Negli occhi di chi guarda (Marco Malvaldi)

(dal sito Sellerio)

Come dicevo qualche giorno fa, dopo un saggio sull’assertività (indotta) e uno sul tempo nella fisica, finalmente un po’ di relax e quattro risate in un giallo ben congegnato.

Oddio: abbinare “relax” e “Malvaldi” potrebbe sembrare – specialmente in questo caso – quasi un ossimoro… In quest’opera dell’autore toscano imparerete di più su arte, musica, medicina, chimica e genetica rispetto a 5 saggi specifici, uno per materia. Ma imparerete tutto con leggerezza: da bravo pignolo gli piace spiegare le cose bene, anche nei dettagli (sì, potrebbe essere un  bravo divulgatore), ma intercala il tutto nel giallo, senza far sembrare nessuna spiegazione una noiosa pedanteria né qualcosa di fuori contesto. Insomma, per citare un esempio, la telomerasi fa parte del giallo. Anzi, è una delle chiavi per la soluzione. Provate a leggere questo articolo di wikipedia sulla telomerasi e poi il romanzo: son convinto che molti troveranno più chiara la spiegazione di Pier Giorgio (protagonista della vicenda) che l’articolo linkato 🙂

D’altronde, solo Marco è in grado di risolvere un giallo avendo come protagonisti il Pier Giorgio indicato sopra, genetista e ricercatore universitario, e la Margherita sua amica (e qualcosa in p… ops, non anticipiamo niente) filologa ed archivista. Molti altri si accontentano di far risolvere i gialli a poliziotti (lo Schiavone di Manzini), a scrittrici di gialli, o lettrici / librarie / bibliotecarie appassionate di gialli (la Katy Hirschel della Aykol, la Fletcher e le tante emule televisive…), qualcuno anche ai preti (da Don Matteo a Padre Brown, sempre televisivamente parlando).

Ma quando i protagonisti sono, come dicevamo sopra, ricercatori universitari ed archivisti pensi ad un qualcosa di polveroso, noioso, che si sviluppa fra scaffali e formule e laboratori. E invece questo romanzo è esattamente l’opposto. Direi quasi solare, se non fosse che ci scappano due morti. Ma procediamo con ordine.

Siamo in toscana, in una zona della Maremma dove il paesaggio è particolarmente bello (bè, il 95% della Maremma è così…), si hanno colline e mare a pochi passi, c’è tranquillità. Una enorme tenuta, chiamata Poggio alle Ghiande e con villa di appropriate dimensioni, ospita i gemelli Alfredo e Zeno Cavalcanti, di origini nobili e, naturalmente, proprietari del tutto. Insieme a loro risiedono nella tenuta alcuni affittuari innamorati, per varie ragioni, del luogo. Margherita, al lavoro per Zeno, collezionista di arte, decide di chiamare Pier Giorgio per proporgli la strana coppia. Il ragazzo è sempre in cerca – per le sue (scusate il gioco di parole) ricerche universitarie – di coppie di gemelli da studiare, e Alfredo e Zeno, geneticamente molto simili (perché monozigoti) e dalla personalità agli opposti, proprio come le lettere dell’alfabeto con cui iniziano i loro nomi, sono una coppia molto “interessante” per arricchire le casistiche che il ricercatore sta studiando.

Senonché, senza accorgersene, Pier Giorgio viene “manovrato”: le domande che fanno i due gemelli, la curiosità verso alcuni argomenti, la richiesta di controllare (scusate, la battuta è facile) chi ce l’ha più lungo, sfociano in una scommessa che sconvolgerà l’equilibrio della piccola comunità. I Cavalcanti hanno ricevuto un’offerta per la tenuta, una società che vuol trasformarla in un resort. Zeno è contrario e Alfredo è favorevole, e siccome non trovano una strada per accordarsi (sentendo anche le opinioni dei loro affittuari), decidono di rimettere tutto alla scienza e fanno misurare, come dicevo sopra, a Pier Giorgio chi di loro ha il telomero più lungo: secondo alcune ricerche c’è una correlazione fra la lunghezza dei telomeri e la probabilità di vita. Detta in termini semplici: è più probabile (ma non certo) che chi ha il telomero più lungo viva di più. Vince Alfredo che, si sa, vuol vendere (è un affarista finanziario e le cose ultimamente non gli vanno proprio a gonfie vele: la vendita sarebbe una enorme boccata di ossigeno per i suoi conti).

