La penultima verità (Philip K. Dick)

La lotta fra pochi oligarchi per il controllo dell’umanità dopo la terza guerra mondiale

Lo confesso: ho iniziato qualche settimana fa a scalare “La montagna incantata” di Mann, ma ho dovuto già prenderemi una sosta perché si tratta di un libro un po’ pesante… Ed ho approfittato di questa “sosta” per leggermi il romanzo che dà il titolo a questo post.

Chi ha già letto qualcosa in questo blog sa che apprezzo Dick e che compro i suoi romanzi, ormai, ad occhi chiusi. Per chi non conosce Philip K. Dick basta ricordare che film come “Minority Report”, “Paycheck”, “Next” e (per me mitico) “Blade Runner” sono stati tratti dai suoi romanzi.

L’autore scriveva negli anni ’60 ed era influenzato moltissimo dalla guerra fredda e dalla paura di una nuova guerra, tutta nucleare, fra i due blocchi (USA-URSS). Ma si notano anche influenze tecnologiche (era l’epoca dei primi computer): Dick riesce a capire le potenzialità della tecnologia, ma rimane bloccato sui dispositivi dell’epoca. Per esempio, il supercomputer presente nel romanzo appena letto è capace di moltissime cose, ma usa come meccanismo di output le schede perforate…

Ma andiamo al romanzo (senza rivelare troppo della trama)…

Terza guerra mondiale: a causa delle armi (nucleari) molti uomini riescono a sopravvivere rifugiandosi in “formicai” sotterranei: edifici costruiti sotto molti metri di terra, organizzati tipo super condominii (qualche migliaio di persone comandate da un presidente eletto e controllate da un commissario politico). La vita nei formicai è dura: si condividono le poche risorse così come i bagni, si sta in tanti in un piccolo monolocale, si deve lavorare per riparare o produrre “plumbei”, robot che sulla superficie continuano a combattere la terza guerra mondiale al posto degli umani. O almeno così viene detto agli abitanti dei formicai.

Contrariamente a quanto sia spettano gli abitanti dei formicai, sulla superficie pochi uomini si dividono il pianeta. Le due potenze si sono alleate e, sotto il controllo di un unico uomo, gestiscono le risorse planetarie. E tengono gli abitanti dei formicai rinchiusi sotto terra fornendo loro notizie tanto drammatiche (la guerra continua, la superficie è inabitabile) quanto false, il tutto attraverso il fantoccio di “Talbot Yance”, il “protettore”, animato da un megacomputer.

Nicholas St. James, presidente eletto del formicaio Tom Mix, è costretto a risalire in superficie per recuperare un pancreas artificiale che permetta al suo amico Souza di restare in vita (e, di conseguenza, permetta a tutto il formicaio di produrre la dovuta quota di plumbei). Si aspetta, appena uscito, una morte quasi certa, ma invece si ritrova in un mondo completamente diverso a quello che gli presentava la TV via cavo del protettore. All’inizio non capisce quasi niente, ma poi inizia a comprendere la verità, anche grazie all’incontro con il “vero” Talbot Yance (o almeno qualcuno che assomiglia moltisismo al fantoccio-Yance).

Brose, il capo dell’ “Agenzia” che controlla i formicai e manovra il fantoccio Yance, è un uomo egoista che si è riservato (anche imbrogliando, da quanto si intuisce) il meglio di quello che è rimasto dopo la terza guerra mondiale. E’ attraverso la sua agenzia (ed i suoi uomini-Yance) che costruisce le notizie false da propinare ai formicai, perché la gente resti buona, nascosta sotto terra, a produrre quei plumbei che – in realtà – verranno usati come servitù nelle mega ville dei nuovi proprietari terrieri. Lui ha confiscato, tanto per fare un esempio, tutti gli organi artificiali esistenti sulla terra, per usarli lui stesso: a 80 anni solo il suo cervello è ancora originale: cuore, pancreas, fegato e quasi tutti gli altri organi sono stati sostituiti con organi artificiali.

Il problema degli organi artificiali è molto sentito: una sola ditta li produceva prima della III guerra mondiale, ed ora è stata distrutta. E nessuno sa come costruire nuovi organi artificiali. Quindi chi controlla gli organi artificiali ritrovati nei magazzini militari controlla la propria vita e decide di quella delle altre persone. Nicholas dovrà scontrarsi con questa realtà, e con il fatto che – per ora – solo Brose possiede un pancreas artificiale e non ha nessuna intenzione di cederlo a qualcun altro…

Runcible è un “concorrente” di Brose. Lui cerca di “tirar fuori” dai formicai la gente, per farla abitare nei suoi condomini. Saranno ancora schiavi, costruiranno plumbei per Runcible, ma a condizioni sicuramente migliori di quando stavano sotto terra. Ovviamente a Brose la cosa non va giù, e cerca di rovinare Runcible con ogni mezzo.

