Sherlock Holmes : la criniera del leone (Arthur Conan Doyle)

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(foto dell’edizione in mano mia)

Ti capita di passare in biblioteca e – vicino all’uscita – trovare una cassetta per lo scambio libri, e fra i titoli presenti il libricino in questione. Bé, da amante di gialli lo prendi (in realtà lo ha visto e preso B. – onore al merito – ma io gliel’ho “preso in prestito” quasi subito, e ieri gliel’ho reso).

Una bella iniziativa quella dello scambio libri, che ti permette di trovare cose carine che altri hanno già letto e che condividono. Ed ha per me un notevole aspetto pratico: liberare gli scaffali da quei titoli che non intendo tenere (non tutti i libri che ho comprato avranno l’onore di rimanere in “eterno” nella mia biblioteca personale: molti li presto o li regalo o li inserisco in qualche forma di scambio librario).

Ma torniamo al libro in sé: formato tascabile (circa 19 x 12 cm) raccoglie, in poco meno di 200 pagine, 5 racconti del famoso investigatore. Si tratta infatti di una raccolta di racconti pubblicati su rivista negli anni 20 del 1900. Due racconti (il primo ed il secondo) sono narrati direttamente da Sherlock, gli altri tre – come nei romanzi classici – dal suo compagno Dr. Watson.

Nel primo racconto, “La criniera del leone”, che da anche il titolo alla raccolta, il detective, ormai ritiratosi nel Sussex, si trova un particolarissimo caso alla porta di casa. Un professore di un vicino collegio muore, praticamente, fra le sue braccia, coperto di strane ferite e sussurrando – appunto – “criniera del leone”. Gli indizi portano ad un altro professore ma Sherlock non è convinto. Una improvvisa illuminazione gli suggerisce di ricontrollare in un vecchio libro. E la soluzione arriva. Chi è l’assassino? [Attenzione spoiler! — Io avevo intuito che si trattava di qualcosa  del genere, ma non conoscevo tutti i dettagli 🙂 ]

Nel secondo racconto, “L’avventura del soldato dal volto terreo“, Holmes è chiamato ad indagare sulla scomparsa di una persona. Due amici, che hanno fatto il militare insieme, si separano quando il primo viene ferito. Tornati in patria, il secondo cerca di ritrovare il primo, ma la famiglia di questo insiste a dire che è partito per un giro del mondo. L’amico non si perde d’animo e scopre alcuni indizi contrari a quanto dice la famiglia, così chiama ad indagare Sherlock. Una terribile verità verrà a galla, ma il detective saprà da chi farsi aiutare per risolvere la situazione.

Il mistero del ponte sulla Thor” vede Sherlock impegnato nel capire chi può aver ucciso una donna, moglie di un notissimo (e ricchissimo) uomo d’affari. Tutto sembra puntare il dito accusatore verso una giovane istitutrice che lavorava in casa della famiglia, ma sarà vero? Scopritelo seguendo i ragionamenti di Holmes! Una nota: credo che Camilla Läckberg si sia ispirata a questo racconto per il suo “Tempesta di neve e profumo di mandorle” (racconto lungo nella raccolta omonima), quando l’agente Martin si ricorda di aver letto, in un romanzo di Sherlock Holmes, come viene fatta sparire una pistola per confondere le acque.

Un prestigioso professore è il protagonista de “L’avventura dell’uomo carponi“: i familiari vedono che quest’uomo si comporta in modo sempre più strano e decidono di chiedere aiuto a Sherlock. Un misterioso viaggio a Praga ed una scatola contenente un delicato segreto sembrano essere al centro degli strani atteggiamenti del professore. Ma perché? E cosa conterrà la scatola? Bé, la storia mi ricorda quella di Gustav Aschenbach de “La morte a Venezia” (Mann). Sì, concordo con voi, sono due storie su due livelli completamente diversi (qui c’è il mistero fine a sé stesso, in Mann si indaga lo spirito umano), ma c’è un punto in comune fra i due protagonisti: entrambi sono spinti a comportarsi in un certo modo (ve lo posso anche dire: a sembrare più giovani) per un determinato motivo.

Ultima storia è “L’avventura del fabbricante di colori a riposo“, dove un uomo chiede l’aiuto di Sherlock per ritrovare sua moglie, fuggita con un amante e con buona parte dei suoi beni. Ma, in questo caso, le cose non sono proprio come si presentano. Sherlock sceglie di vederci chiaro e – facendosi aiutare da Watson – allontana l’uomo da casa sua per poter indagare più liberamente. E scopre una verità completamente differente a quella che era stata raccontata.

