Il mondo nuovo / Ritorno al mondo nuovo (Aldous Huxley)

Potrebbe essere il futuro migliore?

Stavolta a consigliarmi questa lettura non è stato un autore attraverso un suo libro (come per gli utlimi due post che ho scritto), ma una amica e collega, che ringrazio calorosamente anche per avermi prestato il libro stesso… A proposito: forse è meglio se glielo restituisco…

Il libro contiene due scritti: il primo è il romanzo vero e proprio (Il mondo nuovo), il secondo è una raccoltà di riflessioni di Huxley sui temi affrontati nel romanzo applicati alla situazione mondiale attuale, intitolata – per l’appunto – Ritorno al mondo nuovo.

Ma com’è questo mondo nuovo? Sembra felice: la gente non ha grossi problemi, vive una vita “normale” senza grosse preoccupazioni, ma anche senza grosse emozioni. Sì, sembra tutto felice ma… c’è un grosso, angosciante, terribile “ma” dietro a tutto questo.

Huxley spiega parte dell’arcano subito dal primo capitolo: un gruppo di studenti in visita al “Centro di incubazione e di condizionatura di Londra Centrale”, guidati dal direttore del centro, riceve la spiegazione della fecondazione artificiale e, soprattutto, della tecnica Bokanovsky grazie alla quale si possono ottenere gruppi numerosi di gemelli (praticamente dai 20 ai 90 cloni tutti derivati dallo stesso ovulo fecondato).

A cosa servono così tanti cloni, e perché si nasce da un “flacone” invece che in modo naturale? Perché, “per il bene della società” le donne si sottopongono volontariamente all’asportazione delle ovaie? E come mai tante altre cose che a noi sembrano innaturali sono invece accettate ed osannate come successo della scienza in quel mondo?

Una spiegazione vera e propria la si evince solo da ricordi di persone inframezzati nei dialoghi fra i personaggi principali. Si sa che c’è stato un periodo di guerra che ha decimato la popolazione mondiale e che si è arrivati alla decisione di formare un governo mondiale a cui demandare il controllo di ogni aspetto della vita per ottenere il vantaggio della tranquillità sociale. Infatti – lato positivo del nuovo mondo – non ci sono rivolte, né guerre; si gode di una certa pace e di un benessere relativo.

La società è fortemente divisa in classi sociali: la prima classe (alfa) è quella che comanda, aiutata dalle persone della classe inferiore (beta). Le altre tre classi (delta, gamma ed epsilon) sono relegate a lavori più umili ed alienanti. Ma a tutti sta bene la propia posizione sociale: per forza, sono stati condizionati fin da piccoli a questo. Un feto Epsilon è stato malnutrito, strapazzato, durante la sua crescita in flacone, perché le sue caratteristiche fisiche e le sue predisposizioni portassero inevitabilmente ad una specifica condizione di vita e di lavoro. E dopo nato, ogni bambino riceve la sua dose di istruzione a suon di riflessi condizionati (come i cani di Pavlov) e di ipnopedia (condizionamento attraverso frasi ripetute nel sonno).

Tutto ciò è orribile, secondo il nostro metro di giudizio. Eppure il popolo adora questa condizione. Chi è delle classi inferiori non ha neppure la forza (e tanto meno la lucidità mentale) di pensare che la sua è una condizione di schiavitù: anzi, si ritiene fortunato (non devo prendere decisioni, il governo pensa a tutto per me…). Le classi più alte, a cui è stata lasciata una certa intelligenza, si trovano comunque in uno stato di benessere che li invoglia a lasciare le cose come stanno, e annullano volentieri la loro personalità per mantenere la “tranquillità”. E per aiutare tutti, poi, c’è il “soma”, droga sintetica, senza effetti collaterali, che ti permette – in base alla quantità assunta – di passare da un leggero stato euforico ad un isolamento terapeutico di pochi giorni.

Non voglio aggiungere più dettagli al “mondo nuovo”: è bene che lo leggiate. Uso questo paragrafo per dire che c’è un “piccolo” sconvolgimento quando un uomo vecchio stile (un “selvaggio”, nato da una madre e non da un flacone, cresciuto in una piccola “riserva” di selvaggi isolati dal resto del mondo e lasciati in quello stadio a scopo di studio) viene portato a Londra (luogo dove si svolge la maggior parte della vicenda). Chi lo porta in Europa lo fa principalmente per una rivalsaverso il suo principale ed i suoi colleghi, ma non sospetta che quel selvaggio possa sconvolgere così tanto le vite dei protagonisti e possa cercare di svegliare la popolazione dal loro sonno fatto di soma e tranquillità.

Ma tutto si chiude al meglio, almeno nell’ottica dei dirigenti del mondo nuovo: il selvaggio è visto solo come un animale, un fenomeno da baraccone. Lui non si sente parte di quel mondo e, alla fine, deciderà di andarsene nel modo più tragico.

Se uno pensa che questo “mondo nuovo” potrebbe diventare realtà viene preso dall’angoscia: è la negazione delle libertà fondamentali, della personalità, delle possibilità. Eppure, dice Huxley, la direzione che ha preso il mondo attuale ci porta più vicina al suo mondo nuovo che ad una qualsiasi altra situazione. Spiega questa sua visione in “ritorno al mondo nuovo”, in cui spazia dalle nuove tecnologie per il controllo delle idee, il condizionamento pre e post natale e la dittatura.

Perché, comunque la si voglia mettere, di dittatura si tratta. Quella del mondo nuovo è certo meno forte e violenta di quella orwelliana in 1984 o bradburiana di Fahrenheit 451. Quella del mondo nuovo è una dittatura appoggiata dal primo popolo (scampato alla catastrofe), che ha abiurato tutta una serie di libertà e la propria dignità di persona per garantire ai propri pseudo-figli (geneticamente sono loro figli, ma nascono in flacone, con processi scentifici e distaccati da ogni concetto di famiglia) la tranquillità.

Mi sono accorto che sto allungando troppo questo post. Mi verrebbero da fare riflessioni sulla situazione attuale (che – mi sembra – tende leggermente a quello che Huxley dice in “ritorno al mondo nuovo”, facendo presagire pessimi scenari per il futuro), ma andrei fuori tema. Posso solo dire che, in fondo in fondo, io sono abbastanza ottimista da credere che non arriveremo mai a quanto Huxley descrive. Spero nell’intelligenza delle persone.

Quasi dimenticavo… quando siamo in questo periodo dell’anno mi arrischio sempre a consigliare se portare o meno un libro in vacanza. Secondo me “il mondo nuovo” non si adatta al clima di festa di una spiaggia (o di altra località di villeggiatura). Niente vi vieta di portarvelo sotto l’ombrellone, ma se vi chiudete nelle vostre riflessioni mentre i vostri amici giocano a beach volley non rifatevela con me…

Buona lettura

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