E’ in atto, insomma, sulla superficie terrestre, una lotta per il potere assoluto, una lotta combattuta a forza di imbrogli e di colpi bassi. E in questa lotta si inserisce un personaggio molto particolare: Lantano, un uomo-Yance molto dotato e molto giovane. Tutti credono che la sua pelle sia rossiccia per le bruciature da radiazioni, ma si scoprirà poi che si tratta di un indiano Cherokee venuto dal passato grazie ad una macchina del tempo proiettata da Brose nel suo tempo per attuare un imbroglio verso Runcible… Ed il tempo, beffardo, si è lasciato controllare da Lantano che, vecchio ormai di 600 anni, attuerà un piano per scalzare Brose. E’ Lantano l’uomo che somiglia a Yance, anzi: è stato lui ad ispirare il fantoccio, ed ora è pronto ad impersonare realmente la figura che controlla i formicai, con l’intenzione di far risalire tutta la popolazione, gradualmente, alla superficie.

Riuscirà questo piano? E se riuscirà, Lantano farà veramente evacuare i formicai? Oppure – una volta appropriatosi dell’immenso potere di Brose – comanderà lui stesso i formicai esigendo, magari, ancora più sacrifici? E Nicholas, che ormai conosce tutta la verità e che è tornato nel suo formicaio con un pancreas artificiale (trovato in un magazzino militare ancora non saccheggiato da Brose), racconterà la verità ai suoi compagni? E loro lo crederanno?

No, non sono domande per tenere la suspance e obbligarvi a leggere il libro… Il racconto finisce proprio così: con uno Yance che annuncia la fine della guerra (si sospetta sia Lantano, ma lo è realmente?) e promette il ritorno alla luce del sole, e con un Nicholas chiuso ancora nel suo formicaio, che non ha ancora detto tutta la verità ai suoi compagni. Cosa accadrà lo dovrà decidere il lettore, portando avanti la storia come ritiene più opportuno…

Un bel romanzo, non c’è che dire. A parte alcune ingenuità di Dick (sulla parte informatica, ingenuità comprensibilissime visto l’epoca in cui scriveva) ed un paio di errori di “battitura” nel testo, devo dire che è uno dei romanzi di Dick che più mi ha affascinato. E’ il concetto di controllo totale, con le falsificazioni e le notizie “lette” in certo modo che mi ha affascinato. Ormai non sono più un ragazzo ingenuo e so da tempo che l’obiettività di una notizia non esiste: ognuno, anche involontariamente, la leggerà con il proprio background, cercando di mettere in risalto quello che lui vuole. Ma in questo romanzo tutto ciò diventa un’arte: l’arte della menzogna.

Quello che più inquieta del romanzo è la metodologia usata per “costruire” le notizie, e l’ingenuità con cui gli abitanti dei formicai (molti dei quali hanno vissuto sulla terra prima della guerra) “bevono” le falsità nonostante ci siano piccoli errori. Solo qualcuno si rende conto di qualcosa, ma non è comunque sicuro… L’inquietudine deriva dal fatto che, purtroppo, queste cose sono molto realistiche. No, non siamo (spero) ancora all’invenzione completa della notizia, al complotto globale, ma sicuramente la gente (anzi: la folla) si comporta come descritto nel romanzo: crede quasi incondizionatamente a quello che viene detto. E tutto questo nonostante ai giorni nostri abbiamo, in internet, un potente alleato contro la disinformazione. Eppure vedo gente credere a storie bislacche come quelle delle scie chimiche, oppure di ingarbugliati complotti legati agli attentati alle torri gemelle, o ancora ad altre mille presunte verita che – se fossero analizzate solo con un briciolo di attenzione – si dimostrerebbero fandonie o, almeno, notizie poco accurate.

Vabbè, ho detto anche troppo. Non pensate ai miei commenti extra libro, ma valutate dalla trama se potrebbe piacervi. Io vi consiglio di leggerlo: secondo me ne vale veramente la pena. E non trovate scuse sul fatto che è un libro di fantascienza: di fanta-scienza ne trovate veramente poca, mentre troverete molta fanta-politica.

Buona lettura.