Favole al telefono (Gianni Rodari) – con illustrazioni di Francesco Altan

mini favole per tutti i gusti …

Altro libro letto in questo periodo di assenza dal post. Ed altro libro per cui servono poche parole. Ma solo perché è un libro piccolo, come le favole che racconta.

A voler essere sinceri, si potrebbero dire tante parole per ogni singola fiaba che Gianni Rodari ha scritto per questo libro, ma allora il post diverrebbe illeggibile.

Un consiglio per i genitori di bambini piccoli: quando li portate a letto raccontate loro una favola. E se non avete fantasia o se avete raccontato a loro già tutti i classici, prendete questo libro (od altri libri) di Rodari e raccontate, una a sera, tutte le fiabe raccolte in esso.

Le fiabe di Rodari escono – per certi versi – dagli schemi delle favole classiche: strade fatte di cioccolato, pianeti in cui tutto e commestibile, numeri ed operazioni che diventano persone vere, nasi che scappano dalla faccia del proprietario perché questo continua a ficcarci i diti, bambini che diventano invisibili ma si accorgono che l’invisibilità gli costringe ad essere soli, errori di grammatica ed ortografia che provocano catastrofi…

Leggendo queste fiabe si nota un tema ricorrente di Rodari: l’amore che aveva per i bambini, amore che scaturiva nella voglia di lasciar loro un mondo migliore – mondo che anche loro possono e devono contribuire a costruire: nelle fiabe di Rodari sono proprio i bambini che fanno la figura migliore, rispetto ai grandi bacchettoni e paurosi.

Il consiglio, quindi, ritorna: fatevi una scorta di libri di fiabe di Rodari – specialmente se disegnati con lo stile allegro e simpatico di Altan – e leggete una fiaba a sera, insieme ai vostri figli.

Buona lettura.

L’universo e l’atomo (Angelo Mafrici)

Un po’ di fisica raccontata in modo semplice…

Sì, lo ammetto, è da un po’ che non scrivo. E infatti mi ritrovo i commenti di 4 libri da “postare” su questo blog. Il libro che sto “recensendo” (se mi permettete di usare questo termine) in questo post non merita molto tempo: è per questo che parto da lui.

Non che sia un brutto libro, anzi. Però non me al sento di spenderci troppe parole. Per farvi capire, almeno in parte, come mai l’ho comprato e letto devo confessarvi che la fisica e la matematica – come descrittori delle leggi naturali – mi affascinano: ho già letto libri che parlano di numeri primi, mi guardo volentieri programmi (e serie televisive) in cui c’è fisica e matematica, mi leggo saltuariamente articoli divulgativi di scienze. Ma non ho la capacità di trattare tali argomenti da esperto.

L’Universo e l’atomo è un libro che affronta la fisica a livello base, raccontando un po’ di cose, appunto, sull’universo, l’atomo, la relatività speciale e generale, ma senza osare troppo. Riconosco che ci sono piccole imperfezioni e semplificazioni dovute, appunto, alla necessità di rimanere “leggeri”, ma che non danneggiano la lettura e, anzi, aiutano la comprensione.

Purtroppo nel libro c’è anche qualche errore di gramamtica, forse dovuto ad una correzione di bozza troppo veloce ed un po’ trasandata. Ma anche in questo caso lettura e comprensione non ne risentono.

Nel suo complesso il libro è una via di mezzo fra un testo per ragazzi ed una illustrazione generalistica delle leggi fisiche che regolano l’universo. Devo dire che io mi aspettavo – dalla recensione trovata non ricordo su quale giornale – qualcosa di più: bene o male i concetti illustrati li conoscevo già. Alcuni li ho potuti approfondire (come la relatività), mentre altri li avevo già compresi leggendo altri testi.

Lo stile di scrittura è improntato ad una specie di dialogo fra un nonno – divulgatore scentifico ed il nipote curioso. Il nonno spiega alcune leggi usando anche esempi “pratici” o esemplificazioni semplificate. Il nipote, secondo me, fa poche domande (rispetto ai bambini di oggi): i suoi interventi servono soprattutto per guidare gli argomenti.

