Hotel Bosforo (Esmahan Aykol)

(dal sito Thienet)

(dal sito Thienet)

Esmahan Aykol ha uno strano effetto su di me… Son stato in Turchia, anni fa, e mi son fermato ad Istanbul (purtroppo solo un paio di giorni in totale) ma, come credo accada a molti, son rimasto affascinato dalla città. E quindi, dopo l’ultimo racconto dell’autrice presente nella raccolta Sellerio “Il calcio in giallo” mi son ritrovato fra le mani – e l’ho tenuto ben stretto – il suo primo giallo tradotto in Italiano. Si tratta di una edizione della collana “Noir 2011” di Repubblica – l’Espresso (ecco il piano dell’opera): non è l’edizione classica dell’editore ufficiale (Sellerio), insomma.

(dal sito Sellerio)

(dal sito Sellerio)

La copertina che vedete qui a sinistra – edizione che ho letto – è presa dal sito Thienet, dove trovate una ulteriore recensione. La copertina Sellerio è invece questa di destra (sul sito dell’editore trovate una trama più dettagliata e qualche informazione in più).

Dicevo che Esmahan ha uno strano effetto su di me: mi fa viaggiare in una città che ho conosciuto (seppur poco) e mi fa apprezzare ogni suo angolo, ogni suo personaggio. E’ impareggiabile nel descrivere le dinamiche di questa città cosmopolita e vivissima, mezza Europea e mezza Asiatica, ponte fra due civiltà e culla dell’integrazione (almeno fino ad un po’ di tempo fa). Beh, urge un confronto: la Aykol non è Mann, che io trovo uno dei più particolareggiati cesellatori di paesaggi nei suoi libri, però riesce a farti respirare (con mezzi diversi ma con la stessa intensità) l’atmosfera tutta particolare della città, di ogni suo più piccolo dettaglio.

Veniamo al romanzo: Katy Hirschel è una donna che si è trasferita ad Istanbul dopo una parentesi di vita a Berlino. Nata in Turchia, trapiantata in Germania (la famiglia emigra quando era piccola) e tornata, per quello che lei considerava un breve viaggio, in Turchia per cercare un po’ di radici, ma si innamora della città e non riparte mai più. Decide di aprire una libreria dedicata solo a romanzi gialli e sembra che i turchi apprezzino sia la libreria sia la persona.

Una amica e compagna di scuola, attrice abbastanza famosa, è protagonista di un film che verrà girato ad Istanbul: quale migliore occasione per rivedersi? E’ proprio la star a cercare Katy, la quale rimane positivamente sorpresa da questa novità: erano compagne di scuola, c’era una buona amicizia fra loro (anche se non la si può definire “amicizia per la vita”) ma la libraia non si aspettava mai di esser ricontattata, soprattutto dopo che l’amica era diventata una diva. Però, c’è un assassino che rovina in parte i loro piani: il regista del film viene ucciso, nella sua suite d’hotel, praticamente appena arrivato. Un omicidio particolare, i cui dettagli fanno pensare a qualcosa di organizzato fin nei minimi particolari.

Katy, accanita lettrice di gialli da una vita, e libraria specializzata in gialli, vede l’opportunità di passare (come dice lei) “dalla teoria alla pratica” e si improvvisa detective. Chiedendo informazioni a giornalisti, intrufolandosi (grazie all’amica) agli incontri con la troupe del film, sfruttando l’amicizia con un poliziotto che indaga sull’omicidio e anche alcune vecchie conoscenze in Germania, porta a galla antiche vicende che possono esser validi moventi per l’omicidio. Ma che, ovviamente, non vi racconterò. Posso anticiparvi che fra incontri con malavitosi, corti sfrenate di poliziotti, chiacchierate con varie persone, Katy riesce a comprendere quali sono veramente i motivi che hanno condannato il regista alla morte. Ma riuscirà Katy ad affrontare occhi negli occhi il colpevole (o saranno più di uno?). E, visto il suo atavico ribrezzo per le forze dell’ordine, ne parlerà alla polizia, al suo amico, così che il colpevole possa essere arrestato? Vi toccherà leggere il libro per saperlo 🙂

Un racconto tipicamente giallo, ma narrato con sfumature noir e qualche tocco di ironia. Il lettore si muove insieme a Katy, narratrice e guida in tutte le pagine: la ascolta (e ne conosce anche i pensieri più reconditi), la segue in tutte le sue indagini e scopre, insieme a lei, i singoli dettali che la guidano alla comprensione di tutta la vicenda. E’ il battesimo (della protagonista e del lettore) da detective, e avviene con estrema naturalezza. Oddio, io – personalmente – non avrei mai la faccia tosta che ha Katy nel rivolgere domande a certe persone: anche Katy ha paura, ma riesce a vincerla e a buttarsi, e questo rincuora noi lettori. Testarda e caparbia, non si da vinta finché non capisce. Non le interessa la giustizia in senso lato (polizia, carcere, processi) quanto la comprensione dei soggetti coinvolti. “Perché” è la sua domanda fondamentale, e l’unica di cui cerca la risposta.

