La filosofia in quarantadue favole (Ermanno Bencivenga)

42 “favole” per accedere in modo semplice alla filosofia

I temi della filosofia hanno sempre stuzzicato la mia curiosità ma, da buon “pragmatico” (e un po’ pigro) non ho mai preso il coraggio di addentrarmi in questa materia. Una prima occasione me l’ha offerta questo libricino (dato che il formato delle pagine è minore di un A5) di Ermanno Bencivenga, professore di filosofia all’università di California (Irvine) e – a quanto leggo nel retro di copertina – esperto e comunicatore di filosofia.

A parte le doti del professore… cosa mi aspettavo da questo libro? Non certo di capire secoli di cammino e riflessioni fatte dagli uomini… diciamo che mi sarebbe piaciuto approfondire qualche domanda di quelle più antiche e vederla sviluppata (nella sua essenza, ovviamente) attraverso un semplice racconto. Insomma: ad ogni “domanda” un breve racconto dalla cui “morale” potevo intuire le risposte che avevano dato gli uomini…

Invece, la prima mancanza che ho sentito, è stata proprio l’assenza di quelle domande di cui la “storiella” cercava di proporre una risposta (seppur minimale, ma sempre frutto delle riflessioni di molti uomini del passato). Insomma: il libretto mi sembra un insieme di favole, storielle, con una qualche morale, che mi ha comunque arricchito, ma non mi ha introdotto a quel mondo che io mi aspettavo di incontrare.

Non posso certo dire che mi dispiace di aver acquistato il libro (anche se preferirei un prezzo intorno ai 5 euro invece degli 8,40 di copertina). Come dice il titolo il libro è composto da 42 storie, mediamente di due pagine (ogni storia si legge in 5 minuti). Ogni storia affronta un tema, per alcune storie abbastanza esplicito (il tempo, la vita, la percezione soggettiva e oggettiva delle cose, …), per altre un po’ più oscuro (forse per mia ignoranza della materia).

Credo che dovrò rimandare il mio ingresso nel mondo della filosofia, ma ammetto che il libro ha accresciuto il mio interesse e mi sento ancora più stimolato a intraprendere il cammino… se avete qualche consiglio da darmi lo accolgo volentieri…

Buona lettura.

Il principe e il pollo (Moni Ovadia)

Da un racconto del rabbi Nachman di Bratslav con le illustrazioni di Emiliano Ponzi

Confesso: Moni Ovadia è un personaggio che mi affascina… uno di quelli che prendo come spunto per capire – nel suo caso – l’ebreo di oggi. Già da tempo lo sentivo nominare in qua e là, finché una sera l’ho visto in TV, a “Parla con me” (il programma di Serena Dandini). E mi sono deciso a conoscerlo (letterariamente) meglio.

Ovviamente, fra i vari discorsi fatti con la Dandini e Vergassola,  presentava anche il suo ultimo libro (che non è quello di questo post). Il giorno dopo mi sono messo a cercare le opere da lui scritte e – fra esse – mi ha colpito il titolo di questa favola. Ho fatto, quindi, un “acquisto” di massa (alcuni titoli mi devono ancora arrivare) fra cui c’era questa favola.

La favola è semplice: un principe, un giorno in cui a castello c’erano vari invitati, si spoglia nudo e si mette sotto al tavolo a becchettar ele briciole. E’ diventato un “pollo”. Disperazione del Re, mentre saggi e medici di corte si arrabattano sul principe senza venire a capo della faccenda.

Un giorno passa un vecchio saggio da quelle parti, viene a conoscenza della cosa e si propone per risolvere il tutto. Il Re non aveva ormai speranza, ma tanto vale tentare…

Il saggio si spoglia e si mette a fare il pollo anche lui… il giovane principe si stupisce e piano piano entra in contatto col saggio. E giorno dopo giorno il saggio lo riporta alla vita “normale” a forza di piccoli esempi.

Un po’ diversa, come costruzione e presentazione, rispetto alle fiabe che siamo abituati a sentire, anche questa favola ha la sua morale: per capire le persone bisogna immedesimarsi un po’ in esse. In fondo questa corta fiaba mostra alcuni principi fondamentali della comunicazione, fra cui il tener presente l’uditorio e cercare di parlare con parole loro comprensibili e adeguate.

