in due.

Sì, il ragazzo (Christopher) è cresciuto e, anche se usufruisce tuttora dell’aiuto di un qualche staff, sicuramente ha una presa più salda sulla storia e sa gestirla meglio.

Consiglio di Natale: sì, questo è un libro che potrebbe essere regalato, specialmente ai giovani amanti del genere fantasy. O meglio ancora regalare i tre libri. Ma attenzione: qualcuno paragona il fenomeno Paolini a Tolkien, ma (almeno per ora) non è Tolkien. Potrà arrivarci: le potenzialità sembrano non mancargli, ma le sue storie devono ancora raggiungere lo spessore del Signore degli Anelli o dello Hobbit o, tanto meno, del Silmarillon… Comunque, come già detto in altra occasione, credo valga la pena seguire questo autore.

Buona lettura.