Cinque racconti godibilissimi, che si leggono volentieri, al ritmo di uno al giorno (o anche più di uno: complice il periodo di ferie ho finito il libro in tre giorni). L’edizione che mi è capitata in mano è un po’ vecchiotta, e si nota, oltre che dalla copertina, anche dalla traduzione. Viene usato un linguaggio che sembra derivare dagli anni ’50… Tutto molto comprensibile e leggero: lo si legge bene anche oggi. Il volume ha – come prezzo di copertina – 11.000 Lire e, leggendo il colophon si scopre che si tratta di una prima edizione datata luglio 1996, per la collana “Oscar Narrativa” della Mondadori.

La traduzione è a cura di Maria Gallone, che sembra esser stata la traduttrice di punta (mi sono avvalso, per questa informazione, di questo articolo, particolarmente incentrato sul racconto “Il mastino dei Baskerville”) per i romanzi di Conan Doyle, ma nel primo dopoguerra (quindi dopo il 1945). Questo spiega il perché del linguaggio “vecchiotto”.

Cercando un po’ su Amazon e Wikipedia sembra che questa edizione non venga più pubblicata e che sia stata sostituita da “Il taccuino di Sherlock Holmes”, con i 5 racconti citati e alti sette racconti “nuovi”. E’ quindi una raccolta più completa rispetto a quella in mano mia, sempre di racconti pubblicati su riviste, e tradotta da Silvia Cecchini (con un linguaggio – se ho capito bene – più vicino a quello dei giorni nostri). Il costo su Amazon di questa raccolta (edizione luglio 2014) è 7,18 Eur (2,99 in formato Kindle), quindi abbastanza economica.

Che vi capiti in mano la raccolta che ho io, con 5 racconti, o quella più “moderna” con 12 racconti, sappiate che passerete delle ore di piacevole lettura. Le dimensioni del libro (quello che ho io), poi, in particolare, sono perfette per esser portate sotto l’ombrellone.

Buona lettura!

Il sangue versato (Åsa Larsson)

(dal sito del’editore)

Rebecka Martinsson si trova di nuovo a Kiruna, dove era scampata alla morte appena pochi mesi prima. E’ una specie di terapia per cercare di vincere le paure che la hanno profondamente ferita in quella avventura. Usa come scusa il lavoro: accompagnare un collega ad incontrare clienti.

Decide di restare qualche giorno, sempre con la scusa di alcuni lavori per i clienti, per affrontare sé stessa tornando nella casa della nonna e nei luoghi dove tutto è accaduto. Ma mai si sarebbe aspettata di dover affrontare una nuova minaccia alla sua vita.

Ecco, se appena vediamo “La signora in giallo” ci viene, istintivamente ma anche scherzosamente, di fare gesti apotropaici (d’altronde, ovunque lei si trovi – e per fortuna sono solo telefilm – ci scappa sempre il morto), con Rebecka Martisson l’istinto sarebbe di abbracciarla forte e sussurrarle che non succederà niente, che tutti questi sono solo brutti sogni. Ammesso che lei si faccia abbracciare.

In questo secondo capitolo la nostra eroina sta affrontando, come accennavo, una ingarbugliata situazione psicologica frutto delle disavventure vissute nel precedente romanzo. Nessuno di noi esce pulito e tranquillo da nessuna morte, neppure dalla più naturale. Figuriamoci lei che ha smascherato gli assassini di un suo “vecchio” amico e che, per salvare sé stessa ma soprattutto due bambine, ha dovuto lottare contro i suoi attentatori fino ad ucciderli. Ferita, e salvata per miracolo dai poliziotti che seguivano il caso, piano piano si è ripresa fisicamente, ma nell’animo ha un profondo buio che rischia di inghiottirla.

Spinta dai pochi amici che ha (carattere abbastanza solitario, dopo le ultime vicende si è chiusa ancor di più in sé stessa) ad affrontare la situazione recandosi di nuovo a Kiruna, dove tutto è accaduto, Rebecka trova un po’ di pace fra persone che, almeno inizialmente, non conoscono il suo passato e la accettano semplicemente come una ragazza un  po’ strana, sì, ma fondamentalmente buona. Certo, qualcuno storce il naso per la sua professione (avvocato) e l’abbigliamento (molto cittadino) . Ma dopo qualche giorno, quando la conoscono meglio, iniziano ad apprezzarla. Tranne qualcuno, che fa qualche indagine su di lei.