Bel libro, soprattutto a livello di illustrazioni (la fiaba di per se starebbe in due pagine). Può essere un’idea per la biblioteca dei bambini, ricordando – come detto prima – che a primo acchito può sembrare un po’ strana… Manca, per esempio, il classico “e vissero felici e contenti”, anche se si sa che il principe guarì.

Buona lettura

La torta in cielo (Gianni Rodari, con illustrazioni di Francesco Altan)

Come i bambini, spesso, hanno più saggezza dei grandi…

Immaginate che una bella mattina uno strano oggetto rotondo, molto grande, immneso, inizi ad oscurare il cielo sopra la vostra cittadina. UFO? Certamente, se si rimane al significato letterale (oggetto volante non identificato). Le autorità, dopo un primo momento in cui credevano di essere prese in giro si organizzano e lo definiscono proprio come un oggetto volante non identificato. E, come sempre, è il “non identificato” che fa paura ai grandi…

Alieni che vogliono conquistare la terra? Oppure che vogliono distruggere? Allora che fare, attaccare per primi? Aspettare? Mentre le autorità misurano, controllano, pensano e si scervellano, due bambini stanno guardando intensamente l’oggetto. Anzi: un pezzo dell’oggetto è caduto sulla loro terrazza e, cosa assai strana quanto piacevole, è un grosso pezzo di cioccolato squisitissimo.

“E’ una torta” grida la bambina più piccola… Bhe, senza farla troppo lunga (altrimenti rischio di scrivere nuovamente la storia) si tratta proprio di una torta gigante, immensa, piena di pistacchio, crema, gelato, torrone, cioccolato e tutte le leccornie possibili e immaginabili. E saranno proprio i due bambini ad accorgersene, intrufolandosi oltre il controllo militare ed entrando nella torta. E conosceranno l’inventore della torta: uno scenziato che parla un linguaggio strano, ma che conosce l’italiano. Uno scenziato a cui era stato chiesto di creare una bomba atomica con fungo radiottivo riutilizzabile più volte (perché purtroppo le attuali bombe atomiche sono tutte “usa e getta” – che spreco!!!). Ma un pasticcino, caduto nella bomba prima dell’inaugurazione, ha creato un pasticcio, anzi, una torta… Proprio quella torta.

Fra varie vicissitudini i due bambini riescono ad avvertire amici e parenti, ed un esercito di bambini si precipita sulla torta, indifferente ai richiami dei soldati e delle mamme. Basta poco perché lo strano oggetto volante – strano sì, ma tanto buono – venga distrutto, lasciando solo qualche briciola qua e là.

La storia non è proprio opera della fantasia di Rodari: è nata nelle scuole elementari di Borgata del Trullo (dove è anche ambientata), presso Roma nel 1964 e pubblicata sul corriere dei piccoli a puntate.

Niente da dire: è una bellissima riflessione sulla semplicità e sull’ottimismo dei bambini, sulla loro voglia di vivere in gioia e di soprassedere a tutti quei problemi che noi grandi ci facciamo.

Una storia che consiglio di leggere: leggera, semplice, che fa sorridere, ma che ti lascia dentro tante cose. E poi merita anche solo per le illustrazioni di Altan…

Buona lettura.

L’alfabeto della saggezza (Coles-Ross)

21 racconti da tutto il mondo

Diciamolo subito: è uno di quei libri che ti fanno l’occhiolino da uno scaffale di un supermercato… non so: magari in libreria faticheresti a vederlo. Titolo e copertina ti attirano, vedi che è dedicato ai ragazzi (e avendo a che fare coi ragazzi, per catechismo, animazione e altro, pensi che possa darti qualche spunto) e alla fine lo metti nel carrello.

Le autrici sono due sorelle ispano-americane (padre spagnolo e madre statunitense, nate a Città del Messico) lavorano insieme nonostante la grande distanza: una vive in Francia e l’altra negli States. Sono accomunate dalla passione per racconti popolari e tradizionali di tutto il mondo, che raccolgono e riscrivono in una forma semplice…

Proprio di questo tratta il libro: 21 racconti, ognuno introdotto da una lettera dell’alfabeto italiano (credo che l’uso dell’alfabeto italiano sia stato un adattamento per la nostra nazione del testo originale).

