L’inventore di giochi (Pablo de Santis)

Fra i libri letti ultimamente c’è anche “L’inventore di Giochi” (di Pablo de Santis, Argentino nonostante il nome suoni italiano).
 
L’ho visto al supermercato, scontato, ho letto nel risvolto di copertina la storia e mi ha incuriosito… Si tratta di un ragazzo, il nipote di un grande inventoredi giochi, a cui iniziano ad accadere strani fatti da quando decide di partecipare ad un concorso per inventori di giochi.
 
Non sto a farvi tutta la trama perché l’ho scritta, insieme ad alcune opinioni, su ciao.it (ecco il link: http://www.ciao.it/L_inventore_di_giochi_Pablo_De_Santis__Opinione_727065). Chi vuole approfondire può leggere tale opinione (tutti possono accedervi).
 
Due parole, però, le voglio spendere anche su questo blog. Mi sono piaciute alcune idee, come l’immergere tutto il racconto in un mondo di giochi (il racconto sembra un gioco dell’oca) – senza, fra l’altro, nessun accenno ai video giochi -; ma ho trovato il finale un po’ banale, buttato lì tanto per chiudere. In circa 2 pagine la situazione di confronto fra il personaggio principale (Ivan Dragò) ed il suo antagonista si risolve. E non c’è un confronto diretto, non ci sono motivazioni interiori… rimane tutto in superficie.
 
Anche con i simbolismi succede un po’ la stessa cosa. In Zyl (città dove si inventavano i giochi più belli, e dove oil protagonista andrà a vivere) esiste una mappa della città, costruita dal nonno del protagonista. E’ un puzzle dove ogni tessera rappresenta una casa, una via, ogni piccola caratteristica della città. Il “cattivo” (ex abitante di Zyl) quando se ne va porta via con sé una tessera del puzzle. Da quel momento la città inizia a decadere. Solo quando il protagonista avrà recuperato il pezzo mancante, la città potrà ritornare a vivere…
 
Il simbolo del puzzle è molto indicato per una comunità: il pezzo mancante (la persona che se ne va) rende la comunità incompleta… Non si deve pensare solo a riportar eil pezzo, ma a far tornare la persona che esso rappresente in comunità. Purtroppo l’autore (come accennavo sopra) ha usato il simbolo del puzzle senza approfondirlo, senza legare troppo i personaggi alle varie tessere del puzzle. E’ semplicemente un oggetto che sta in mezzo alla città: visto così non avrebbe senso neppure cercare la tessera mancante (si potrebbe ricostruirla). Insomma, si vuol usare il simbolo ma non lo si approfondisce…
 
Andiamo al sodo, come si dice dalle mie parti: non me la sento di dirvi “compratelo”. Non la trovo un’opera da avere nella propria libreria. Però vi consiglio di leggerlo: sono dell’idea che da tutto si impara e in questo libro alcune buone idee ci sono. Se avete la possibilità di farvelo prestare sfruttatela. Se poi vi piace siete sempre a tempo a comprarlo. Oppure aspettate una edizione economica. Vi posso dire, comunque, che è un libro che si legge bene sotto l’ombrellone…
 
Buona lettura. 
 
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Nostri amici da Frolix 8 (Phil K Dick)

Ho appena finito di leggere un romanzo di Phil K. Dick: “Nostri amici di Frolix 8”. Ho anche scritto, come è mio solito, una recensione su Ciao.it (ecco il link: http://www.ciao.it/Nostri_amici_da_Frolix_8__Opinione_726266).
 
Devo dire che ancora una volta Dick mi ha piacevolmente sorpreso… Il romanzo ti lascia un po’ di amaro in bocca, ti poni delle domande. Se si vuole lo si può usare anche come metafora del razzismo (o del classismo): nel romanzo, infatti, gli “Uomini Nuovi”, insieme agli “Insoliti”, occupano tutte le posizioni di potere relegando gli Uomini Vecchi a semplici “operai” di classe B.
 
