Pochi inutili nascondigli (Giorgio Faletti)

Sette racconti, sette tentativi di fuga, sette incursioni nel paranormale

Sì, Faletti è uno degli autori che amo leggere, uno di quelli per cui sono (quasi) pronto a comprare (quasi) ad occhi chiusi un nuovo libro. Ed infatti appena uscito “Pochi inutli nascondigli” l’ho acquistato. Purtroppo mi ci è voluto un po’ prima di iniziare la lettura e altrettanto per scrivere questo post.

Il “quasi” è dovuto ad una mia – chiamiamola così – avversione al “paranormale” che ormai “popola” tutti i racconti di Giorgio. Però mi piace moltissimo lo stile di scrittura di Faletti: per me compensa ben oltre la mia allergia alle cose inspiegabili. Se devo dirla tutta, comunque, il primo racconto (Io uccido) è stato un bellissimo thriller in cui non c’è traccia di eventi che vanno oltre la comprensione logica (anche la follia dell’omicida aveva una sua logica). Ma ogni autore ha diritto a scrivere quello che preferisce, e se quello che scrive lo scrive bene mi fa piacere leggerlo. Ma iniziamo a parlare del libro…

L’opera è una raccolta di sette racconti (alcuni “lunghi”, altri di poche pagine) che Faletti propone al suo pubblico. Non so se sono testi nel cassetto ritirati fuori per cavalcare il successo dei precedenti libri oppure se è materiale fresco. Fatto sta che lo stile è sempre quello solito dell’autore (anche se in un racconto ho notato un certo cambiamento, ma più di tono che di stile).

Non sto a dilungarmi su ogni singolo racconto, dico solo che ognuno merita di essere letto, anche se in alcuni casi il paranormale la fa troppo da padrona (ecco che rispunta la mia avversione).

Oltre al sovrannaturale, l’aspetto che accomuna i racconti è la “fuga”, a volte vissuta in modo diretto dal protagonista, a volte nascosta fra le pieghe di qualcosa da dimenticare, a volte vissuta come l’unica via di scampo, a volte come unico riparo dal futuro che incombe. Il problema è che il titolo del libro ti fa già capire come va a finire: non c’è possibilità, per chi fugge, di nascondersi. Prima o poi dovrà affrontare ciò da cui fugge, dovrà richiamare alla memoria tristi ricordi, o dovrà arrendersi – infine – ad un inevitabile destino.

E’ un libro da portare sotto l’ombrellone? Mah, non saprei. Io preferirei leggerlo senza troppa gente in giro, magari dopo che il sole è tramontato, in un clima – diciamo – crepuscolare. Sarà il fatto che si tratta di racconti noir, sarà che anche lo stile di scrittura mi sembra crepuscolare… Per me ha lo stesso effetto del film Blade Runner: per gustarlo bene devo vederlo dopo le 22, magari in una giornata triste di pioggia…

Sicuramente è un libro da comprare (o farsi prestare) e leggere, anche per chi ancora non conosce il Faletti scrittore. Anzi: penso che per “iniziare” a conoscere i romanzi di Giorgio è forse meglio questa raccolta di racconti piuttosto che l’ultimo libro (Fuori da un evidente destino).

E’ tardi… vi auguro buona lettura e buona notte…

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