Rebecka si trova, inconsapevolmente e assolutamente in modo non voluto, coinvolta nell’assassinio di una pastore protestante, Mildred. I fatti si sono svolti qualche tempo prima, ma le indagini sono ancora in corso, e la nostra eroina viene incaricata di reclamare, dal marito di Mildred, la canonnica dove loro vivevano e che fra poco dovrà ospitare un nuovo pastore. Venuta in possesso delle chiavi della cassetta di sicurezza, per uno scrupolo etico (più che professionale) ne controlla il contenuto e fa arrivare ad Anna-Maria Mella, detective conosciuta nel precedente episodio, tutto ciò che ritiene importante per la soluzione del caso. Ed in effetti la polizia trova molto interessanti alcuni documenti, tanto che riescono a smuovere un po’ le acque intorno all’omicidio, arrivando a formulare delle buone ipotesi sul perché Mildred sia stata assassinata.

L’apporto di Rebecka al caso è semplicemente questo, tanto che – se ci si dovesse basare solo sul giallo – lei potrebbe essere un piccolo personaggio secondario. Ma è la sua presenza in paese che scatena una serie di eventi che porteranno, nelle ultime pagine, ad una drammatica conclusione (di cui vi rivelerò solamente che Rebecka sopravvive – anche perché sapete già che ci sono altri libri dove troviamo la nostra eroina).

Raccontare qualcosa in più della trama è complesso. Come nel precedente libro, i primi capitoli servono per inquadrare il tutto e descrivono, soprattutto, lo stato d’animo di Rebecka. La partenza è un po’ lenta, ma piano piano ti prende e non riesci a staccarti. Confesso che mi ha aiutato il clima di relax (fine settimana al mare + sdraio molto comodo = ore di lettura assicurate).

Via via che leggevo mi sono costruito, in mente, la metafora del puzzle. Ogni vicenda di questo romanzo parte in modo separato dalle altre: si racconta un fatto, un personaggio, un animale o, al massimo, un pezzetto di storia di Rebecka. Attorno aquesti primi nuclei (pezzi di puzzle), capitolo per capitolo, se ne aggregano altri. Finché alcuni non si collegano e – ormai giunti a due terzi del libro – riesci a farti un quadro completo a cui mancano, però, una serie di piccoli dettagli che verranno aggiunti nelle pagine rimanenti. Insomma, proprio come un puzzle che piano piano si compone nella tua mente e solo quando hai messo l’ultimo pezzo riesci a percepirne l’armonia e tutti gli incastri, anche questo romanzo ti fornisce pagina per pagina piccoli pezzi che costituiscono – alla fine – il quadro completo della situazione.

Ben strutturato, direi quasi cesellato per far arrivare, goccia a goccia, nuovi elementi al lettore: è un romanzo che ti convince a leggerne sempre di più finché non arrivi alla fine. Storie dentro le storie (la lupa dalle zampe gialle, che sembra non entrarci per niente e poi, invece…), tutta una serie di flash back che rendono vivi e veri i personaggi, delineando i loro tratti somatici ma soprattutto psicologici, stati d’animo descritti in modo profondo… Tutto funziona per farti sentire parte del romanzo, vicino a Rebecka quando va ad aprire la cassetta di sicurezza di Mildred, in salotto con Lisa ed i suoi cani, nella cantina insieme a Nalle che sta dando da mangiare a un topolino. Più vai avanti nella lettura, più ti sembra di essere presente nella storia, osservatore muto ed inerte, ma vivo e pieno di empatia per i protagonisti.

Devo fare un paragone, perché fra i romanzi che mi piacciono ci sono i thriller adrenalinici, quelli dove tutto succede velocemente, dove l’azione è concitata e ininterrotta (ad esempio l’ultimo letto: “Non guardare nell’abisso“, di Massimo Polidoro).

Questo romanzo è completamente diverso come narrazione, eppure ha lo stesso effetto, ti attanaglia alle pagine e non riesci a staccarti finché non hai finito. Se nei primi tutto accade veloce, tutto è immediato ed ogni azione chiama la successiva in un crescendo di tensione, in questo si ha una prevalenza sulla psicologia dei personaggi: i lettori conoscono le loro storie, si ingarbugliamo nei loro pensieri, vivono le loro emozioni e le loro paure in un contino di flash back, pensieri, attese, riflessioni.