E questo è l’antefatto che genera lo scompiglio successivo, in cui varie persone si scagliano contro Pier Giorgio, litigano fra loro o cercano di capire come finirà la cosa. Ma è anche il guazzabuglio in cui sguazza un assassino: viene ucciso il custode della tenuta, Raimondo, personaggio molto strano e leggermente inquietante. E nel corso delle indagini perde la vita anche l’architetto Giorgetti, incaricato di stimare la villa per chi aveva posto l’offerta di acquisto. La follia omicida sarà scatenata dalla voglia di boicottare la prossima vendita? Oppure ci sono di mezzo altre storie, nascoste, insidiose, che si avviluppano al tema centrale? C’entrerà la tomba etrusca scoperta nella tenuta? O quel misterioso quadro di Ligabue che non si riesce a trovare? Se siete appassionati di Malvaldi romanziere sapete che niente è come sembra. O meglio, c’è da aspettarsi qualche colpo di scena. Ma se volete sapere qual’è dovrete leggere il libro (bè, in realtà sono corrompibile: se mi offrite pizza e birra ve lo racconto io come va a finire 🙂 ).

Quel che è certo è che Malvaldi riesce a costruire una storia credibile, lineare, realistica, inserendo personaggi strani, situazioni paradossali, elementi comici senza snaturare tutto. E intercalando anche elementi storici: ho verificato un minimo la storia del pittore Antonio Ligabue che, come avete visto sopra, entra in questa storia per un suo quadro introvabile, che Raimondo il custode dice di possedere, e tutto quadra con la realtà storica. Poi, ricordiamocelo, il romanzo è opera di fantasia, ma tutta la scienza e la storia citata sono reali.

La soluzione la possono capire solo i nostri personaggi che, guarda caso, hanno un punto di vista diverso da quello delle forze dell’ordine. E, attenzione, qui le forse dell’ordine non sono incompetenti come si vede in molti telefilm: semplicemente – in questo caso – manca loro la conoscenza (che i due protagonisti hanno) per poter leggere alcuni dettagli rivelatori. Perché sono i dettagli che fanno capire a Margherita e Pier Giorgio come sono andate veramente le cose e chi è l’assassino.

Il contorno dei personaggi fa, inoltre, di questo romanzo giallo anche una lettura “leggera”, che si “beve” allegramente come un fresco mojito su una calda spiaggia la sera d’estate. Uno potrebbe pensare che il domestico polacco, dal tasso altamente cattolico, sia una barzelletta, e che gli scherzi che gli fanno gli affittuari siano materiale riempitivo, roba per allungare il brodo. E invece no: tutto concorre a creare quel clima necessario allo svolgimento del romanzo. Certo, il giallo si intesseva anche con metà personaggi, ma non avrebbe avuto lo stesso effetto: come appendere un quadro alla parete con la giusta cornice, che riesce ad esaltare e dare corpo alla composizione.

Insomma, un Malvaldi diverso dal Bar Lume, dove Massimo e i vecchietti creano una atmosfera consolidata e bastano (quasi) a loro stessi. Ma diverso anche da “Odore di chiuso” e “Buchi nella sabbia“, dove il giallo si innesta in un contesto storico ben definito e la storia, inventata, la vive un personaggio realmente esistito. Simile, invece, a “Milioni di milioni“: per forza, direte voi, ci son gli stessi personaggi 🙂 Simile ma “perfezionato”, mi sembra che i personaggi respirino un pizzico di libertà in più… ma forse è solo una mia impressione. Frizzante, anche questo come gli altri romanzi, ma in modo diverso: nel Bar Lume ci si appoggia molto al graffiante sarcasmo toscano (o, per dirla in modo più diretto, alla tipica presa per il culo), qui è l’azione che sprizza energia. Il sarcasmo toscano c’è ugualmente, ma è più leggero e non è il solo elemento a dare frizzantezza alla storia. Se devo esser sincero questo filone lo adoro quasi più di quello dei vecchietti del Bar Lume, dei quali – comunque – attendo con ansia nuove avventure 🙂

Sì, lo so, il prezzo… 14 Eur. Io, come sempre, preferirei meno, ma effettivamente è un prezzo onesto per 270 pagine edite nella consueta qualità di Sellerio. Poi, come sempre, Amazon (ma anche le catene di supermercati) fanno automaticamente lo sconto del 15%, che son sempre 2 eurini belli belli da poter mettere da parte per il prossimo libro.