Una delle cose carine del romanzo è l’ironia. Non che se ne trovi in ogni pagina, anzi. Però l’autrice dissemina qua e là alcune perle di tipica ironia femminile. Una anche quando parla degli stereotipi che i turchi hanno sui tedeschi (per esempio: una donna che ride di gusto non può esse tedesca, secondo i turchi).  Ha un “tocco” tutto particolare, la Aykol, nel raccontare la città, le persone e le vicende. E – almeno secondo me – riporta bene lo spirito della città, o almeno quello che era all’epoca del romanzo (ora è un po’ cambiato, soprattutto dopo il fallito golpe di metà luglio 2016).

il libro è del 2006, quindi immagino che Esmahan racconti una Istanbul dei primi anni 2000, quando veramente era una città aperta, bella da vedere, accogliente, cosmopolita. Son tutte cose che si leggono nel romanzo e che mi hanno confermato persone che si sono recate lì (ed anche io, nel mio piccolo, posso confermare). Poi le cose sono cambiate: ho letto di recente l’ultimo racconto della Aykol per la serie dei gialli di Sellerio (“Rifugiato” nel libro “Il calcio in giallo“) ed il ritratto che fa di Istanbul è nettamente diverso, tanto che anche la protagonista, Katy, è un po’ in crisi con la sua libreria. Non si respira più l’aria di una volta. L’autrice, insomma, ci racconta – sia in questo sia negli altri racconti – una città “attuale”: si può scoprire come era Istanbul qualche anno fa e come è adesso. Certo, la si vedrà dagli occhi di Esmahan, quindi con un taglio legato alle sue esperienze, ma è già un buon punto di partenza. Insomma, l’autrice riesce a farci viaggiare sia nel mistero (il giallo in sé) sia nel luogo dove le vicende si svolgono: se in altri casi i luoghi sono di fantasia (o talmente generici da essere in qualsiasi luogo), in questi romanzi la particolarità è proprio la città dove tutto accade.

Una nota sul fattore “giallo”: non aspettatevi una trama alla Agatha Christie o alla Conan Doyle. Anzi: si intuisce già molto dall’inizio (vi accenno qualcosa: l’omicidio ha un tocco puramente femminile, lo si capisce subito). Quello che piace del libro è l’ambientazione e il fatto di essere sempre a fianco della protagonista. Il giallo di per sé è carino ma leggero, intriga ma non ti prende nelle viscere: è tutto l’insieme che rende piacevole il romanzo. La sequenza logica che porta alla soluzione c’è, ovviamente, ma non ha quel mordente che tiene i lettori incollati, come succede in altri romanzi. Diciamo che in questi casi si viene “abbracciati” da tutti gli aspetti del romanzo piuttosto che attratti dal filone principale (il mistero da risolvere).

Che dire ancora? Buona lettura e buon viaggio virtuale nella Istanbul di inizio millennio.

Sherlock Holmes : la criniera del leone (Arthur Conan Doyle)

Holmes_CrinieraLeone

(foto dell’edizione in mano mia)

Ti capita di passare in biblioteca e – vicino all’uscita – trovare una cassetta per lo scambio libri, e fra i titoli presenti il libricino in questione. Bé, da amante di gialli lo prendi (in realtà lo ha visto e preso B. – onore al merito – ma io gliel’ho “preso in prestito” quasi subito, e ieri gliel’ho reso).

Una bella iniziativa quella dello scambio libri, che ti permette di trovare cose carine che altri hanno già letto e che condividono. Ed ha per me un notevole aspetto pratico: liberare gli scaffali da quei titoli che non intendo tenere (non tutti i libri che ho comprato avranno l’onore di rimanere in “eterno” nella mia biblioteca personale: molti li presto o li regalo o li inserisco in qualche forma di scambio librario).

Ma torniamo al libro in sé: formato tascabile (circa 19 x 12 cm) raccoglie, in poco meno di 200 pagine, 5 racconti del famoso investigatore. Si tratta infatti di una raccolta di racconti pubblicati su rivista negli anni 20 del 1900. Due racconti (il primo ed il secondo) sono narrati direttamente da Sherlock, gli altri tre – come nei romanzi classici – dal suo compagno Dr. Watson.

Nel primo racconto, “La criniera del leone”, che da anche il titolo alla raccolta, il detective, ormai ritiratosi nel Sussex, si trova un particolarissimo caso alla porta di casa. Un professore di un vicino collegio muore, praticamente, fra le sue braccia, coperto di strane ferite e sussurrando – appunto – “criniera del leone”. Gli indizi portano ad un altro professore ma Sherlock non è convinto. Una improvvisa illuminazione gli suggerisce di ricontrollare in un vecchio libro. E la soluzione arriva. Chi è l’assassino? [Attenzione spoiler! — Io avevo intuito che si trattava di qualcosa  del genere, ma non conoscevo tutti i dettagli 🙂 ]

Nel secondo racconto, “L’avventura del soldato dal volto terreo“, Holmes è chiamato ad indagare sulla scomparsa di una persona. Due amici, che hanno fatto il militare insieme, si separano quando il primo viene ferito. Tornati in patria, il secondo cerca di ritrovare il primo, ma la famiglia di questo insiste a dire che è partito per un giro del mondo. L’amico non si perde d’animo e scopre alcuni indizi contrari a quanto dice la famiglia, così chiama ad indagare Sherlock. Una terribile verità verrà a galla, ma il detective saprà da chi farsi aiutare per risolvere la situazione.

Il mistero del ponte sulla Thor” vede Sherlock impegnato nel capire chi può aver ucciso una donna, moglie di un notissimo (e ricchissimo) uomo d’affari. Tutto sembra puntare il dito accusatore verso una giovane istitutrice che lavorava in casa della famiglia, ma sarà vero? Scopritelo seguendo i ragionamenti di Holmes! Una nota: credo che Camilla Läckberg si sia ispirata a questo racconto per il suo “Tempesta di neve e profumo di mandorle” (racconto lungo nella raccolta omonima), quando l’agente Martin si ricorda di aver letto, in un romanzo di Sherlock Holmes, come viene fatta sparire una pistola per confondere le acque.

