Racconti dell’impossibile (E. A. Poe)

Raccolta di 10 racconti impossibili

Avevo già letto qualcosa di Allan Poe (altra raccolta sul mistero…) e quindi sapevo cosa aspettarmi, ma sinceramente questa seconda raccolta mi è emozionato un po’ meno… Certo, ci sono racconti ironici, vengono descritti panorami da favola (o forse sarebbe meglio dire altamente esoterici), vengono riportati discussioni col diavolo e dispetti di demoni… però sono rimasto un po’ meno colpito rispetto alla mia precedente lettura.

Diciamo subito che – secondo la suddivisione di Baudelaire – questa raccolta è un miscuglio di racconti che non trovano posto nelle altre raccolte (permettetemi di interpretare a modo mio quello che viene detto nei primi righi dell’introduzione). Però concordo con l’introduzione che l’originalità regna anche in questi racconti. Continuando nella mia interpretazione e paragonando questi racconti a ciò che in musica potevano essere i “b-sides” (i lati B dei 45 giri, di solito relegati a brani di minor spessore) devo confessare che l’originalità non manca, anche se espressa leggermente sotto tono rispetto ad altri racconti.

Per dirla in parole povere: merita leggere questo libro? Sì, senz’altro merita, ma non ci aspettiamo le punte di eccellenza di altre raccolte di Poe.

Non voglio solo stroncare: iniziamo col descrivere i lati positivi. Il primo è sicuramente legato allo stile di Poe: la ricchezza espressiva (anche se a volte eccede con termini stranieri) e la sua mania di particolareggiare una descrizione (sia essa di un panorama reale che di un personaggio inventato) fanno apprezzare i suoi romanzi. E ricordiamoci che molte delle descrizioni rimandano a significati più profondi: ce ne accorgiamo leggendo i primi 2 racconti (“Il possedimento di Arnheim” ed “Il villino di Landor”), dove Poe descrive paesaggi veramente da fiaba e dove ogni particolare può rimandare a “cose nascoste” (simboli di purezza, del viaggio da intraprendere per la conoscenza, della morte e della vita, …). No, non pensate che io ne sappia molto e possa dissolvere il velo che separa il simbolo dal significato vero: ho riconosciuto i più classici (l’acqua che rappresenta la vita e la rinscita, il candore che richiama la purezza, …) e sto cercando di progredire in questa conoscenza, ed i racconti di Poe aiutano in questo senso.

Anche la descrizione dei personaggi (come accennato sopra) è molto accurata e ti fa capire alcune caratteristiche del personaggio da ciò che indossa, come si comporta e tanti altri piccoli dettagli – anche se, in questi racconti (soprattutto nell’ultimo: “il diavolo nella torre”) ho notato una minore cura in dette descrizioni.

Uno dei racconti che più mi è piaciuto è “gli occhiali”, in cui si racconta le vicissitudini amorose di una persona fortemente miope (ma non intendo riportare la trama). Anche se si intuisce il finale già a metà racconto, devo dire che è veramente carino leggerlo. Ed è forse il più “leggero” dei racconti di questa raccolta, dove simbologie e rimandi esoterici sembrano poco presenti (o forse sono semplicemente nascosti dalla freschezza del racconto).

Invece mi ha lasciato un po’ perplesso il racconto “x-ando un pezzo” (“X-ing a paragrab” in lingua originale). Forse dipende dalla traduzione, nel senso che – forse – in lingua originale ci sono tutta una serie di giochi di parole che lo rendono maggiormente comprensibile, mentre tradotto perde una parte del suo significato. Nel racconto due editori di quotidiani della stessa città si affrontano a colpi di caustici editoriali, solo che alla fine uno dei due (che ama usare moltissimo la “o”) deve pubblicare il suo pezzo sostituendo ad ogni “o” una “x” (da qui “x-are”) perché non trova più “o” fra i caratteri mobili per la stampa. Secondo me in lingua originale ci sono molti più arzigogoli verbali di quelli che ha potuto riportare il traduttore (a proposito: la traduzione è a cura di Maria Gallone), ma non ne faccio una colpa a lei, è il pezzo che secondo me è particolarmente difficile da rendere in una qualsiasi lingua diversa dall’originale. A proposito: ho trovato la versione originale su Wikisource: ecco il link. Ma io ancora non l’ho letta e non so dirvi se le mie ipotesi sono corrette (e non essendo neppure bravissimo in inglese, credo che ci metterò un po’ verificarle).

Vabbè, concludendo: è un libro che merita leggere anche se non da le stesse emozioni di altri racconti di Poe. E’ un libro che può essere portato sotto l’ombrellone, e che non è difficile da “digerire”; e poi costa poco (io l’ho trovato a 2 euro fra le offerte del supermercato). Ci sono alcuni racconti “leggeri” e spumeggianti (“gli occhiali”) ed altri più profondi. Sì, vi consiglio di fornirvi di una copia e di gustarlo.

Buona lettura.

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