Se da un lato il thriller di Polidoro è bello perché è vissuto tutto d’un fiato, questo è bello perché è lento. Ma non noioso, quel lento che ti permette di conoscere. Se l’altro ti da una scarica di adrenalina come se scendessi in bici, senza freni, dalla vetta di una montagna, questo è come una passeggiata leggera per giungere in vetta alla stessa montagna, dove ogni nuovo passo ti apre un frammento in più di panorama, un nuovo piccolo scorcio di cui stupirti. Due modi di affrontare la stessa montagna (oddio, ecco che sbuca, inatteso, Mann 🙂 ) in modo completamente diverso ma ugualmente bello.

E se nei thriller adrenalinici ti trovi a fare il tifo per qualche personaggio, in questi psicologici non puoi, alla fine, non provare empatia verso i protagonisti, anche quelli “negativi”. E’ vero che (questi ultimi) hanno commesso un delitto, ma quando hai ascoltato i loro pensieri, quando hai seguito il filo della loro (particolare) logica, quando – conoscendo le loro storie – ti metti un po’ nei loro panni, comprendi (pur senza giustificare) perché sono arrivati a quel passo. E ti dici che forse, con vari se e vari ma, il personaggio poteva venirne fuori in modo diverso.

A mio modesto parere, poi, questo secondo capitolo delle avventure di Rebecka è ancora meglio del primo. La Larson scava più a fondo rispetto al precedente: alcuni personaggi ti diventano quasi familiari, come se li conoscessi da tempo.

Siamo in tempo di ferie: è forse – questo – un romanzo da portarsi sotto l’ombrellone? Insomma… Sì, io me lo son portato, ma non posso dire si adatti bene ad un clima allegro da spiaggia. Perché a volte ti costringe ad estranearti, ad isolarti. C’è anche un fattore pratico: 400 pagine per circa 5 cm di altezza. Non è proprio un tascabile, diciamolo. Il tutto per 12,50 Eur (prezzo di copertina dell’ottava edizione – anno 2014). Insomma, il prezzo non è male: è in linea con quello che mi aspetto per questi romanzi. Anzi…

Un ultima nota sulla traduzione. Nel precedente post (per il precedente romanzo) mi aveva colpito un elemento: il colore “uva ursina” usato per descrivere le labbra di una persona. Questa volta invece abbiamo “uva di montagna“. Che, credo di aver capito, è la stessa cosa. La traduttrice è la stessa: Katia De Marco… Sarei curioso di sapere come mai questo cambiamento. Ma per il resto mi sembra perfetto come nel precedente caso.

Mi rimane solo da augurarvi buona lettura. E vi avviso che ho già preso il terzo capitolo della saga…

Il calcio in giallo (AA. VV.)

(dal sito dell’editore)

Come annunciato a marzo, ecco la nuova raccolta Sellerio ispirata al mondo del calcio: quasi un omaggio agli ultimi europei, in cui l’Italia ha dimostrato una grandissima preparazione (bé, un calciatore, soprattutto, ha dimostrato di esser pronto per “Ballando con le stelle” 😛 ).

Ma torniamo a parlare di calcio scritto più che giocato. Prima novità di questa raccolta: i racconti sono 7 (solitamente erano 6), mentre gli autori sono pressoché i soliti. Molti raccontano la storia di un calciatore (o, nel caso di Malvaldi, di una calciatrice) di squadre di serie provinciali. Solo due affrontano l’argomento da un punto di vista diverso: Giménez-Bartlett raccontando le vicende di un arbitro, Aykol quelle di un innamorato tradito (da un calciatore). Ma andiamo con ordine: come sempre scriverò due-tre righe per ogni racconto, ma questa volta vi anticipo che tutti mi sono piaciuti, con qualche preferenza, certo, ma contrariamente ad altre volte non ho trovato nessun racconto da “evitare” né altri da “osannare”. Tutti racconti godibili (chi più chi meno leggero, chi più chi meno scherzoso, ma tutti da sorseggiare come un fresco cocktail estivo). Ah, e vi ricordo che si parla di “giallo”, quindi tutti con un mistero da svelare.

Per rimanere in tema calcistico, la prima a scendere in campo è Alicia Giménez-Bartlett, che ci racconta, in “Una sinistra speranza” di un arbitro assassinato. Che siano stati i tifosi per una sua discutibile decisione in campo? Anche se qualcuno pensa sia così, Pedra Delicado cerca di indagare a fondo, scavando in ogni singolo dettaglio della storia, e portando alla luce una vicenda completamente diversa da quanto ci si aspetterebbe, dai risvolti anche tristi. Cari lettori, alla fine della storia non potrete non essere solidali con l’arbitro assassinato.