Un prestigioso professore è il protagonista de “L’avventura dell’uomo carponi“: i familiari vedono che quest’uomo si comporta in modo sempre più strano e decidono di chiedere aiuto a Sherlock. Un misterioso viaggio a Praga ed una scatola contenente un delicato segreto sembrano essere al centro degli strani atteggiamenti del professore. Ma perché? E cosa conterrà la scatola? Bé, la storia mi ricorda quella di Gustav Aschenbach de “La morte a Venezia” (Mann). Sì, concordo con voi, sono due storie su due livelli completamente diversi (qui c’è il mistero fine a sé stesso, in Mann si indaga lo spirito umano), ma c’è un punto in comune fra i due protagonisti: entrambi sono spinti a comportarsi in un certo modo (ve lo posso anche dire: a sembrare più giovani) per un determinato motivo.

Ultima storia è “L’avventura del fabbricante di colori a riposo“, dove un uomo chiede l’aiuto di Sherlock per ritrovare sua moglie, fuggita con un amante e con buona parte dei suoi beni. Ma, in questo caso, le cose non sono proprio come si presentano. Sherlock sceglie di vederci chiaro e – facendosi aiutare da Watson – allontana l’uomo da casa sua per poter indagare più liberamente. E scopre una verità completamente differente a quella che era stata raccontata.

Cinque racconti godibilissimi, che si leggono volentieri, al ritmo di uno al giorno (o anche più di uno: complice il periodo di ferie ho finito il libro in tre giorni). L’edizione che mi è capitata in mano è un po’ vecchiotta, e si nota, oltre che dalla copertina, anche dalla traduzione. Viene usato un linguaggio che sembra derivare dagli anni ’50… Tutto molto comprensibile e leggero: lo si legge bene anche oggi. Il volume ha – come prezzo di copertina – 11.000 Lire e, leggendo il colophon si scopre che si tratta di una prima edizione datata luglio 1996, per la collana “Oscar Narrativa” della Mondadori.

La traduzione è a cura di Maria Gallone, che sembra esser stata la traduttrice di punta (mi sono avvalso, per questa informazione, di questo articolo, particolarmente incentrato sul racconto “Il mastino dei Baskerville”) per i romanzi di Conan Doyle, ma nel primo dopoguerra (quindi dopo il 1945). Questo spiega il perché del linguaggio “vecchiotto”.

Cercando un po’ su Amazon e Wikipedia sembra che questa edizione non venga più pubblicata e che sia stata sostituita da “Il taccuino di Sherlock Holmes”, con i 5 racconti citati e alti sette racconti “nuovi”. E’ quindi una raccolta più completa rispetto a quella in mano mia, sempre di racconti pubblicati su riviste, e tradotta da Silvia Cecchini (con un linguaggio – se ho capito bene – più vicino a quello dei giorni nostri). Il costo su Amazon di questa raccolta (edizione luglio 2014) è 7,18 Eur (2,99 in formato Kindle), quindi abbastanza economica.

Che vi capiti in mano la raccolta che ho io, con 5 racconti, o quella più “moderna” con 12 racconti, sappiate che passerete delle ore di piacevole lettura. Le dimensioni del libro (quello che ho io), poi, in particolare, sono perfette per esser portate sotto l’ombrellone.

Buona lettura!

Il sangue versato (Åsa Larsson)

(dal sito del’editore)

Rebecka Martinsson si trova di nuovo a Kiruna, dove era scampata alla morte appena pochi mesi prima. E’ una specie di terapia per cercare di vincere le paure che la hanno profondamente ferita in quella avventura. Usa come scusa il lavoro: accompagnare un collega ad incontrare clienti.

Decide di restare qualche giorno, sempre con la scusa di alcuni lavori per i clienti, per affrontare sé stessa tornando nella casa della nonna e nei luoghi dove tutto è accaduto. Ma mai si sarebbe aspettata di dover affrontare una nuova minaccia alla sua vita.

Ecco, se appena vediamo “La signora in giallo” ci viene, istintivamente ma anche scherzosamente, di fare gesti apotropaici (d’altronde, ovunque lei si trovi – e per fortuna sono solo telefilm – ci scappa sempre il morto), con Rebecka Martisson l’istinto sarebbe di abbracciarla forte e sussurrarle che non succederà niente, che tutti questi sono solo brutti sogni. Ammesso che lei si faccia abbracciare.

In questo secondo capitolo la nostra eroina sta affrontando, come accennavo, una ingarbugliata situazione psicologica frutto delle disavventure vissute nel precedente romanzo. Nessuno di noi esce pulito e tranquillo da nessuna morte, neppure dalla più naturale. Figuriamoci lei che ha smascherato gli assassini di un suo “vecchio” amico e che, per salvare sé stessa ma soprattutto due bambine, ha dovuto lottare contro i suoi attentatori fino ad ucciderli. Ferita, e salvata per miracolo dai poliziotti che seguivano il caso, piano piano si è ripresa fisicamente, ma nell’animo ha un profondo buio che rischia di inghiottirla.

Spinta dai pochi amici che ha (carattere abbastanza solitario, dopo le ultime vicende si è chiusa ancor di più in sé stessa) ad affrontare la situazione recandosi di nuovo a Kiruna, dove tutto è accaduto, Rebecka trova un po’ di pace fra persone che, almeno inizialmente, non conoscono il suo passato e la accettano semplicemente come una ragazza un  po’ strana, sì, ma fondamentalmente buona. Certo, qualcuno storce il naso per la sua professione (avvocato) e l’abbigliamento (molto cittadino) . Ma dopo qualche giorno, quando la conoscono meglio, iniziano ad apprezzarla. Tranne qualcuno, che fa qualche indagine su di lei.