Vi linko un “assaggio” di quest’opera, le prime pagine del libro, preso direttamente dal sito dell’editore Sellerio.

Buona lettura!

L’ordine del tempo (Carlo Rovelli)

(dal sito dell’editore)

Potrei iniziare con battute del tipo “non vi ruberò molto tempo”, ma sarebbe un gioco di parole un po’ pissero (traduciamolo in “sciocchino”). Perché proprio di cosa e come è fatto il tempo si parla in questo saggio di Rovelli, personaggio già conosciuto attraverso altri libri ed apprezzato per il suo metodo divulgativo. Non è chiaro come Piero Angela, ma lo si legge bene. Anche se, questa volta, mi sono un po’ perso nei meandri del tempo…

Perché, pensateci, cosa è il tempo? Ok, state guardando l’orologio, sono le ore 17.29 di un martedì pomeriggio invernale. Ma questo perché siete in Italia: se vi trovaste a Pechino sarebbero le 00.29 di domani. O se foste a Honolulu le 6.29 di mattina e avreste tutta la giornata davanti (dannati fusi orari 🙂 ). E non solo, se vi trovaste in Madagascar, sarebbero le 19.29 di un pomeriggio estivo, invece che invernale. La definizione di tempo che noi usiamo (e che ci va benissimo per le migliaia di cose che facciamo) è una cosa prettamente umana e anche abbastanza recente.

Ecco, Carlo ci porta in un viaggio nel tempo, fino a dimostrarci che non esiste il tempo assoluto. Non c’è, insomma, un tempo che scorre sempre uguale in tutto l’universo, indipendentemente dal fuso su cui ci troviamo… In realtà la cosa è ancora in discussione fra gli scienziati: alcuni – fra cui Rovelli – la pensano in questo modo. Altri ritengono che invece esista un tempo assoluto che, al momento, non riusciamo a percepire né misurare con nessuno strumento. Ma anche se non abbiamo ancora certezze noi sappiamo, per esempio, che il tempo come riusciamo a misurarlo noi, può rallentare o velocizzarsi in base a determinati fattori, fra cui la presenza di un campo gravitazionale. Cose teorizzate da Einstein nella sua relatività e che influiscono su di noi: sapete che i satelliti da cui ricaviamo i dati GPS hanno bisogno di una correzione costante relativamente al tempo da loro misurato, altrimenti diventerebbero sempre più imprecisi? Per maggiori informazioni vedetevi il capitolo 2.5 di questo articolo Wikipedia dove vi dicono anche esattamente quanto è questa correzione e che errore comporterebbe non applicarla.

Ma torniamo al libro, che non tratta di “relatività” (anche se un po’ c’entra). Come accennavo si tratta prima di tutto di un viaggio nel tempo, di come il concetto di tempo si sia sviluppato fino ad arrivare al concetto di tempo che abbiamo adesso. E, piano piano, ci si addentra in quello che il tempo significa per le leggi fisiche, e si scopre che non c’è tempo escluso in un caso: lo scambio di calore. E anche in questo caso non si parla prettamente di tempo ma più semplicemente di un prima e di un dopo… E qui entra in gioco l’entropia ed è da qui che mi sono perso. O meglio: vagavo un po’ a vista, avendo qualche punto di riferimento ben fermo intorno a me ma non riuscendo, a volte, a vederlo. Rovelli ci parla – con l’entropia – di stati, di possibili stati dell’universo e di come l’entropia sia legata al loro numero.

