Shelfari: Social Network di commenti sui libri

Approfitto del blog per presentare una bella iniziativa – purtroppo ancora solo in inglese.

Si tratta di www.shelfari.com, network sociale dedicato ai commentatori di libri. Cioè un “posto” in cui un utente loggato può dire la sua su un certo libro e in questo modo può aiutare altri a scegliere se acquistare o meno dei libri. Inoltre, grazie alla profilazione degli utenti (interessi, hobby, ecc.), si possono ricevere consigli da persone con gusti simili ai nostri…

L’idea è bella. Purtroppo, però, è altamente localizzata. Se si escludono i libri di maggior successo (tradotti in varie lingue) tutta la serie di libri di ottima qualità ma poco vendibili all’estero viene esclusa da questo circuito. E’ facile, ovviamente, trovare in shelfari l’ultimo libro di John Grisham o di Dan Brown. Non credo sia facile è facile trovarci l’ultimo di Sandro Veronesi. Certo, possiamo aggiungerlo noi… ma pochi credo siano in grado di fare una buona recensione in inglese (volete fare la recensioen in italiano? Potete farla, ma pochi la leggeranno: resterà quasi ignota).

Potremo affluire in massa su shelfari e creare una comunità italiana all’interno della comunità di shelfari. Allora il network diverrebbe utile anche per noi.

Non so cosa fare: se iscrivermi o no al sistema… vi farò sapere.

L’Afgano (Frederick Forsyth)

Abituato ai romanzi di Tom Clancy, in cui l’azione (dal manifestarsi del pericolo “per la sicurezza nazionale” all’eliminazione dello stesso) dura al massimo 2 settimane, l’Afgano all’inizio mi sembrava “lento”… ma anche molto più realistico.

L’Afgano è un “guerriero” di origine pashtun. E’ imprigionato a Guantanamo, ed è un uomo di poche parole. Dorme, prega, mangia, non parla quasi mai – soprattutto quando interrogato dagli americani. E non sa che il suo destino si sta intrecciando con quello di un agente segreto inglese.

Mike Martin, di 10 anni più grande dell’Afgano, viene raggiunto presso il casolare che sta rimettendo a forza di braccia. Sperava di potersi godere la pensione dopo tutti i servizi resi al suo governo. E’ stato in Afganistan in passato,a  Kabul, sotto copertura (come giardiniere): il suo compito era quello di raccogliere messaggi ed informazioni. La sua specialità era confondersi fra la gente, grazie ai tratti somatici ereditati da una donna indiana. Quelli stessi tratti che – per fortuna o purtroppo – lo rendono simile all’Afgano.

Nessuno dei due ha famiglia: l’Afgano l’ha persa per colpa di un missile tomahawk che – persa la rotta – ha fatto precipitare un costone di montagna sul suo villaggio originario. Tutti morti, parenti, moglie, figli. Con un immenso dolore che grida vendetta.

Mike l’ha persa per il suo lavoro, perché la località dove avrebbe lavorato la moglie lo avrebbe distanziato dal suo luogo di lavoro… e perché nessuno dei due voleva rinunciare. Separati, Mike ha continuato la sua carriera a metà fra i corpi speciali dell’esercito inglese e lo spionaggio.

I servizi segreti scoprono che qualcosa sta bollendo nella pentola di Al-Qaeda. Qualcosa di molto grosso e molto segreto. L’unico sistema per scoprire qualcosa è infiltrare qualcuno all’interno dell’organizzazione terroristica… ed ecco che la somiglianza fra Mike e l’Afgano camba il destino di entrambi.

Qual’è questo piano terroristico dal nome tanto altisonante? Quali obiettivi si prefigge? Per scoprirlo … dovete leggere il libro. Perché non voglio rovinare la lettura a chi ancora non l’ha finito o ha intenzione di comprarlo.

Come ho detto esordendo, il ritmo del libro è completamente diverso da quelli – simili per tema – di Tom Clancy. La prima differenza è il tempo: le vicende di questo libro si sviluppano per alcuni mesi (escludendo, ovviamente, i flash back di entrambi i personaggi, utili per capire le motivazioni di entrambi). Tom Clancy scrive solitamente libri che – escluso (rari) preamboli – si sviluppano nell’arco di una settimana, massimo 2. In alcuni casi i capitoli sono scanditi dalle ore e l’azione si svolge in un paio di giorni.