Rebecka si trova, inconsapevolmente e assolutamente in modo non voluto, coinvolta nell’assassinio di una pastore protestante, Mildred. I fatti si sono svolti qualche tempo prima, ma le indagini sono ancora in corso, e la nostra eroina viene incaricata di reclamare, dal marito di Mildred, la canonnica dove loro vivevano e che fra poco dovrà ospitare un nuovo pastore. Venuta in possesso delle chiavi della cassetta di sicurezza, per uno scrupolo etico (più che professionale) ne controlla il contenuto e fa arrivare ad Anna-Maria Mella, detective conosciuta nel precedente episodio, tutto ciò che ritiene importante per la soluzione del caso. Ed in effetti la polizia trova molto interessanti alcuni documenti, tanto che riescono a smuovere un po’ le acque intorno all’omicidio, arrivando a formulare delle buone ipotesi sul perché Mildred sia stata assassinata.

L’apporto di Rebecka al caso è semplicemente questo, tanto che – se ci si dovesse basare solo sul giallo – lei potrebbe essere un piccolo personaggio secondario. Ma è la sua presenza in paese che scatena una serie di eventi che porteranno, nelle ultime pagine, ad una drammatica conclusione (di cui vi rivelerò solamente che Rebecka sopravvive – anche perché sapete già che ci sono altri libri dove troviamo la nostra eroina).

Raccontare qualcosa in più della trama è complesso. Come nel precedente libro, i primi capitoli servono per inquadrare il tutto e descrivono, soprattutto, lo stato d’animo di Rebecka. La partenza è un po’ lenta, ma piano piano ti prende e non riesci a staccarti. Confesso che mi ha aiutato il clima di relax (fine settimana al mare + sdraio molto comodo = ore di lettura assicurate).

Via via che leggevo mi sono costruito, in mente, la metafora del puzzle. Ogni vicenda di questo romanzo parte in modo separato dalle altre: si racconta un fatto, un personaggio, un animale o, al massimo, un pezzetto di storia di Rebecka. Attorno aquesti primi nuclei (pezzi di puzzle), capitolo per capitolo, se ne aggregano altri. Finché alcuni non si collegano e – ormai giunti a due terzi del libro – riesci a farti un quadro completo a cui mancano, però, una serie di piccoli dettagli che verranno aggiunti nelle pagine rimanenti. Insomma, proprio come un puzzle che piano piano si compone nella tua mente e solo quando hai messo l’ultimo pezzo riesci a percepirne l’armonia e tutti gli incastri, anche questo romanzo ti fornisce pagina per pagina piccoli pezzi che costituiscono – alla fine – il quadro completo della situazione.

Ben strutturato, direi quasi cesellato per far arrivare, goccia a goccia, nuovi elementi al lettore: è un romanzo che ti convince a leggerne sempre di più finché non arrivi alla fine. Storie dentro le storie (la lupa dalle zampe gialle, che sembra non entrarci per niente e poi, invece…), tutta una serie di flash back che rendono vivi e veri i personaggi, delineando i loro tratti somatici ma soprattutto psicologici, stati d’animo descritti in modo profondo… Tutto funziona per farti sentire parte del romanzo, vicino a Rebecka quando va ad aprire la cassetta di sicurezza di Mildred, in salotto con Lisa ed i suoi cani, nella cantina insieme a Nalle che sta dando da mangiare a un topolino. Più vai avanti nella lettura, più ti sembra di essere presente nella storia, osservatore muto ed inerte, ma vivo e pieno di empatia per i protagonisti.

Devo fare un paragone, perché fra i romanzi che mi piacciono ci sono i thriller adrenalinici, quelli dove tutto succede velocemente, dove l’azione è concitata e ininterrotta (ad esempio l’ultimo letto: “Non guardare nell’abisso“, di Massimo Polidoro).

Questo romanzo è completamente diverso come narrazione, eppure ha lo stesso effetto, ti attanaglia alle pagine e non riesci a staccarti finché non hai finito. Se nei primi tutto accade veloce, tutto è immediato ed ogni azione chiama la successiva in un crescendo di tensione, in questo si ha una prevalenza sulla psicologia dei personaggi: i lettori conoscono le loro storie, si ingarbugliamo nei loro pensieri, vivono le loro emozioni e le loro paure in un contino di flash back, pensieri, attese, riflessioni.

Se da un lato il thriller di Polidoro è bello perché è vissuto tutto d’un fiato, questo è bello perché è lento. Ma non noioso, quel lento che ti permette di conoscere. Se l’altro ti da una scarica di adrenalina come se scendessi in bici, senza freni, dalla vetta di una montagna, questo è come una passeggiata leggera per giungere in vetta alla stessa montagna, dove ogni nuovo passo ti apre un frammento in più di panorama, un nuovo piccolo scorcio di cui stupirti. Due modi di affrontare la stessa montagna (oddio, ecco che sbuca, inatteso, Mann 🙂 ) in modo completamente diverso ma ugualmente bello.

E se nei thriller adrenalinici ti trovi a fare il tifo per qualche personaggio, in questi psicologici non puoi, alla fine, non provare empatia verso i protagonisti, anche quelli “negativi”. E’ vero che (questi ultimi) hanno commesso un delitto, ma quando hai ascoltato i loro pensieri, quando hai seguito il filo della loro (particolare) logica, quando – conoscendo le loro storie – ti metti un po’ nei loro panni, comprendi (pur senza giustificare) perché sono arrivati a quel passo. E ti dici che forse, con vari se e vari ma, il personaggio poteva venirne fuori in modo diverso.

A mio modesto parere, poi, questo secondo capitolo delle avventure di Rebecka è ancora meglio del primo. La Larson scava più a fondo rispetto al precedente: alcuni personaggi ti diventano quasi familiari, come se li conoscessi da tempo.