Il mio problema è proprio qui: conosco poco il concetto di entropia (ho una vaghissima idea) e il dettaglio a cui è arrivato Carlo mi ha fatto un po’ smarrire. Arrivavo a fine capitolo che pensavo di aver capito le basi ma non ero convinto di aver compreso tutti i dettagli (e le implicazioni). Un po’ come quando mi tolgo gli occhiali e guardo una rivista da lontano: vedo i titoli, intuisco qualche foto e grafico, ma non saprei dirvi niente sul testo dell’articolo.

Pensiamo un po’ a chi è dedicato questo libro. Come dicevo all’inizio Rovelli è un buon divulgatore (ho sentito delle interviste in TV, anche con Piero Angela, ho letto altri suoi libri: 1 e 2) ed è un ricercatore che sta studiando la (sua) teoria della gravità quantistica a loop. In concetti fisici come quelli trattati nel libro (e nei precedenti) ci sguazza e riesce a renderli semplici (i primi due libri li ho apprezzati molto, se leggete i post). Ma come è successo ne “La realtà non è come ci appare” c’è stato un crescendo di fatica nel comprendere le cose. Questo perché Carlo usa un approccio in crescendo: ti spiego le cose più semplici, poi si va a scavare più a fondo e diventano un pizzico più complesse, poi si scava ancora più a fondo fino ad arrivare alla base della teoria. Ed ogni scalino, ogni ulteriore scavo, si capiscono sempre più cose ma diventa anche più difficile ricollegarle alle esperienze quotidiane.

Anche in questo caso (come per gli altri due) non consiglio la lettura a chi non ha qualche nozione di fisica. Non si tratta neppure qui di avere una laurea, ma bisogna aver già letto qualcosa. La prima parte (i primi 3-4 capitoli) scorre veloce e vi si possono trovare molte curiosità su come si pensava il tempo nel passato, ma quando si entra nel dettaglio più intimo della ricerca del tempo la lettura si fa più difficile.

Insomma, se siete appassionati del tema (il tempo come elemento fisico – anche se poi il libro vi dirà che non esiste) leggetevi tranquillamente, con tutta la calma che potete, questo libro. Se siete solo curiosi che si chiedono cosa sia il tempo, invece, avete due scelte: osate questo libro consci di poter navigare in qualche nebbia, oppure vi trovate un libro più semplice 🙂

Prezzo: 14 Euro. Per essere un saggio è venduto al prezzo di un romanzo… E’ stampato su carta di ottima qualità e senza – da quel che vedo – refusi od errori, segno di buon lavoro di squadra. Certo, come sempre dico, se costasse un paio di euri in meno a fine anno potrei comprarmi 4-5 libri in più… Su Amazon lo trovate a prezzi più (per me) accessibili: 11,90 Eur in versione cartacea, 9,99 in formato Kindle.

Buona lettura a tutti coloro che vorranno affrontare questa opera. Io, per rilassarmi, ho già letto il nuovo Malvaldi e nei prossimi giorni pubblicherò la mia recensione 🙂

Le armi della persuasione (Robert B. Cialdini)

Amazon – edizione Kindle da me comprata

Veloce (spero) post per commentare questo e-book comprato in offerta da Amazon: il prezzo dell’edizione elettronica (ad ora) è 5,99 Eur, mentre un mesetto fa era in offerta (per un giorno) a 1,49 Eur, ed è allora che ne ho approfittato. Del libro ne avevo già sentito parlare (il buon Massimo Polidoro lo aveva citato in alcuni suoi articoli) ed ero potenzialmente interessato all’acquisto (nel caso, cartaceo), ma ancora non mi decidevo a prenderlo. Proprio Massimo ha lanciato un “tweet” con l’offerta speciale del giorno (1,49 Eur, come dicevo sopra), e non me la sono lasciata scappare.

Per una valutazione del libro, però, devo partire da cosa mi aspettavo da esso. Come detto più sopra, ne avevo sentito parlare. L’idea che mi ero fatto era di un libro che riporta, sostenuto da vari riferimenti ad esperimenti e studi scientifici, come sia possibile “raggirare” eventuali ragionamenti logici del nostro interlocutore e – con la forza delle parole – portarli a nostro vantaggio. Tipo come chiedere l’aumento al capo ed avere successo 🙂 A parte le battute, speravo di capire i processi cognitivi generici delle persone, così da migliorare la mia comunicazione, oltre che per pura curiosità (capire come funziona il mio cervello).