O come onestà, D come desiderio, N come non violenza, S come silenzio, P come perdono… tante piccole “favole”, di due tre pagine l’una, con una morale positiva o che elogiano una certa qualità (l’astuzia, la capacità di concentrarsi su un bersaglio…).

Lo ritengo un qualcosa di piacevole da leggere coi propri figli prima di andare a letto. Senza escludere, ovviamente, le favole della tradizione: magari usando questi racconti come “intervallo” fra una favola e l’altra, come un “tramezzino” per stuzzicare l’appetito dei ragazzi verso la lettura.

Nonostante il libro sia di piccolo formato, ci sono anche delle belle illustrazioni ed il testo è facilmente leggibile, così che anche un ragazzo, da solo, può leggerlo (ma consiglio sempre di leggere insieme ai propri figli: quando saranno grandi – intorno ai 10-12 anni – allora inizierà per loro il tempo di leggere da soli).

Una cosa che – secondo me – manca è il riferimento alla storia originale o alla tradizione popolare da cui è stato tratto il racconto. Certo: la mancanza non rovina il racconto, ma il sapere la zona geografica dove questo racconto si è originato potrebbe aiutare a capire meglio le tradizioni di alcuni popoli. In fondo “favole” e leggende tradizionali aiutano a ricordare la storia e a formare la morale di un popolo.

Altra “pecca” – sempre secondo me – è il prezzo: il supermercato lo faceva pagare 7,23 Euro. Ok, non è esagerato, ma per un libro del genere mi aspetterei di pagare qualcosa meno.

Tutti i racconti del mistero, dell’incubo e del terrore (E. A. Poe)

Raccolta di racconti di Edgar Allan Poe

Finalmente ce l’ho fatta. Come indicato in un altro post su questo blog, è da circa un anno che tengo sul comodino questo ricco libro (ricco sia di pagine che di contenuti). A differenza delle storie di Pennac o di Clancy, che riesco a divorarmi in pochi giorni (se non addirittura in pche ore) questo libro è pesante, nel senso di sostanzioso.

Ci sono ben 37 racconti, divisi in sezioni (approfondirò più sotto) di uno dei maestri della letteratura misterica / del terrore. Alcuni di loro li ho scorsi velocemente, per altri ho dovuto rileggere dei passaggi e riuscivo a portare a termine solo poche pagine al giorno. E, ogni tanto, dovevo posare il libro e leggere qualcosa di più distensivo (per esempio qualche fumetto disney, un po’ di Pennac, Clancy, Verne). Devo confessare anche che ho iniziato, da circa un mese, un’altro libro pesante: il Manoscritto ritrovato a Saragoza di Potocky… ed ho paura che sarò costretto a seguire la stessa tecnica di Poe: leggi e rialssati, riprendi e rilassati…

Ma veniamo al libro in oggetto. Le sezioni in cui è divisa la raccolta sono (citerò solo alcuni racconti di quelli che fanno parte della sezione:

  • “Vendetta e Assasinio” (Il gatto nero, Il genio della perversione, …)
  • “Immaginario” (La mascherata della morte rossa, Re Peste. Racconto contenente un’allegoria, …)
  • “La morte” (Berenice, La verità sulla vicenda del Signor Valdemar, …)
  • “Mistero” (I delitti della Rue Morgue, Lo scarabo d’oro, …)
  • “Terrore” (Il manoscritto trovato in una bottiglia, Il pozzo e il pendolo, …)

Diciamo suibito che quelli che ho più apprezzato, e che sono volati via in quattro e quattr’otto, sono quelli della sezione del “mistero”, inteso come mistero da indagare scentificamente. Auguste Dupin, personaggio chiave di 3 dei 5 racconti (Rue Morgue, Marie Roget, la lettera rubata) assomiglia moltissimo allo Sherlock Holmes di Doyle. Ed anche i racconti sono tutti basati sulla deduzione logica: si arriva alla scoperta del colpevole grazie a piccoli indizi che aiutano Dupin a delineare esattamente come sono andate le cose e, di conseguenza, chi è il colpevole. Lo stile, rispetto a Doyle, è un po’ diverso, e Dupin è uno Sherlock Holmes molto più chiacchierone.