Siamo in tempo di ferie: è forse – questo – un romanzo da portarsi sotto l’ombrellone? Insomma… Sì, io me lo son portato, ma non posso dire si adatti bene ad un clima allegro da spiaggia. Perché a volte ti costringe ad estranearti, ad isolarti. C’è anche un fattore pratico: 400 pagine per circa 5 cm di altezza. Non è proprio un tascabile, diciamolo. Il tutto per 12,50 Eur (prezzo di copertina dell’ottava edizione – anno 2014). Insomma, il prezzo non è male: è in linea con quello che mi aspetto per questi romanzi. Anzi…

Un ultima nota sulla traduzione. Nel precedente post (per il precedente romanzo) mi aveva colpito un elemento: il colore “uva ursina” usato per descrivere le labbra di una persona. Questa volta invece abbiamo “uva di montagna“. Che, credo di aver capito, è la stessa cosa. La traduttrice è la stessa: Katia De Marco… Sarei curioso di sapere come mai questo cambiamento. Ma per il resto mi sembra perfetto come nel precedente caso.

Mi rimane solo da augurarvi buona lettura. E vi avviso che ho già preso il terzo capitolo della saga…

Il calcio in giallo (AA. VV.)

(dal sito dell’editore)

Come annunciato a marzo, ecco la nuova raccolta Sellerio ispirata al mondo del calcio: quasi un omaggio agli ultimi europei, in cui l’Italia ha dimostrato una grandissima preparazione (bé, un calciatore, soprattutto, ha dimostrato di esser pronto per “Ballando con le stelle” 😛 ).

Ma torniamo a parlare di calcio scritto più che giocato. Prima novità di questa raccolta: i racconti sono 7 (solitamente erano 6), mentre gli autori sono pressoché i soliti. Molti raccontano la storia di un calciatore (o, nel caso di Malvaldi, di una calciatrice) di squadre di serie provinciali. Solo due affrontano l’argomento da un punto di vista diverso: Giménez-Bartlett raccontando le vicende di un arbitro, Aykol quelle di un innamorato tradito (da un calciatore). Ma andiamo con ordine: come sempre scriverò due-tre righe per ogni racconto, ma questa volta vi anticipo che tutti mi sono piaciuti, con qualche preferenza, certo, ma contrariamente ad altre volte non ho trovato nessun racconto da “evitare” né altri da “osannare”. Tutti racconti godibili (chi più chi meno leggero, chi più chi meno scherzoso, ma tutti da sorseggiare come un fresco cocktail estivo). Ah, e vi ricordo che si parla di “giallo”, quindi tutti con un mistero da svelare.

Per rimanere in tema calcistico, la prima a scendere in campo è Alicia Giménez-Bartlett, che ci racconta, in “Una sinistra speranza” di un arbitro assassinato. Che siano stati i tifosi per una sua discutibile decisione in campo? Anche se qualcuno pensa sia così, Pedra Delicado cerca di indagare a fondo, scavando in ogni singolo dettaglio della storia, e portando alla luce una vicenda completamente diversa da quanto ci si aspetterebbe, dai risvolti anche tristi. Cari lettori, alla fine della storia non potrete non essere solidali con l’arbitro assassinato.

Gian Mauro Costa ci porta nei campetti impolverati della sua Sicilia, dove il nostro eroe Enzo Baiamonte – ex elettricista trasformatosi in investigatore privato – collega “Il passo dell’anatra“, con cui un giovanissimo giocatore immigrato festeggia il gol segnato, con le stesse movenze viste in un video di sorveglianza di qualche settimana prima. Sembra strano: che ci fa un ragazzo, promettente giocatore, insieme a delinquenti che cercano di entrare in un magazzino, di notte, per rubare? Eppure cadenza, passo, mosse son propri gli stessi. Partendo da questo dettaglio, Baiamonte porta alla luce qualcosa di molto più grosso…

Francesco Recami apre, invece, col risultato della partita: “Progresso-Audace 3-2“. Gianmarco, figlio di Donatella, inquilina della casa di ringhiera famosa per i romanzi dell’autore, gioca nella Audace. Ma l’attenzione, stavolta, non va al gesto sportivo dei ragazzi, quanto ad alcuni genitori scalmanati che incitano i figli alle peggio azioni. E’ il caso del padre di un giocatore del Progresso, che prende in giro pesantemente tutti gli avversari tanto da dover fuggire e nascondersi in un bugigattolo. Peccato che lì trovi un evaso dal carcere, grande, grosso e cattivo, che “gentilmente” chiede al genitore una mano, esattamente la sinistra, a cui rompe il mignolo… Senza farla lunga: il genitore tanto borioso si trova a passare veramente una brutta giornata. Ma immagino che molti di voi gli diranno “ti  sta bene!”

E’ solo un gioco“, o almeno dovrebbe esserlo… E’ quello che pensano alcuni protagonisti del racconto di Gaetano Savatteri. Ma non la pensa così Saverio Lamanna: suo cugino Franco, calciatore dilettante, è morto in un incidente d’auto e la squadra – conosciuta durante il funerale – chiama Saverio a giocare indossando la maglia di Franco alla partita in sua memoria. Non tutto quadra, e mettendo insieme tanti piccoli dettagli Saverio, da arguto osservatore, dipana una matassa molto più complessa di quello che ci si aspetta.