Ma il libro non è questo, anche se affronta in modo abbastanza diretto alcuni aspetti di quanto cercavo. Per spiegarmi meglio uso le parole con cui l’autore introduce il libro:

Probabilmente questo antico status di vittima designata [a comprare qualsiasi cosa proposta] spiega il mio interesse per lo studio dell’acquiescenza. Quali sono esattamente i fattori che inducono una persona a dire di sì alle richieste di un’altra? E quali sono le tecniche che sfruttano con più efficacia questi fattori? Perché una richiesta formulata in un certo modo viene respinta, mentre una richiesta identica presentata in maniera leggermente diversa ottiene il risultato voluto?

E’ l’ultima frase (una richiesta identica presentata in maniera leggermente diversa…) quella che più si avvicina a cosa cercavo. Ma il libro non istruisce su come presentare le richieste, ti illustra piuttosto quello che ad ora si sa di come agisce il nostro cervello di fronte a quelli che Robert indica come “6 principi psicologici fondamentali che orientano il comportamento umano“. Questi principi sono nati e si sono evoluti insieme al genere umano e spesso forniscono delle scorciatoie per prendere decisioni per le quali il cervello richiederebbe tempo ed energia. Semplificando molto potremmo dire che il buon vecchio “così fan tutti” è una di queste scorciatoie (se lo fan tutti lo faccio anche io), anche se non delle migliori. Ho una riprova personale su questo: se capito in un ambiente sporco anche io tendo a sporcare di più, mentre in un ambiente pulito sto più attento. E scommetto che molti di voi fanno similmente: provate, in un bagno pubblico, a riflettere sulle vostre azioni in base al livello di pulizia che trovate.

Il bravo venditore conosce (anche senza aver studiato psicologia) questi principi e sa sfruttarli per creare una specie di corto circuito a suo vantaggio. Per intenderci: se abbiamo bisogno di un auto il venditore sa come imbastire il discorso per convincerci a prendere quell’accessorio in più o quel modello particolare. Non è una fregatura: l’auto ci serve e il venditore, magari, ci vende una buona auto, che realmente ci piace. Solo che, se eravamo partiti per spendere 100, probabilmente il venditore ci avrà spillato 120… Cioè ci viene dato quello che cercavamo, ma veniamo convinti a spendere qualcosa di più in dettagli che inizialmente non ci interessavano.

I 6 principi psicologici su cui l’autore si concentra (secondo lui ne esistono anche altri ma che tendenzialmente derivano da questi) sono: “coerenza“, “reciprocità”,riprova sociale“, “autorità”, “simpatia”, “scarsità”. Non sto a dettagliare qui cosa Cialdini racconta di essi: c’è un capitolo intero per ognuno di loro, corredato da esempi e supportato da studi scientifici (con note a fondo libro per maggiori riferimenti). Robert analizza ogni principio, indicando quali possano esser stati i vantaggi evolutivi che esso ci ha portato, e richiamando alcuni esperimenti che hanno permesso di definire bene come questo principio agisce, per poi passare ad alcune indicazioni di come questo principio sia sfruttato da venditori e postulanti, e concludendo con alcuni suggerimenti per non cadere nella trappola di chi li sfrutta.

Anche se il libro non corrispondeva al 100% alle mie aspettative devo dire che l’ho trovato molto interessante e, addirittura, mi son trovato a riflettere su quali principi vengono usati in alcune pubblicità televisive o se mi trovo a dover contrattare un qualche servizio. Forse prossimamente dovrò comprare un auto nuova: se mi accorgo che il venditore cerca di sfruttare alcuni di questi principi, e nel caso riesca a controbattere, ve lo racconterò 🙂

Ho poi espanso il ragionamento: il libro fa riferimento a studi della fine del ‘900 e, su alcuni, credo l’autore si debba un po’ aggiornare. Penso in primis agli studi atti a dimostrare il principio di autorità (fai qualcosa perché ti viene detto da una persona che si identifica con una autorità superiore alla tua: esempio pratico, in pubblicità si mostrano dottori – veri o finti che siano – quando si reclamizzano prodotti farmaceutici). Potrebbero variare, secondo me, i risultati in base alla zona geografica: non sono convinto che lo stesso esperimento – riportato nel libro – della somministrazione del medicinale, oggi, in Italia, darebbe gli stessi risultati di quello citato dall’autore.