Più pesanti, invece, i racconti dell’immaginario, solitamente contenenti riferimenti al mondo esoterico, a doppi significati, a conoscenze più alte. Stessa sorte per la sezione “Morte”, con i suopi dialoghi, le donne misteriose che muoiono dando alla luce una figlia ma, in pratica, risorgono proprio attraverso essa: non si tratta solo di somiglianza, ma tutto – nella figlia – richiama la madre.

Confesso, anche, che il primo racconto mi ha quasi fatto voglia di non riaprire il libro: “Il gatto nero” mi ha fatto pensare ad un Poe psicopatico e mi domando come è stato accolto tale racconto alla prima pubblicazione. Certo, non penso sia una storia vera (anche se potenzialmente verosimile) ma le prime pagine mi hanno veramente dato un leggero senso di disgusto… Ricordo infatti che la prima pausa nella lettura del libro l’ho fatta proprio a metà di quel racconto. Poi, quando ho ripreso in mano il libro, la cosa si era un po’ smorzata.

Sicuramente, dai vari racconti, si capisce che Poe è stato un viaggiatore, non tanto per la descrizione dei luoghi nei suoi romanzi, quanto pe rla conoscenza dei popoli che sono ospitati in questi luoghi. E sicuramente è un tipo che si è interessato di tutto, ma in particolar modo della scenza e di tutte le sue possibili implicazioni nell’uomo, residuo – presumo – del periodo illuminista che nel XVIII secolo aveva invaso l’Europa (molti racconti sono ambientati all’epoca in cui ha vissuto Poe – fra il 1809 ed il 1849). E’ stato sicuramente un curioso, che si interessava di tutto, che – con la sua immaginazione – varcava spesso i limiti del conscio per accedere ai terrori del nostro sub conscio (penso, in particolare, al racconto “la sepoltura prematura” e la paura, che ognuno di noi ha – più o meno manifesta – di essere sepolto vivo). Molti si direbbero racconti autobiografici, ma io sono più propenso a pensare che Poe abbia preso spnto da alcune cose, centro in quel momento del suo interesse, per costruirci sopra i racconti che ancora oggi leggiamo.

Lo stile di scrittura è completamente diverso da quelli finora da me scoperti. La maggior parte dei racconti potrebbero essere storie raccontate nello scompartimento di un trreno, o davanti ad un focolare, o in una qualsiasi situazione dove più persone si trovano insieme, anche involontariamente, e chiacchierando del più e del meno, si raccontano storie del proprio passato. E’ come se il lettore chiedesse: ma come è andata col signor Valdemar? Cosa è successo? E Poe inizia il racconto, con naturalezza, in prima persona, di cosa è successo.

Un consiglio per chi vuol approfondire Poe: tenetevi a portata di mano un amico che sappia un po’ di greco, un po’ di latino e le maggiori lingue europee. All’inizio di ogni racconto Poe inserisce qualche citazione dai classici latini e greci o dai filosofi europei. E nei racconti usa a volte il francese. Spesso le frasi sono tradotte, e comunuque nessuno di questi escursus in lingue straniere (morte o vive che siano) influisce sulla comprensione del racconto. Però non sono messe a caso, e poterle capire sarebbe sicuramente utile a comprendere il senso profondo del racconto.

A chi volesse iniziare a leggere Poe consiglio di comprare questo libro… con appena 5 euro ci si mette un tesoro in casa. Si possono leggere i racconti con calma, magari prendendoli in modo sparso (a posteriori, io avrei cominciato dai racconti del mistero). Il libro contiene anche una ottima nota introduttiva alla raccolta – a cura di Gabriele La Porta – completa di biografia di Poe.

Oppure, a chi è indeciso, consiglio di fare un salto in biblioteca dove, sicuramente, avranno qualche libro di Poe. Si inizia da uno, si passa ad un altro… e alla fine (secondo me) vi comprate comunque il libro per tenerlo nella vostra biblioteca personale.

Buona lettura.