Storia in parte simile per Marco Malvaldi. Ma declinata al femminile. Lo dice anche il titolo: “Donne con le palle“. Che altro non sono che una squadra di beach soccer dove gioca Alice, la fidanzata di Massimo il barrista e commissario di Pineta. Anche in questa storia una calciatrice è morta, anche in questo caso sembra che il motivo sia un banale incidente. E sotto sotto, come nel racconto di Savatteri, ci sono i soldi. Ed è, anche in questo caso, un dettaglio che fa sorgere i sospetti. Ma, attenzione, le storie di Malvaldi e Savatteri non sono uguali: ognuno ci mette quel suo tocco particolare che le rende uniche. Semplicemente ci sono dei punti in comune: uno stesso spunto per raccontare due storie simili ma diverse.

Antonio Manzini organizza, invece, in quel di Aosta, una partita di beneficenza fra questura e magistratura. Tocca a Schiavone allenare i suoi colleghi, anzi, più che allenare si deve inventare – con le poche risorse che ha – qualche stratagemma per riuscire a cavarsela. “… e palla al centro” ci racconta un altra po’ di ingegnosità di Schiavone, della sua capacità di trarre frutti dalle vicende in cui è coinvolto. Frutti a volte leciti, a volte meno, ma tutti guidati da un senso di giustizia particolare. Il lettore tifa per Schiavone, e anche stavolta, nonostante il vice questore sia stato un po’ troppo furbo, sorride insieme a lui.

Chiude la raccolta Esmahan Aykol, che racconta una Istanbul odierna (non proprio: mi riferisco alla Istanbul di qualche mese prima del fallito golpe). Più che di un calciatore, si parla di un “Rifugiato“. Katy, libraia in Istanbul, deve aiutare Fofo (il suo assistente) a ritrovare una persona, un ragazzo nigeriano arrivato in Turchia con la speranza di diventare un grande calciatore per il Galatasaray. Ma anche ne traffico dei rifugiati si nascondono le insidie della truffa. E a Fofo rimane solo un cuore infranto che Katy cercherà di consolare. Ehm, detta così sembra un romanzo rosa, invece no: anche in questo caso c’è il mistero, la persona scomparsa… Rimaniamo sul giallo, non viriamo al rosa 🙂 Una nota particolare su questo romanzo: mentre i protagonisti vagano alla ricerca del ragazzo, ci mostrano una Istanbul molto realistica e attuale (come dicevo sopra, è una fotografia di pochi mesi fa) e descrive bene la situazione che prelude agli ultimi fatti, ma senza scendere mai in politica o in opinioni sul governo.

Eccoci qua… Sette brevi racconti da portarsi sotto l’ombrellone al modico prezzo di 14 Eur (solito sconto grandi catene del 15% = 11,90 Eur di spesa – 9,99 Eur, invece, per l’E-book). Il prezzo è valido:  come detto spesso, Sellerio riesce a garantire un prezzo leggermente più basso dei concorrenti nonostante una buona qualità del prodotto (anche fisica). Le pagine sono ben 337, ed il formato (il solito della casa editrice) è compatto tanto da permettersi di portare, eventualmente, il libro anche nella tasca posteriore dei jeans (sì, avete ragione, dipende dal modello… nei miei ci sta, e non so se ciò depone a mio favore 😛 ).

Che dire ancora, se non: Buona lettura? Ah sì, anche: Buona estate!

Filo di Scozia : storie di viaggi, cinema e amicizia (Maurizio Barilli & Massimiliano Zerbini)

(dal sito dell’editore)

Articolo aggiornato in data 31/08/2016: chiacchierata con gli autori (in fondo al post precedente)

Mi preparo a fare un viaggetto in Scozia, terra che mi ha sempre attirato. Fra le tante guide decido per la Lonely Planet per un motivo decisamente tecnico: regalano (era l’estate 2015) una “borsina” a tracolla insieme alla guida :-). Sono a parlare con la ragazza (probabilmente la proprietaria) della libreria specializzata in viaggi dove ho preso la guida, e lei mi presenta un libro, scritto da due italiani, che racconta la Scozia da un altro punto di vista, quello cinematografico. Secondo voi cosa ho fatto? L’ho preso, ovvio 🙂 Anche perché il libro è citato pure dalla guida Lonely Planet 😉

Ma non c’è stato tempo di leggerlo prima di partire. E, a posteriori, la ritengo una buona cosa. E’ un libro che va letto lentamente: non è una guida per scoprire quella Nazione, ma più semplicemente un diario dei viaggi (sì, plurale) che i due autori hanno fatto, nel corso degli anni, in quel Paese. Ma siccome gli autori sono appassionati di cinema (e se ho capito bene il cinema fa parte del loro lavoro, tanto che da questi viaggi ne son nati anche alcuni documentari), allora questo diario diventa anche una guida a luoghi speciali, dove sono state girate scene di film vecchi e nuovi.

(l’Hogwarts Express)

Non vi aspettate descrizioni secche e asciutte né schede sintetiche dei luoghi. Né tanto meno tour preconfezionati (tipo “la Scozia in tre giorni”): loro vi raccontano il loro tour, alla loro velocità, con le pause, i fuori programma, le emozioni e le sensazioni, gli incontri e le amicizie (nuove e ritrovate), le aspettative e anche qualche piccola delusione. Tutto guidato dalla passione cinematografica: Max e Mauri (come si chiamano fra loro nel libro) cercano quei luoghi che hanno visto in qualche film, quei panorami che hanno colpito la loro immaginazione e anche quella di migliaia di spettatori. E sono disposti anche a qualche peripezia per raggiungerli: per filmare il binario dove corre il treno che Harry Potter prende per andare ad Hogwarts si son

trovati (raccontano) a scavalcare qualche recinzione.