Gian Mauro Costa ci porta nei campetti impolverati della sua Sicilia, dove il nostro eroe Enzo Baiamonte – ex elettricista trasformatosi in investigatore privato – collega “Il passo dell’anatra“, con cui un giovanissimo giocatore immigrato festeggia il gol segnato, con le stesse movenze viste in un video di sorveglianza di qualche settimana prima. Sembra strano: che ci fa un ragazzo, promettente giocatore, insieme a delinquenti che cercano di entrare in un magazzino, di notte, per rubare? Eppure cadenza, passo, mosse son propri gli stessi. Partendo da questo dettaglio, Baiamonte porta alla luce qualcosa di molto più grosso…

Francesco Recami apre, invece, col risultato della partita: “Progresso-Audace 3-2“. Gianmarco, figlio di Donatella, inquilina della casa di ringhiera famosa per i romanzi dell’autore, gioca nella Audace. Ma l’attenzione, stavolta, non va al gesto sportivo dei ragazzi, quanto ad alcuni genitori scalmanati che incitano i figli alle peggio azioni. E’ il caso del padre di un giocatore del Progresso, che prende in giro pesantemente tutti gli avversari tanto da dover fuggire e nascondersi in un bugigattolo. Peccato che lì trovi un evaso dal carcere, grande, grosso e cattivo, che “gentilmente” chiede al genitore una mano, esattamente la sinistra, a cui rompe il mignolo… Senza farla lunga: il genitore tanto borioso si trova a passare veramente una brutta giornata. Ma immagino che molti di voi gli diranno “ti  sta bene!”

E’ solo un gioco“, o almeno dovrebbe esserlo… E’ quello che pensano alcuni protagonisti del racconto di Gaetano Savatteri. Ma non la pensa così Saverio Lamanna: suo cugino Franco, calciatore dilettante, è morto in un incidente d’auto e la squadra – conosciuta durante il funerale – chiama Saverio a giocare indossando la maglia di Franco alla partita in sua memoria. Non tutto quadra, e mettendo insieme tanti piccoli dettagli Saverio, da arguto osservatore, dipana una matassa molto più complessa di quello che ci si aspetta.

Storia in parte simile per Marco Malvaldi. Ma declinata al femminile. Lo dice anche il titolo: “Donne con le palle“. Che altro non sono che una squadra di beach soccer dove gioca Alice, la fidanzata di Massimo il barrista e commissario di Pineta. Anche in questa storia una calciatrice è morta, anche in questo caso sembra che il motivo sia un banale incidente. E sotto sotto, come nel racconto di Savatteri, ci sono i soldi. Ed è, anche in questo caso, un dettaglio che fa sorgere i sospetti. Ma, attenzione, le storie di Malvaldi e Savatteri non sono uguali: ognuno ci mette quel suo tocco particolare che le rende uniche. Semplicemente ci sono dei punti in comune: uno stesso spunto per raccontare due storie simili ma diverse.

Antonio Manzini organizza, invece, in quel di Aosta, una partita di beneficenza fra questura e magistratura. Tocca a Schiavone allenare i suoi colleghi, anzi, più che allenare si deve inventare – con le poche risorse che ha – qualche stratagemma per riuscire a cavarsela. “… e palla al centro” ci racconta un altra po’ di ingegnosità di Schiavone, della sua capacità di trarre frutti dalle vicende in cui è coinvolto. Frutti a volte leciti, a volte meno, ma tutti guidati da un senso di giustizia particolare. Il lettore tifa per Schiavone, e anche stavolta, nonostante il vice questore sia stato un po’ troppo furbo, sorride insieme a lui.

Chiude la raccolta Esmahan Aykol, che racconta una Istanbul odierna (non proprio: mi riferisco alla Istanbul di qualche mese prima del fallito golpe). Più che di un calciatore, si parla di un “Rifugiato“. Katy, libraia in Istanbul, deve aiutare Fofo (il suo assistente) a ritrovare una persona, un ragazzo nigeriano arrivato in Turchia con la speranza di diventare un grande calciatore per il Galatasaray. Ma anche ne traffico dei rifugiati si nascondono le insidie della truffa. E a Fofo rimane solo un cuore infranto che Katy cercherà di consolare. Ehm, detta così sembra un romanzo rosa, invece no: anche in questo caso c’è il mistero, la persona scomparsa… Rimaniamo sul giallo, non viriamo al rosa 🙂 Una nota particolare su questo romanzo: mentre i protagonisti vagano alla ricerca del ragazzo, ci mostrano una Istanbul molto realistica e attuale (come dicevo sopra, è una fotografia di pochi mesi fa) e descrive bene la situazione che prelude agli ultimi fatti, ma senza scendere mai in politica o in opinioni sul governo.