Al di là dei dubbi di sorta, però, i principi si sono sviluppati in migliaia di anni e si possono sfruttare in tanti modi. Ed ultimamente stanno prendendo piede in Internet. O meglio, vengono usati più efficacemente. Da quando la pubblicità esiste, infatti, gli esperti di questo settore sanno usare (in parte o tutti) questi principi. C’era però un problema sul messaggio legato al mezzo: potevi fare la pubblicità più fantastica del mondo ma dovevi distribuirla su un giornale o su una rete Tv: milioni di persone ricevevano lo stesso messaggio nella stessa forma e, come dicevamo all’inizio, non tutti reagivano allo stesso modo. Ma se tu potessi sapere inizialmente le preferenze di alcune persone, potessi descriverle con degli “indicatori”, raggrupparli in base ad essi e mandare messaggi diversi ai singoli gruppi? E’ più faticoso, certo, perché devi dare una forma diversa al tuo messaggio in base al gruppo destinatario, ma garantisce risposte (spesso positive) in numero molto maggiore. E questo, oggi, lo si fa con la profilazione internet.

La cosa un po’ mi ha inquietato, perché pochi giorni dopo aver finito il libro, e prima di iniziare a scrivere questo post, mi sono imbattuto in un articolo di Valigia Blu che spiega, infatti, come sia diventato possibile, analizzando le tracce digitali delle persone che navigano su internet, definire tutta una serie di indicatori che riescono a descrivere potenzialmente ogni soggetto fino a prevederne i gusti. Manna per i siti on line, che possono proporre pubblicità mirate. Ma manna, si legge nell’articolo, anche per gli analisti politici, che in questo modo riescono a smuovere gli indecisi in modo più diretto, influenzando il voto finale e riuscendo, spesso, a far pendere la bilancia dal lato che loro vogliono.

Nell’articolo (ecco il link: Power of BigData – analisi delle tracce digitali per influenzare il pubblico) oltre alla spiegazione “tecnica” (ma non da nerd) di come questo sia possibile ci sono anche alcuni esempi che rimandano agli ultimi eventi (come la Brexit e le presidenziali americane): i vincitori si sono avvalsi dei servizi di questa società per parlare in modo mirato e specifico a iccoli gruppi omogene di indecisi, riuscendo a portarli dalla loro parte… Non si può dichiarare in modo assoluto che sia stato questo meccanismo pubblicitario (il voto come prodotto da vendere ad un pubblico di indecisi) a far vincere quella parte, ma c’è un forte sospetto che abbia aiutato. Ed è illegale? No: gli indecisi hanno ricevuto delle informazioni ma hanno ragionato con la loro testa. L’unica cosa che potremmo contestare è la “qualità” dell’informazione: magari si è scelto di passare solo quelle cose che avvantaggiavano la parte rappresentata.

Plus: attraverso un link nell’articolo potete accedere ad una versione del DB di profilazione di cui si parla.

Buona lettura!

Viaggare in giallo (AA.VV.)

Caro signor Sellerio, grazie per una nuova serie di avventure dei nostri beniamini.

Sì, il libro è un nuovo appuntamento della serie “…in giallo” dell’editore Siciliano. Serie che vede i nostri eroi impegnati in vari contesti, in questo caso il viaggio. Dove il viaggio è interpretato, però, in modo diverso (dalla crociera al viaggio premio al semplice spostarsi in un luogo diverso per una indagine). Come sempre abbiamo 6 racconti, più o meno brevi (se ho fatto bene i conti Savatteri vince per lungheza mentre Malvaldi batte tutti in cortezza), più o meno intensi, ma tutti apprezzabili durante una sosta dei nostri viaggi (sotto l’ombrellone, all’ombra di un abete, su un treno o su un pullman – in quest’ultimo caso però, leggete la Gimenez-Bartlett dopo che siete scesi 🙂 ). Diamo una breve occhiata ai racconti, senza svelare troppo.