Prima dicevo che è stato un bene leggere il libro “dopo” il mio viaggio in Scozia. In realtà non conta il prima o il dopo, ma la distanza dal viaggio. Questo non è un libro che si legge due settimane prima di partire, ma lo si inizia l’anno prima, o al ritorno. Per due motivi. Il primo è tecnico: gli autori non ti descrivono i luoghi, ma tu gli estrapoli dal racconto che loro fanno. E quindi ci vuole un po’ di tempo per leggere i vari capitoli e individuare quei luoghi. E il secondo motivo è che – a mio avviso – si tratta di un libro da “sorseggiare” con calma, come se fosse (rimanendo in tema scozzese) un whisky da meditazione: poco per volta, a piccoli sorsi, facendolo girare nel palato per gustare ogni singolo profumo e sapore.  Io, che sono un lettore accanito, ci ho messo tre mesi per finirlo 🙂

Quindi, se pensate di fare – fra sei mesi o un anno – un viaggio in Scozia, pensate anche a questo libro. Ma, ricordate, non sostituisce una guida: vi da una serie di spunti in più.

Non dimentichiamo, poi, che oltre a descrivervi i luoghi reali ritratti nei film, quest’opera racconta anche una storia di amicizia fra i due autori, ed anche quella è bella da seguire, passo per passo, mentre cresce e si rafforza.

Purtroppo a livello letterario non lo si può considerare un capolavoro di stile. E’ semplice, si legge facile, ma si vede che gli autori non sono scrittori professionisti. Non fraintendetemi: è un italiano buono e gradevole, ma mancano un pizzico di cura nella scelta delle parole e quella sapienza nel costruire i capitoli che uno scrittore consumato ha. Ma Maurizio e Massimiliano mai hanno detto di essere scrittori: vogliono solo condividere la loro storia con noi. E lo fanno con la più schietta semplicità e la più completa apertura che si possa trovare in un’opera letteraria. Non sarà Hemingway, ma passione e amore per ciò che raccontano si percepiscono in ogni singola pagina.

Nota dolente è forse il prezzo: 18 Eur (15,30 su Amazon7,49 per l’e-book). I 3 – 4 lettori costanti di questo blog sanno che per me un prezzo sopra i 15 euro vale solo in determinati contesti. Senza mettere in dubbio la mole di lavoro per produrre il libro, profusa sia degli autori che della casa editrice, avrei preferito un prezzo sui 12 Eur. Il perché è il solito: i 6 Eur risparmiati mi avrebbero permesso di finanziare l’acquisto di qualche altro libro. Ma spero vivamente che buona parte dei 18 Eur da me pagati (eh sì, questa volta non ho comprato da Amazon) vadano a finanziare nuovi progetti di Max e Mauri. Fra l’altro, proverò a contattarli per sapere dove posso trovare i loro documentari creati a seguito dei loro viaggi in terra scozzese.

Intanto, se volete fare un giro virtuale in Scozia, vi “presento” il mio sito di foto, dove descrivo il viaggio vero e proprio (con mappa degli spostamenti) accompagnandolo da una serie di gallerie di foto: Panorami, Edifici e Palazzi, Fauna e flora, il whisky e i festival (il Fringe di Edimburgo e Piping Live a Glasgow)

Buona lettura e – se qualcuno va in Scozia, buon viaggio.

E se avete letto il libro e volete aggiungere qualche commento, fate pure.

AGGIORNAMENTO del 31 agosto 2016

Come accennavo sopra, ho scritto agli autori per sapere se era possibile vedere qualche loro lavoro video, fra cui quelli citati nel libro stesso. Fisicamente mi ha risposto Maurizio, ma la risposta è nata insieme a Massimiliano, e mi hanno concesso di condividere la loro mail col “mio pubblico” (ma quanto sono vanitoso 🙂 ). La riporto sotto, saltando alcuni frammenti  (è tanto lunga quanto gentile, amichevole e sincera 🙂 ): in essa raccontano come è nato il libro e danno una precisazione importante anche sul prezzo. Ma iniziamo:

Dunque, grazie per la bella recensione, da sorseggiare, come hai giustamente precisato anche tu per Filo di Scozia.

Maurizio mi ha poi spiegato che la passione da filmmaker è, per entrambi – anche se con sfaccettature diverse (che permettono loro di completarsi più che di sovrapporsi) – , nata da adolescenti. Insieme ai video scrivevano piccoli brani utili al video (dalle bozze di sceneggiatura, immagino io, a qualche racconto accompagnatorio). Finché l’incontro con una persona non li ha convinti a provare…

Il libro è nato per caso, ma ancora prima c’è stata la conoscenza con una persona (a volte basta una per convincerti) che ha esaltato la nostra modalità di essere filmaker e ci ha dato una nuova prospettiva da provare a percorrere.

Il nostro amore per la Scozia avrai capito da dove proviene, da un viaggio fatto da adolescenti che ci ha segnato la vita per sempre. Un mix di emozioni e sensazioni che ci siamo portati dietro per sempre. Un filo di vita che andava oltre una normale comprensione di un viaggio; anche di questi viaggi abbiamo creato documenti video e dopo il 2012 abbiamo pure deciso di scambiarci dei ricordi di questi tre periodi sotto forma di racconti. Uno spediva all’altro determinati ricordi e ci siamo accorti che una bella fetta della nostra vita passava da quel FILO. Non erano semplici viaggi, la nostra filosofia e il nostro modo di essere usciva prepotentemente da quelle righe. Ci siamo detti che li avremmo uniti (questa è stata una delle difficoltà maggiori) anche se alcuni erano targati 2003, altri 1998, ed altri più recenti.

Ovviamente avevano già cominciato a produrre video, partecipare anche a qualche festival. Un loro racconto di amicizie e cose belle è nello “Speciale Questa è una cosa bella” (YouTube).

Non ci sentivamo, ne ci sentiamo tutt’ora scrittori.