Eccoci qua… Sette brevi racconti da portarsi sotto l’ombrellone al modico prezzo di 14 Eur (solito sconto grandi catene del 15% = 11,90 Eur di spesa – 9,99 Eur, invece, per l’E-book). Il prezzo è valido:  come detto spesso, Sellerio riesce a garantire un prezzo leggermente più basso dei concorrenti nonostante una buona qualità del prodotto (anche fisica). Le pagine sono ben 337, ed il formato (il solito della casa editrice) è compatto tanto da permettersi di portare, eventualmente, il libro anche nella tasca posteriore dei jeans (sì, avete ragione, dipende dal modello… nei miei ci sta, e non so se ciò depone a mio favore 😛 ).

Che dire ancora, se non: Buona lettura? Ah sì, anche: Buona estate!

Filo di Scozia : storie di viaggi, cinema e amicizia (Maurizio Barilli & Massimiliano Zerbini)

(dal sito dell’editore)

Mi preparo a fare un viaggetto in Scozia, terra che mi ha sempre attirato. Fra le tante guide decido per la Lonely Planet per un motivo decisamente tecnico: regalano (era l’estate 2015) una “borsina” a tracolla insieme alla guida :-). Sono a parlare con la ragazza (probabilmente la proprietaria) della libreria specializzata in viaggi dove ho preso la guida, e lei mi presenta un libro, scritto da due italiani, che racconta la Scozia da un altro punto di vista, quello cinematografico. Secondo voi cosa ho fatto? L’ho preso, ovvio 🙂 Anche perché il libro è citato pure dalla guida Lonely Planet 😉

Ma non c’è stato tempo di leggerlo prima di partire. E, a posteriori, la ritengo una buona cosa. E’ un libro che va letto lentamente: non è una guida per scoprire quella Nazione, ma più semplicemente un diario dei viaggi (sì, plurale) che i due autori hanno fatto, nel corso degli anni, in quel Paese. Ma siccome gli autori sono appassionati di cinema (e se ho capito bene il cinema fa parte del loro lavoro, tanto che da questi viaggi ne son nati anche alcuni documentari), allora questo diario diventa anche una guida a luoghi speciali, dove sono state girate scene di film vecchi e nuovi.

(l’Hogwarts Express)

Non vi aspettate descrizioni secche e asciutte né schede sintetiche dei luoghi. Né tanto meno tour preconfezionati (tipo “la Scozia in tre giorni”): loro vi raccontano il loro tour, alla loro velocità, con le pause, i fuori programma, le emozioni e le sensazioni, gli incontri e le amicizie (nuove e ritrovate), le aspettative e anche qualche piccola delusione. Tutto guidato dalla passione cinematografica: Max e Mauri (come si chiamano fra loro nel libro) cercano quei luoghi che hanno visto in qualche film, quei panorami che hanno colpito la loro immaginazione e anche quella di migliaia di spettatori. E sono disposti anche a qualche peripezia per raggiungerli: per filmare il binario dove corre il treno che Harry Potter prende per andare ad Hogwarts si son

trovati (raccontano) a scavalcare qualche recinzione.

Prima dicevo che è stato un bene leggere il libro “dopo” il mio viaggio in Scozia. In realtà non conta il prima o il dopo, ma la distanza dal viaggio. Questo non è un libro che si legge due settimane prima di partire, ma lo si inizia l’anno prima, o al ritorno. Per due motivi. Il primo è tecnico: gli autori non ti descrivono i luoghi, ma tu gli estrapoli dal racconto che loro fanno. E quindi ci vuole un po’ di tempo per leggere i vari capitoli e individuare quei luoghi. E il secondo motivo è che – a mio avviso – si tratta di un libro da “sorseggiare” con calma, come se fosse (rimanendo in tema scozzese) un whisky da meditazione: poco per volta, a piccoli sorsi, facendolo girare nel palato per gustare ogni singolo profumo e sapore.  Io, che sono un lettore accanito, ci ho messo tre mesi per finirlo 🙂

Quindi, se pensate di fare – fra sei mesi o un anno – un viaggio in Scozia, pensate anche a questo libro. Ma, ricordate, non sostituisce una guida: vi da una serie di spunti in più.

Non dimentichiamo, poi, che oltre a descrivervi i luoghi reali ritratti nei film, quest’opera racconta anche una storia di amicizia fra i due autori, ed anche quella è bella da seguire, passo per passo, mentre cresce e si rafforza.

