Gesù : il grande rompi (Tonino Lasconi)

Una ulteriore chiave di lettura sul “personaggio Gesù”

Questo post non lo scrivo come semplice lettore ma come catechista. E come catechista mi rivolgo ad altri catechisti ed agli adolescenti (per i quali è stato scritto il lbro). Ovviamente chiunque può leggere questo post ed anche commentarlo: chiedo solo un intelligente rispetto per chi scrive e per chi è interessato a leggere.

L’autore lo conoscevo (letterariamente parlando): ho ripreso più volte elementi da suoi libri per preparare l’incontro di catechismo, così come ho consigliato a ragazzi e catechisti di tenersi in biblioteca alcune sue opere. E… no, non ci guadagno soldi (anzi: in ottica puramente materialista ce li rimetto perché spesso sono io a regalare questi libri ai ragazzi ed ai catechisti).

Perché “il grande rompi”? Perché Gesù era così: uno che ha rotto le scatole a molti; dai sacerdoti agli scribi, dalle persone importanti a quelle più semplici. Dalla gente del suo tempo alla gente del nostro tempo.

Come ci fa notare l’autore, ha iniziato a rompere le scatole già dalla nascità. Erode sente la sua posizione di re vacillare quando i magi gli annunciano che un Re è nato da quelle parti.

Ma rompe ancora di più da adulto quando si pone in contrasto con gli scribi, i sacerdoti ed i farisei, quando prende in contropiede i discepoli con le sue parabole ed i suoi esempi – ricordate la reazione di molti quando dice “io sono il pane di vita, chi non mangia di questo pane…”?

Ma, questo libro, con noi cosa c’entra se parla di quanto Gesù ha rotto ai suoi contemporanei? Proprio qui sta il punto: chi si definisce cristiano cerca di conformare il proprio comportamento a quello di Gesù. Cioè: cerca di essere come Gesù – cosa che richiede una grande coerenza ma che non è impossibile.

Questo libro ci aiuta proprio a scoprire Gesù aiutandosi col contesto dell’epoca. E siccome il cuore dell’uomo, da secoli, è sempre uguale (amore, odio, gioia, invidia, egoismo, altruismo sono sempre uguali da quando l’uomo è uomo) allora l’insegnamento di Gesù per gli uomini di allora è valido anche per gli uomini di adesso.

Un consiglio particolare a catechisti ed animatori/educatori parrocchiali di gruppi di ragazzi: il libro aiuta molto a riscoprire le parabole.

Spesso, a furia di sentirle, i nostri ragazzi finiscono per trattare le parabole alla stregua di favolette (prendiamo quella del figliol prodigo: quante volte ne abbiamo abusato col risultato che i ragazzi, ormai, la vedono come una fiction a lieto fine?). Insomma, è uno strumento che può aiutare a riportare le parabole nella giusta dimensione.

E, sinceramente, aiuta anche noi adulti (catechisti o non) a riflette un po’ sui nostri comportamenti perchè, ammettiamolo, a volte ci fa comodo pensare che l’insegnamento di Gesù sia un po’ “soft” (un semplice “volemose bene”), ma Gesù ha detto pane al pane e vino al vino. Gesù è esigente e se vogliamo seguirlo realmente forse questo lbro ci aiuta ad aprire un po’ gli occhi sulla nostra fede…

Leggere Lolita a Teheran – PREVIEW

– Anteprima del libro di Azar Nafisi –

Una delle regole che ho cercato di darmi nell’alimentare questo blog è quella di aver concluso un libro prima di recensirlo. Be’ ogni regola ha le sue eccezioni – basta non abusarne. Questa è una di quelle eccezioni.

Non è mia intenzione, in questo post, parlare in generale di: “Leggere Lolita a Teheran” – libro che non ho ancora concluso ma che ritengo bellissimo. Voglio solo riportarvi un frammento che mi ha colpito come un pugno allo stomaco.

Bisogna, però, che vi anticipi un minimo di contesto (perdonatemi inesattezze storiche e letterarie, dovute alla brevità). Iniziamo a dire che il libro racconta fatti veri: Azar Nafisi è professoressa di letteratura straniera all’università di Teheran. Dopo circa 10 anni, alcune studentesse si fanno nuovamente vive con la prof. Siamo in pieno regime khomeyniano. Un semplice fatto: le donne sono obbligate a portare il velo (apro una parentesi: in quel contesto il velo era diventato un simbolo politico, e l’autrice ce lo spiega bene nel libro).

Una studentessa di Azar, dopo 10 anni, si fa presente all’università dove insegna la Nafisi. E’ completamente cambiata: lo si vede sia dall’abbigliamento (completamente in contrasto con quello di 10 anni prima) che dagli occhi tristi e remissivi. Ha passato alcuni anni in prigione, perché considerata troppo…”donna”? dall’attuale regime. Parlano nell’ufficio della professoressa. La ragazza racconta di aver incontrato Razieh, altra studentessa di Azar, in carcere.

“Razieh mi ha parlato dei suoi corsi su James e Hemingway, e io le ho raccontato del processo a Gatsby. Abbiamo riso un sacco. Sa, lei l’hanno uccisa. Io invece sono stata fortunata”.

Non so se è il contrasto fra “abbiamo riso un sacco” e “Sa, lei l’hanno uccisa” che mi ha fatto bloccare e rileggere più volte la frase. O forse è quello che un’altra studentessa, poche pagine prima, racconta di cosa succede in carcere, dei “futili” (anzi assurdi) motivi per cui loro (e tante altre ragazze) sono state imprigionate, torturate, uccise. Non so. So che mi sono dovuto fermare.

Forse in questo post non riesco a trasmettervi tutte le emozioni che mi hanno colpito. Forse a voi non dirà niente questa frase, ma è tutto il giorno che mi rimbalza in testa e non riesco a staccarmene: ho dovuto riportarla in questo post.

Manca poco alla fine del libro… fra qualche settimana avrete la recensione completa.