Consigliare o no il libro? Per certi versi (la trattazione troppo semplificata di alcui argomenti, la struttura stessa del libro) non sono molto convinto nel conigliarlo. E’ però vero che il contenuto c’è e non si dicono “bischerate” – se un ragazzo di una decina di anni mi chiedesse qualche consiglio su un libro di fisica probabilmente gli consiglierei questo.

A chi mi legge in questo post consiglio di valutare questo libro insieme ad alcune alternative (in una buona libreria vi sapranno consigliare): come introduzone ad alcuni concetti di fisica per ragazzi questo libro può essere un punto di partenza. Ma se i ragazzi a cui volete regalarlo hanno già scoperto un bel po’ di cose navigando in internet forse è meglio se cercate qualcosa di più specifico…

Può essere un punto di partenza anche per coloro che di fisica non ne sanno nulla e vogliono iniziare a capirci qualcosa… Il mio consiglio, però, rimane di andare in una libreria ben fornita, presso lo specifico scaffale, e sfogliare i libri proposti; magari leggere il primo capitolo e vedere se fa al caso vostro.

Buona lettura.

L’importanza di essere onesto (Oscar Wilde)

“The importance of being Earnest”

Partiamo subito dal titolo di questa opera (o meglio, commedia) di Wilde. Probabilmente scrivo cose già risapute dai molti, ma per chi non lo sa “Earnest” è un gioco di parole fra “onesto” (qualità) ed “Ernesto” (nome di persona), gioco di parole non traducibile in italiano, ma che va tenuto in mente quando si legge (o si vede) la commedia perché altrimenti perde una parte della sua ironia.

La commedia si svolge fra la residenza cittadina di Algernon Moncrieff e quella di campagna del suo amico John Worthing J. P. Entrambi sono giovanotti dell’alta società, ed entrambi hanno un piccolo “segreto” che provocherà qualche malinteso.

Il primo ha un amico (immaginario) di nome Bunbury che è malaticcio e, proprio nei momenti meno opportuni (per gli altri) ha una ricaduta che fornisce la scusa necessaria ad Algernon per svicolarsi dell’impegno.

Il secondo ha, invece, un fratello (immaginario) di nome Ernest che combina guai, gira il mondo e – praticamente – offre una ottima copertura a John per spostarsi, ogni tanto, dalla campagna alla città. Sì, perché quando John è in campagna, è John, mentre quando va in città diventa Ernest.

La storia è di quelle semplici: John, nei panni di Ernest, si innamora di Gwendoleen – cugina di Algernon – amore osteggiato dalla madre di lei perché John/Ernest è un orfano (anche se cresciuto da una famiglia nobile) che non ha agganci in famiglie nobili di un certo livello…

John è anche tutore di una giovane ragazza, Cecily, che risiede presso la sua residenza di campagna.

E, come nelle migliori commedie, scoppia il casino.

John vuole sposare Gwendoleen, ma oltre al rifiuto della madre c’è la fissazione di Gwendoleen sul nome di John (che in quel momento si finge Ernest): lei è disponibile a sposare solo un uomo che si chiami Ernest.

Contemporaneamente Algernon insiste per conoscere Cecily, e siccome John non ha intenzione di invitarlo in campagna, si finge suo fratello Ernest (che nessuno nella residenza di campagna ha mai conosciuto) e si reca in casa dell’amico. Ovvio che anche Algernon/Ernest si innamora di Cecily, la quale ha la stessa fissa di Gwendoleen: sposare un uomo di nome Ernest.

Lascio in sospeso qui la trama, perché è troppo simpatica per rivelarla tutta: vi divertirete un sacco a scoprirla da soli.

L’unica cosa che posso aggiungere io è che – appena possibile – andrò a vedere la commedia in teatro.

Buona lettura.