Questo, però, non inficia la suspence del romanzo. All’inizio, a dir la verità, il romanzo stenta un po’ a “prendere” il lettore perdendosi nella descrizione dei due personaggi – descrizione, però, che torna utile nel resto del libro. Pur con tempi lunghi (c’è la preparazione di una nave per l’attentato, più la navigazione, più altre cose che durano alcuni mesi) l’attenzione rimane concentrata sulla missione di Mike Martin e sul terribile attentato… e devo confessare che da un certo punto in poi non riuscivo più a staccarmi dal libro. Se le prime pagine le ho lette più faticosamente, la seconda metà del libro l’ho letta in 4 giorni.

Sia che siate appassionati o meno del genere vi consiglio il libro. La storia non è male e si intreccia – cosa che denota una discreta conoscenza storica – con la storia moderna reale. Si parla di Al-Qaueda e Bin Laden, dell’11 settembre, delle risposte americane agli attentati… La storia particolare (inventata) si cala molto bene nella storia reale (ambientazione del romanzo).

Buona lettura!

I grandi casi di Sherlock Holmes (Conan Doyle)

Come accennato in un precedente articolo, è per me pericoloso passeggiare nel reparto libri dei supermercati. Uno degli ultim libri prelevati da tali scaffali è proprio lo Sherlock Holmes del titolo.
 
Sì, si tratta di 4 racconti con protagonista il celebre investigatore londinese. Probabilmente qualcuno si meraviglierà che non li avessi già letti trattandosi di classici ed essendo, io, appasionato di gialli e polizieschi. Però – mi duole confessarlo – non è così: ho conosciuto lo stile e l’arguzia di Sherlock Holmes (e la bravura di Conan Doyle) solo in questi giorni, divorando avidamente i 4 racconti.
 
Per dovere di cronaca riporto i titoli dei racconti, ma non mi soffermerò su nessuno di essi in particolare. Il primo è “Uno studio in rosso” nel quale Sherlock Holmes ed il dottor Watson si conoscono e vanno ad abitare, insieme, al 221B di Baker Street. Il secondo è “Il segno dei quattro” nel quale Watson conosce sua moglie. Terzo e quarto sono “Il mastino dei Baskerville” e “La Valle della Paura” dove l’insolito e l’eccezionale prendono sempre più piede.
 
Si nota, leggendo i racconti, lo sviluppo del personaggio e l’evoluzione della complessità delle storie. Se i primi due sono abbastanza semplici (“Uno studio in rosso” è un giallo ben congegnato ma semplice nella sua struttura) gli altri si arricchiscono di una complessità particolare, direi quasi spettacolare (il “Mastino” che sembra essere una creatura diabolica, o i tremendi segreti che hanno portato alla – forse apparente – morte del signor Duglas). Infatti, leggendo un po’ di biografia, si vede che “La Valle della Paura” è del 1915, ben 28 anni dopo il primo racconto e 25 dopo il secondo.
 
Insomma, i primi due racconti – pur rimanendo avvincenti e molto interessanti – possono essere considerati casi semplici rispetto agli altri 2, e sicuramente più legati alla “normale” criminalità. Gli altri 2 sono invece più vicini alla sceneggiatura di un film ed esulano da quella che potrebbe essere la routine di un investigatore. E’ vero anche che Sherlock non si identifica in un investigatore qualsiasi ma si ritiene un “consulente”. Ed è altrettanto vero che più i casi sono strani più lo affascinano, tanto che – quando non ci sono misteri ad impegnargli la mente – è costretto a fare ricorso alle droghe, come viene raccontato in apertura e chiusura de “Il segno dei quattro”.
 
Mi sono piaciuti tutti e 4 i racconti. Mi hanno appassionato. Mi ha appassionato anche lo stile di scrttura di Conan Doyle (in alcuni punti – in cui racconta vicende del passato – sembra quasi usare stili leggermente diversi). Devo dire che si tratta veramente di capolavori che hanno ispirato tonnellate di letteratura, cinema, cartoni animati (e quant’altro si vuole). E’ stata una lettura al tempo stesso piacevole ed avvincente (La Valle della Paura l’ho letto – praticamente – in un giorno). Insomma: uno dei classici che non può mancare – secondo me – nella propria biblioteca. Specialmente se lo si trova ad un prezzo speciale (poco meno di 5 euro) in una edizione semplice ma dignitosa – non si tratta del solito economico con sbavature o inchiostri sbiaditi.
 
Buona lettura!
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