Purtroppo a livello letterario non lo si può considerare un capolavoro di stile. E’ semplice, si legge facile, ma si vede che gli autori non sono scrittori professionisti. Non fraintendetemi: è un italiano buono e gradevole, ma mancano un pizzico di cura nella scelta delle parole e quella sapienza nel costruire i capitoli che uno scrittore consumato ha. Ma Maurizio e Massimiliano mai hanno detto di essere scrittori: vogliono solo condividere la loro storia con noi. E lo fanno con la più schietta semplicità e la più completa apertura che si possa trovare in un’opera letteraria. Non sarà Hemingway, ma passione e amore per ciò che raccontano si percepiscono in ogni singola pagina.

Nota dolente è forse il prezzo: 18 Eur (15,30 su Amazon7,49 per l’e-book). I 3 – 4 lettori costanti di questo blog sanno che per me un prezzo sopra i 15 euro vale solo in determinati contesti. Senza mettere in dubbio la mole di lavoro per produrre il libro, profusa sia degli autori che della casa editrice, avrei preferito un prezzo sui 12 Eur. Il perché è il solito: i 6 Eur risparmiati mi avrebbero permesso di finanziare l’acquisto di qualche altro libro. Ma spero vivamente che buona parte dei 18 Eur da me pagati (eh sì, questa volta non ho comprato da Amazon) vadano a finanziare nuovi progetti di Max e Mauri. Fra l’altro, proverò a contattarli per sapere dove posso trovare i loro documentari creati a seguito dei loro viaggi in terra scozzese.

Intanto, se volete fare un giro virtuale in Scozia, vi “presento” il mio sito di foto, dove descrivo il viaggio vero e proprio (con mappa degli spostamenti) accompagnandolo da una serie di gallerie di foto: Panorami, Edifici e Palazzi, Fauna e flora, il whisky e i festival (il Fringe di Edimburgo e Piping Live a Glasgow)

Buona lettura e – se qualcuno va in Scozia, buon viaggio.

E se avete letto il libro e volete aggiungere qualche commento, fate pure.

La battaglia navale (Marco Malvaldi)

(Dal sito dell’editore)

Ed ecco l’altro Malvaldi (2/2), stavolta romanziere (e non saggista, come nel precedente post) e da solo. Con una nuova avventura dei vecchietti, di Massimo il barrista (sì, con 2 “r”), di Alice, vice questore di Polizia e degna fidanzata del suddetto proprietario del BarLume.

Sì, perché lo ammetto, una donna come Alice è davvero perfetta per Massimo. Lo sta domando, e lo sta cambiando: più dolce, più aperto, più… Anzi, “meno”: meno quel Massimo sarcastico (e a volte un po’ cinico) che apprezzavo nei primi romanzi. Ormai la squadra investigativa, guidata da Alice, è composta dai soli vecchietti, che pendono dalle sue labbra (e lei li sa “manovrare” – seppur in senso buono – come vuole). Massimo è il jolly che ogni tanto entra nella discussione e da quel guizzo in più. Non che Alice non sia geniale (che è uno dei motivi per cui Massimo si è innamorato di lei), ma semplicemente i due si completano su questo aspetto.

Vabbè, parliamo del romanzo. Ormai Malvaldi è una garanzia: trama perfetta, che fila liscia. Mistero, qualche punto intricato per distogliere l’attenzione dall’assassino, e finale completo e esplicativo. Questa volta la vittima è una bella ragazza di origini ucraine, ritrovata lungo il litorale di Pineta, a due passi dalla casa di nonno Ampelio. Tutto fa pensare all’ex compagno, violento, che in passato l’aveva minacciata, ma la cosa non quadra ad Alice. D’altro canto, il caso è gestito da un altro vice questore e quindi Alice e Massimo partono beati per una vacanza. Finché un nuovo evento fa tornare a casa i due fidanzati: Alice è chiamata ad indagare su una serie di scritte su alcune villette della zona. Il testo, parzialmente in italiano e parzialmente in arabo, fa pensare subito a terroristi di matrice islamica, e la paura inizia a serpeggiare fra gli abitanti di Pineta.

Ma quale realtà si nasconde dietro a quelle scritte? E perché proprio una villetta è stata risparmiata? C’è forse un messaggio, sotto, per i suoi proprietari? E come mai le indagini per le scritte si intrecciano sempre più con quelle sulla ragazza assassinata? Sfruttando i vecchietti come squadra di investigazione speciale, e con l’aiuto del nuovo “compagno” (nel senso più “rosso” del termine) Mastrapasqua, che mastica un po’ di russo, Alice riesce a recuperare alcune informazioni dalla comunità ucraina, fino a scoprire che sotto tutto ciò si nasconde una verità ben diversa.