Per trasparenza: il voto da me assegnato rispecchia i miei gusti. E’ solo un modo “veloce” per dire chi mi è piaciuto di più e chi meno.

Antonio Manzini colloca il vicequestore Schiavone su un treno per Roma “Senza fermate intermedie”. In realtà Schiavone ci sale, su quel treno, per evitare una rottura – come dice lui – di coglioni di altissimo livello (la festa della polizia), sostituendola con una di livello sempre alto, ma minore (una riunione condominiale). Insomma, un viaggio di piacere. Senza contare che sullo stesso treno trova il collega anatomopatologo, e insieme si imbattono in una morta: una persona anziana a cui è preso un coccolone quando ha scoperto che le erano stati rubati i gioielli. I due, insieme al capotreno, indagano e Schiavone, con la sua solita arguzia, riesce a capire come fanno, dei gioielli, a scomparire da un treno – appunto – senza fermate intermedie. Schiavone è uno degli antieroi che preferisco, e Manzini riesce sempre a rapire i lettori con quel giusto mix di mistero e rivelazione. Fino a spiegare tutto solo nel finale. Voto: 9.

Francesco Recami, invece, ci porta a trovare “Il testimone”, nonno Consonni. E noi facciamo il viaggio con Enrico, il nipotino, e la mamma. Il racconto è tutto scritto dal punto di vista del bambino, di 5 anni, e delle sue interazioni coi grandi. Tant’è che in alcuni momenti sembra scivolare nell’assurdo, ma senza  caderci mai. In questo caso (ma come sempre coi protagonisti della casa di ringhiera) non si tratta di un giallo vero e proprio, anche se ci sono elementi di mistero – che Enrico percepisce come strani ma di cui si cura poco. E’ il viaggio in sé che fa il racconto, col bambino che si stupisce, si perde, si emoziona, si stanca… E vede cose che non dovrebbe vedere, proprio come era successo al nonno. Ma come le vivrà? Non vado pazzo per questi racconti, ma questo un 7 se lo merita.

Marco Malvaldi ci porta “In crociera col cinghiale”. E già qui – se si conosce il personaggio e a cosa ci si riferisce col “cinghiale” – si iniziano a pregustare grasse risate. Massimo è in missione per conto della sua fidanzata Alice (che, per lui, è come Dio per i Blues Brothers), e – per copertura – ha coinvolto una serie di confratelli della loggia del cinghiale, un gruppo di persone dedite al cibo, al bere e – soprattutto – alla goliardata senza freni. Diciamo un omaggio ed un richiamo agli “Amici miei” di tanti anni fa. Lasciamo perdere cosa combina la confraternita, che è uno spassoso contorno al mistero che deve risolvere Massimo, il quale non capisce come possano avvenire certi furti, tutti ai danni di croceristi di quella nave. C’è sicuramente qualcuno, sulla nave, che spiffera a dei compici le informazioni necessarie, ma chi sarà fr a le igliaia di perosne dello staff? E come farà a carpir quelle informazioni? Voto: divertimento 9,5, giallo 8, lunghezza del racconto 6,5 (un buon Malvaldi non basta mai).

Gaetano Savatteri ci racconta “La segreta alchimia” che guida le vicende del suo protagonista, Saverio La Manna. La scena iniziale è degna dei migliori film comici e solo quella ti apre al sorriso per l’intera giornata. Ma non ve la anticipo: godetevela direttamente dall’autore. Fatto sta che Saverio e Peppe Piccionello vincono un viaggio a Praga. Saverio vorrebbe andarci con la sua ragazza, ma Peppe si organizza per una “doppia” coppia, di cui una delle due decisamente strana (ed anche qui non vi anticipo niente). Ma l’intrigo internazionale è alle porte, sotto veste di una decisamente bella spia che si siede, in aereo, vicino a Saverio. Quali segreti nasconderà? E perché si dimostra particolarmente affettuosa con lo scrittore? Ma, soprattutto, una cosa che si chiedono tutti i maschi di questo mondo: perché queste cose succedono solo in televisione o nei libri e mai a noi, dal vivo? Insomma, nell’affascinante Praga Saverio coinvolge Suleima (la sua ragazza) in una avventura un po’ meno romantica di quello che si aspettavano, una specie di intrigo internazionale dei giorni nostri, riuscendo a cavarne le gambe (anche nonostante i guai che combina Piccionello). Avventura che garantisce sommo divertimento al lettore. Voto: 9,5. Attento Malvaldi che Savatteri potrebbe passarti avanti…

