I grandi casi di Sherlock Holmes (Conan Doyle)

Come accennato in un precedente articolo, è per me pericoloso passeggiare nel reparto libri dei supermercati. Uno degli ultim libri prelevati da tali scaffali è proprio lo Sherlock Holmes del titolo.
 
Sì, si tratta di 4 racconti con protagonista il celebre investigatore londinese. Probabilmente qualcuno si meraviglierà che non li avessi già letti trattandosi di classici ed essendo, io, appasionato di gialli e polizieschi. Però – mi duole confessarlo – non è così: ho conosciuto lo stile e l’arguzia di Sherlock Holmes (e la bravura di Conan Doyle) solo in questi giorni, divorando avidamente i 4 racconti.
 
Per dovere di cronaca riporto i titoli dei racconti, ma non mi soffermerò su nessuno di essi in particolare. Il primo è “Uno studio in rosso” nel quale Sherlock Holmes ed il dottor Watson si conoscono e vanno ad abitare, insieme, al 221B di Baker Street. Il secondo è “Il segno dei quattro” nel quale Watson conosce sua moglie. Terzo e quarto sono “Il mastino dei Baskerville” e “La Valle della Paura” dove l’insolito e l’eccezionale prendono sempre più piede.
 
Si nota, leggendo i racconti, lo sviluppo del personaggio e l’evoluzione della complessità delle storie. Se i primi due sono abbastanza semplici (“Uno studio in rosso” è un giallo ben congegnato ma semplice nella sua struttura) gli altri si arricchiscono di una complessità particolare, direi quasi spettacolare (il “Mastino” che sembra essere una creatura diabolica, o i tremendi segreti che hanno portato alla – forse apparente – morte del signor Duglas). Infatti, leggendo un po’ di biografia, si vede che “La Valle della Paura” è del 1915, ben 28 anni dopo il primo racconto e 25 dopo il secondo.
 
Insomma, i primi due racconti – pur rimanendo avvincenti e molto interessanti – possono essere considerati casi semplici rispetto agli altri 2, e sicuramente più legati alla “normale” criminalità. Gli altri 2 sono invece più vicini alla sceneggiatura di un film ed esulano da quella che potrebbe essere la routine di un investigatore. E’ vero anche che Sherlock non si identifica in un investigatore qualsiasi ma si ritiene un “consulente”. Ed è altrettanto vero che più i casi sono strani più lo affascinano, tanto che – quando non ci sono misteri ad impegnargli la mente – è costretto a fare ricorso alle droghe, come viene raccontato in apertura e chiusura de “Il segno dei quattro”.
 
Mi sono piaciuti tutti e 4 i racconti. Mi hanno appassionato. Mi ha appassionato anche lo stile di scrttura di Conan Doyle (in alcuni punti – in cui racconta vicende del passato – sembra quasi usare stili leggermente diversi). Devo dire che si tratta veramente di capolavori che hanno ispirato tonnellate di letteratura, cinema, cartoni animati (e quant’altro si vuole). E’ stata una lettura al tempo stesso piacevole ed avvincente (La Valle della Paura l’ho letto – praticamente – in un giorno). Insomma: uno dei classici che non può mancare – secondo me – nella propria biblioteca. Specialmente se lo si trova ad un prezzo speciale (poco meno di 5 euro) in una edizione semplice ma dignitosa – non si tratta del solito economico con sbavature o inchiostri sbiaditi.
 
Buona lettura!
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