Per esser sinceri, questa nuova storia non mi ha entusiasmato più di tanto. Confesso di averla ugualmente letta a regime forzato (anche rimandando qualche piccolo impegno per guadagnare minuti di lettura), ma in generale mi ha preso meno di altri romanzi dello stesso autore. Non parlo della storia e del mistero da svelare, sempre efficaci ed intriganti, ma del contorno.

E’ un po’ quello detto all’inizio: uno dei “dettagli” che mi ha fatto entusiasmare per i romanzi di Malvaldi, è proprio il personaggio di Massimo. Sagace e anche (leggermente) cinico, irriverente, ironico e sarcastico, protagonista principale (anche se a pari livello coi vecchietti). Sono tutte qualità che si sono smussate con l’arrivo di Alice (che sta prendendo il posto di Massimo anche come protagonista).

Nei primi romanzi la competizione con il precedente vice questore dava un tono diverso al romanzo. Adesso la storia di amore con Alice rende tutto più ovattato. Ma attenzione, non è che mi dispiaccia che Massimo si sia trovato una donna che (come dicevo sopra) è degna di lui. Solo che Malvaldi ci ha messo troppo realismo: quello che succede nella realtà (tutte le donne riescono ad addolcire il loro uomo, non negatelo) poteva essere mitigato nel romanzo. Massimo poteva rimanere un pizzichino più cinico e sarcastico e mantenere un po’ più di protagonismo. Lo so, forse Alice non sarebbe rimasta con lui per tutto questo tempo, ma a me Massimo piaceva di più in quel modo…

Se prendiamo in esame tutto il resto, invece, le cose mi piacciono come sempre: i nonnetti sono vivaci e arzilli come sempre (nonostante i “problemini” del Rimediotti), è sempre Tiziana, in pratica, che tira avanti il bar, e Aldo gestisce il ristorante come sempre… O quasi. In realtà piccoli cambiamenti avvengono proprio nel romanzo. Ci saranno alcuni ribaltamenti di fronte, fra cui (quello che mi ha fatto più piacere) veder riconoscere a Tiziana un certo merito, con conseguente – chiamiamolo così – “avanzamento di carriera”. Su questo Malvaldi (anche in questo caso per bocca di Alice) è discretamente giusto.

Tiriamo le conclusioni. Anche se – ultimamente – di Malvaldi gradisco maggiormente i racconti (le raccolte “in giallo” di Sellerio) ai romanzi, continuo a pensare che Marco sia un ottimo scrittore e meriti successive letture. Anche se gli ultimi romanzi mi hanno “acchiappato” meno dei primi, continuerò ad attendere le nuove avventure dei vecchietti, o di nuovi personaggi.

L’unica cosa che potrei chiedere a Malvaldi è quella di rallentare un po’. Ho visto altri autori di successo sfornare un romanzo (o anche più di uno) all’anno, romanzi che via via perdevano la qualità e la freschezza iniziale. La stessa cosa che succede ad un personaggio di Malvaldi (Giacomo, in “Argento vivo”, romanziere in crisi creativa). Ora, io considero Marco un bravissimo scrittore, ma credo che anche lui abbia bisogno di staccare un po’ per ritrovare qualche idea dirompente. Perché son convinto che lui sappia catturarle al volo, e riproporle nei suoi libri, le belle idee. Solo che a volte si ha bisogno di un attimo di pausa per tornare a guardare il mondo e afferrare qualcosa di veramente nuovo per trasformarlo in una bella storia.

Sintetizzando: il romanzo mi è piaciuto, anche se non come i primi, e attenderò il prossimo.

Solita indicazione del prezzo: 13 Eur per 178 pagine. Con lo sconto classico di Amazon si va a 11,05 Eur (stesso sconto della grande distribuzione). Sellerio ha mantenuto abbastanza stabile il prezzo dei romanzi, che risulta addirittura appena più basso dello stesso genere pubblicato da qualche concorrente (e ricordo che i prodotti Sellerio sono sempre di buona qualità “fisica”). Certo, uno o due euro meno non mi sarebbero dispiaciuti, ma ritengo accettabile questo prezzo per questo prodotto.

Visto che vi state preparando per le vacanze: è un romanzo assolutamente da portare sotto l’ombrellone!

Buona lettura.