Lettera a Berlino (Ian McEwan)

La storia di un uomo e delle sue pesanti valigie.

Berlino, in piena guerra fredda. E freddo è anche il clima che Leonard Marnhaim trova al suo arrivo in città. La seconda guerra mondiale è finita da poco: in Leonard si mescolano la tristezza della distruzione e l’entusiasmo del conquistatore.

E’ inglese, Leonard. Giovane. Esperto in elettronica, ma poco esperto di donne e di vita. E’ stato mandato lì per collaborare ad un progetto di spionaggio – l’ “operazione oro”, realmente esistita, e che ha ispirato l’autore del romanzo.

La sua freschezza – e un po’ l’ingenuità – attirano lo sguardo di Maria, una bella donna tedesca, appena più vecchia di Leonard, ma che ha già alle spalle un matrimonio fallito.

Nasce l’amore: un amore che si trasforma nel passare del tempo. Un amore che trasforma Leonard. Un amore che Leonard crede di conoscere bene ma che lo porta a compiere alcune sciocchezze con Maria. Fatti che portano ad una divisione dei due, ma che spingono Leonard a ripensare alla cosa e a comprendere che aveva sbagliato. E’ difficile tornare insieme. Per Maria specialmente, che aveva vissuto le stesse crudeltà con l’ex marito e che sperava di trovare in Leonard qualcuno con cui dimenticare il passato. E invece Leonard l’ha colpita con la stessa crudeltà.

Ma l’inglese sembra essersi veramente pentito: inizia così un nuovo rapporto, meno morboso e più aperto agli altri. Una nuova fase di quell’amore provato in precedenza ed ora, forse, maturato.

Sullo sfondo il lavoro di Leonard, di cui Maria non saprà niente fino a quando tutto crollerà. Inglesi e statunitensi stanno costruendo un tunnel che dal loro settore arriva sotto il settore russo. Lo scopo è intercettare le linee telefoniche dei sovietici per carpire comunicazioni e segreti.

Quando ormai le cose sembrano andare bene, sia fra Leonard e Maria, sia per il tunnel, ecco ricomparire Otto, ex-marito di Maria. In realtà aveva sempre tartassato Maria con richieste di denaro, ma questa volta lo trovano nella loro camera da letto, nell’appartamento di lei, nascosto nell’armadio.

Ne scaturisce una lotta: Leonard pensa di avere la meglio contr un Otto più minuto e mingherlino rispetto a lui, ma fa molta fatica ad opporsi alle sue braccia forti. E poi Leonard non ha mai fatto sport né attività fisica, quindi non riesce ad usare bene la poca forza che può opporre al manesco ex-marito.

Purtroppo la cosa degenera. E purtroppo non posso dirvi come, altrimenti vi toglierei la suspence. Chi vuol sapere come va a finire si legga il libro. O se lo faccia raccontare da qualcuno che lo ha letto…

Mi è piaciuto, anche se ritengo sia ingannevole la frase “una spy-story perfetta negli anni della guerra fredda” indicata sulla copertina della mia edizione. Secondo me è una storia di amore che si intreccia con una spy-story (vera), ma non c’è niente di spionistico, escluso il lavoro di Leonard. Non è un Tom Clancy (genere “spionistico” che preferisco) né tanto meno il Le Carrè di “Nemici Assoluti”.

Però confesso che, se avessi visto il libro su uno scaffale di una libreria e quella frase non fosse stata formulata in quel modo, probabilmente non lo avrei comprato. E mi sarebbe molto dispiaciuto non comprarlo.

Mi è piaciuto lo stile di McEwan, le descrizioni minuziose delle cose, il farti entrare nella testa del personaggio, trasmettendo al lettore anche le assurdità dei pensieri di Leonard. Creando un misto di empatia e di orrore in chi legge. E poi c’è il meraviglioso capitolo 18. Non posso dire di cosa parla sennò capite come va a finire, ma è stupendo e tremendo. Vi avverto, ci vuole lo stomaco forte: non leggetelo dopo pranzo.

Il ritmo narrativo è più “piatto” rispetto a quanto preferisco (sto facendo un paragone col ritmo assillante dei romanzi di Clancy). La “densità” del contenuto, però, è sicuramente migliore. Mi verrebbe da pensare che il ritmo ricalca un po’ la vita un po’ piatta di Leonard – nonostante l’amore di Maria. E infatti negli ultimi capitoli il racconto scorre un po’ di più facendo nascere in chi legge la voglia di arrivare alla fine.

Altro pregio di McEwan: è riuscito a trasformare un finale un po’ scontato in una chicca: una lettera fra due protagonisti (che mi tocca fare per rivelare il meno possibile) che svela gli ultimi lati oscuri della vicenda. Questo scambio epistolare avviene circa 30 anni dopo lo svolgersi dei fatti, e riporta i protagonisti indietro nel tempo. Oltretutto presumo che questa lettera sia quella che ha ispirato il titolo italiano (il titolo inglese mi sembra sia “The Innocent”).

Un augurio di un magnifico 2008, insieme all’augurio di buona lettura.

One thought on “Lettera a Berlino (Ian McEwan)

  1. ha detto:

    Ciao!!! Ho finito da pochissimo anche io questo libro, davvero piacevole!!!! Considera che venivo da umberto eco, il nome della rosa, quindi qualsiasi libro scorrevole sarebbe stato un piacere!!! Saluti, da ora in poi seguirò il tuo blog!

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