Alessandro Robecchi ci porta alla ricerca del cane “Killer. (Una gita in brianza)” insieme ai suoi personaggi Falcone e Monterossi, una specie di coppia Holmes-Watson italica. Investigatore privato il primo, dotato di particolare acume, e assistente, il secondo, nonché osservatore e raccontatore delle storie. Sono chiamati da un facoltosissimo industriale per ritrovare il cane rapito alla sua amante. Ma ovviamente sotto si nascondono altri giri e Falcone capisce subito che è quelli che deve scovare, il cane è solo un pretesto. E così fa emergere la truffa che una persona stava cercando di perpetrare ai danni del committente. Voto 6,5: è, ripeto, una questione di gusti personali, ma a me non piace molto lo stile usato né apprezzo più di tanto il personaggio di Falcone… Il giallo c’è, ma non riesco a godermelo fino in fondo.

La Gimenez-Bartlett ci propone “un vero e proprio viaggio”, almeno per i canoni del viceispettore Garzon, assistente di Pedra Delicado. Un vero viaggio non è tale se non c’è un pranzo, una cena, uno spuntino o una qualsivogla pappatoria… E mi trova pienamente d’accordo. Solo che questa volta i due devono investigare su un caso brutto brutto: una ragazza torna a casa (in un paesello della provincia) per un poche di ferie dopo tanto studio, e quando va ad aprire la sua valigia ci trova dentro un morto, fatto a pezzi. Come sia potuto accadere nessuno riesce a spiegarlo, ed anche la coppia brancola letteralmente nel buio. Ma alla fine quell’indizio rivelatore spunta fuori, e Pedra è lì pronta per coglierlo al volo, dipanando una matassa molto ingarbugliata. Voto 8,5. Ottimo racconto, ma stile un po’ lento (è lo stile che contraddistingue sia la protagonista che l’autrice), preferisco più Malvaldi e Savatteri per le calde giornate estive… Ma adesso che ci stiamo inoltrando in autunno, la Gimenez-Bartlett si legge veramente bene.

Buona lettura!

Ancora Malvaldi: negli occhi di chi guarda

(dal sito Mondadori)

Ecco, oggi ho appena scoperto che il 14 ottobre (un tweet mi ha indicato quella data, qualche libreria on line dice il 12, qualche altra il 16) mi aspetta in libreria un nuovo romanzo di Malvaldi, sempre edito da Sellerio. Al momento non ho nemmeno un momento (ripetizione voluta) per approfondire… Quando torno (sì, sto per partire per un doppio viaggio…) mi preoccuperò di informarmi, acquistare e leggere.

Ora che ci penso: devo ricordarmi di mettere in valigia 2-3 libri: chissà che in quelle due settimane che sono via non riesca a ritagliarmi un momento (repetita iuvant) per leggere qualcosa 🙂

Ecco alcuni riferimenti:

Sullo store Mondadori (da cui ho preso anche la copertina del libro, che conferma quello che ho trovato sul tweet)

Su Amazon (disponibile sia in e-book che cartaceo che CD audio)

Su Libreria Universitaria (che non riporta il prezzo ed indica un generico Settembre 2017 come data di uscita)

Non trovo info sul sito Sellerio, ma mi era successo altre volte: di solito scrivono qualcosa quando il libro è veramente prossimo all’uscita.

Prezzo, secondo il sito Mondadori, 14 Eur, con sconto del 15% (Mondadori, Amazon, catene di supermercati) si paga solo 11,90. I soliti 9,900 (centesimo più o meno) per l’edizione e-book.

Ci risentiamo quando torno (ma forse prima di partire ce la faccio a completare un post… speriamo…)

Buona lettura!