Un breve riassunto della storia – se volete farvi un’idea più precisa leggete la recensione al link sopra…
 
Nick Appleton è un uomo Vecchio. Non ha particolari capacità intellettive (come gli uomini Nuovi, che hanno delle “protuberanze” nel cervello che permettono loro ragionamenti molto più ampi) né è un insolito (un uomo con facoltà precognitive o telepatiche o simili). Spera però per suo figlio Bobby un futuro “alla pari” e per questo lo spinge a dare gli esami per accedere agli incarichi statali. Ma quando il figlio fallisce (perché gli esami sono creati da Uomini Nuovi che, in questo modo, precludono a tutti l’accesso agli incarichi di prestigio) il mondo gli crolla addosso. Quelli che prima erano solo dubbi e voci di corridoio adesso sono certezze, e quello che prima era certezza si è dissolto.
 
Aderisce, un po’ casualmente, un po’ convinto, al movimento dei Cordoniti, Uomini Nascosti che si raccolgono intorno a due speranze: la prima è data da Cordon, un idealista che vorrebbe vedere tutti gli uomini allo stesso pari (ma che è stato imprigionato dai nuovi); la seconda è Provoni, un “mito” per alcuni, partito più di 10 anni fa su una nave rubata alla ricerca di forme aliene che potessero dare una mano. Quando le speranze sembrano affievolirsi (Cordon è condannato a morte) ecco che si fa vivo Provoni: fra pochi giorni sarà di nuovo sulla terra in compagnia di un essere, un Frolixiano, che potrà risolvere la situazione… Cosa accadrà? Mi spiace ma il finale lo lascio alla vostra lettura (anche se qualcosa ho accennato nella recensione su Ciao).
 
Un grande Dick che analizza  afondo i personaggi, che riversa nel romanzo le sue paure o ossessioni: spesso troviamo persone dotate di particolari poteri nei suoi romanzi, non sempre “buone”. Spesso troviamo un’idea cupa di futuro… è sufficiente ricordare anche i film “Minority Report” e “Paycheck”, entrambi ispirati da racconti di Dick: in entrambi il futuro ha tinte fosche, anche se poi le situazioni si risolvono al meglio per i protagonisti…
 
Insomma, lo consiglio a tutti gli amanti del fantasy, dello SCI-FI e – ovviamente – di Dick. Il racconto ha un pregio: lo si può leggere sia solo come storia (ed è piacevole, anche se un po’ lunga) sia cercando di intelleggere i messaggi di Dick (ed allora la cosa diventa più pesante… ed in alcun punti – specie ripensandoci dopo – lo stomaco ti si aggroviglia un po’).
 
Buona lettura.
 
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Fumetti, che passione

Questa volta non parlo direttamente di un libro, ma di un personaggio di un fumetto.
Si tratta di Paperino; sì, quello della Disney, il nipote di Paperone, zio di Qui, Quo Qua, eterno fidanzato di Paperina ed eterno rivale del cugino Gastone.
 
Ho sempre amato Paperino, o meglio, l’incarnazione di Paperino nella fumettistica italiana. Se agli esordi Paperino era un irascibile ed irrequieto personaggio, tutto l’opposto di Topolino (che era “carino, intelligente, simpatico alla gente”, come lo definisce Finardi), in Italia, e soprattutto dagli anni ’90 in poi, la sua figura si è addolcita fino a diventare il simpatico sfigato di turno… quello a cui va sempre tutto male ma che riesce sempre, in qualche modo, a cavarsela… Insomma, uno stereotipo dell’Italiano medio…
 
Fra le altre cose (prima di passare all’oggetto della recensione) vi voglio proporre un quiz: dove è nato il personaggio di Paperinik? Avete 5 secondi… spiacente: tempo scaduto! Paperinik è nato dai fumettisti italiani, prima come personaggio che si opponeva a Zio Paperone (rendeva giustizia a Paperino), poi come operatore di giustizia (anche interplanetaria, se si legge PK).
 
Veniamo al cuore dell’articolo: mi sono letto alcune stori e di PP8 (Paperino paperotto), il piccolo Paperino, quando stava con Nonna Papera e ne combinava di tutti i colori. Devo riconoscere che l’inventiva su tali storie è veramente grande. Voglio fre veramente i complimenti alla squadra di fumettisti che hanno saputo creare un personaggio agitto ma simpatico, sempre di corsa, con mille idee in testa ed un po’ meno sfortunato del solito.
 
Se vi capita l’occasione e siete amanti del personaggio Paperino, leggetevi PP8 e vi ritroverete tutti i motivi per cui Paperino è simpatico, solo che saranno in formato ragazzino.
 
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