L’ho detto, non sono Hemingway, ma coinvolgono il lettore nelle loro emozioni con una schietta semplicità ed una apertura completa dei loro sentimenti. Lo stile si può migliorare, mentre queste cose sono naturali.

Un prodotto diverso, atipico, con probabilmente qualche lungaggine di troppo, ma, sempre probabilmente, necessaria per far conoscere meglio i due protagonisti. Un libro che condensa la passione per il cinema e la mescola alla vita, al viaggiare, al crescere insieme, all’esaltarci per un particolare.
Tu hai colto molti aspetti del nostro libro. L’editor ci disse che era un prodotto che andava gustato, che un lettore doveva andare a cercarsi certe location e che non sarebbe stata una normale guida di viaggio ma esperienza vissuta ed emozione creata. [L’editor] ci ha creduto inizialmente più di noi ed ha avuto ragione.
Poi alcuni l’hanno apprezzato in un senso, altri in un altro, chi è più per la prima parte frastagliata come lo è un giovane, chi per l’ultima più incalzante, chi per i riferimenti cinematografici, chi per alcuni capitoli, chi per niente. Tutto ci sta. Però tu, insieme ad altre tre o quattro persone avete colto aspetti importanti di questo libro (ti giro uno o due link di alcune recensioni).

Ecco la recensione, a cura di Fausto Regolis per “il ViaggioLibro” (ad oggi la recensione è il terzo articolo su quella pagina). Ne ho estratte alcune righe con le considerazioni dell’autore:

Mi è capitato per caso tra le mani questo ViaggioLibro e nel cercare di interpretarlo mi accorgevo che non era il modo consono per leggerlo. In barba a qualche vizio di forma e ad una struttura non sempre fluida, io ho trovato una forza espressiva incredibile e una comunicazione dell’emozione e del sogno da risultare quasi fuori moda. Non penso possa regalare elementi per una precisa programmazione di viaggio ma la bellezza, spesso, si siede nell’attimo.

Ma torniamo alle parole di Maurizio che ci spiega come per loro si tratti di un sogno realizzato:

Siamo alla quarta ristampa, abbiamo ricevuto richieste e lo abbiamo presentato in diverse città oltre Bologna: Parma, Pisa, Firenze, Roma (per la rassegna della Regione Lazio “Conoscileuropa” [link 1 – facebook, link 2 – Roma Daily news]), Verona, Padova, Cattolica etc…
Poi arriva la citazione inaspettata (ti assicuro che l’abbiamo scoperto a Luglio e la guida era uscita a Maggio) della Lonely Planet e li il nostro “piccolo Mondo” ha avuto un sussulto; perché sin da ragazzi sognavamo un momento come questo e scherzavamo sul fatto che un giorno un nostro film sarebbe stato citato da quella guida che ci accompagnava. Si era chiuso un cerchio.
Un sogno. Tutto è stato letteralmente un piccolo, grande sogno realizzato.

Il libro ha molte pagine, condite anche da foto (potevano forse non essere indispensabili), ha devoluto parte dei proventi ad A.G.E.O.P, ed è per questo che ha un prezzo di copertina leggermente elevato (lo capiamo benissimo e possiamo anche condividerlo). Capiamo però anche le difficoltà che ha una piccola Casa Editrice per farsi conoscere, promuoversi e navigare in quel mondo che è l’editoria, che in questo caso parte dalla micro-editoria. Il libro è un oggetto tosto e sicuramente un prossimo lavoro proveremo a contenerlo di sicuro.

A.G.E.O.P. (ho cercato su internet e penso di aver trovato l’associazione a cui fanno riferimento gli autori) è una associazione che “da oltre trent’anni accoglie e assiste i bambini malati di tumore e le loro famiglie, per migliorare le loro condizioni di vita e costruire un domani senza malattia.” (dal loro sito web – maggiori informazioni le trovate su http://www.ageop.org/ ).

Sul prezzo del libro faccio solo una mia precisazione: in generale tutti i libri mi piacerebbe costassero meno, ma capisco (e conosco – seppure in parte) il lavoro che c’è dietro ad ogni singola pagina di un libro, e comprendo che in alcuni casi sia necessario un prezzo più alto di quello che io preferirei. Non è una critica agli editori o agli autori, ma solo il desiderio di un lettore accanito che vorrebbe – con lo stesso budget – comprare più libri possibile 🙂

Il nostri lavori principali rimangono comunque i video: alcuni titoli che si possono vedere (alcuni solo trailer, altri in futuro) sono opere personali e come sempre sperimentali o di un Documentario importante di prossima uscita che verrà distribuito – Il Vino nella Valle – e successivamente quel – Radiobridge – che raccontiamo nel libro, che partirà col montaggio solo a settembre e che parlerà assolutamente di Scozia e avrà un filo conduttore col libro.

Grazie ancora
Maurizio & Massimiliano

Con i saluti dei due autori arrivano anche i miei… Vi lascio ai video che Maurrizio e Massimiliano mi hanno gentilmente inviato.

E, ripeto, se progettate un viaggio in Scozia (ed io penso di tornarci fra qualche anno) leggetevi con calma questo libro che vi darà qualche spunto insolito, o una chiave di lettura diversa, su alcuni luoghi di quella terra.

Buona lettura e buona visione

Ferness: https://www.youtube.com/watch?v=ElTIoAI3zAo (un documentario sulle tracce del film Local Hero, ambientato in un piccolo paese Scozzese)

Il vino nella vallehttps://www.youtube.com/watch?v=h0LO1IvZw2I

Valsamoggia – EXPO 2015https://www.youtube.com/watch?v=WG23DJ6Ke0c